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Economia
10 miliardi di tagli al cuneo fiscale. Ecco il Def di Matteo Renzi

"Una crescita del Pil che per il 2014 sarà più bassa di quella stimata dal governo Letta e cioè dello 0,8% e non dell'1,1%. Ma spero di esser smentito dai numeri nel corso dell'anno". Inizia così la conferenza stampa di Matteo Renzi di presentazione del Documento di economia e finanza, l'ex Dpef che contiene e i saldi di finanza pubblica per il prossimo triennio e il piano nazionale delle riforme che detta le linee di politica economica del governo fino al 2016.

L'Abi storce il naso/ Un miliardo in più dalle banche per la rivalutazione delle quote Bankitalia. E’ questa la mossa dell’ultima ora del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per recuperare risorse e per dare un segno di maggiore equità al decreto, approvato nel gennaio scorso tra contestazioni e polemiche. "Chi ha avuto di più deve restituire", ha detto stamattina il premier ed il riferimento è appunto alla questione Bankitalia: le banche pagheranno di più e le risorse andranno alla copertura degli sconti Irpef. Immediato il commento di Palazzo Koch: "Misura ingiusta e illogica".

Il presidente del Consiglio ha confermato subito che da maggio ci saranno, come risultato dell'aumento delle detrazioni Irpef, gli 80 euro in più al mese nelle buste paga per chi guadagna fino a 25 mila euro lordi annui (meno di 1.500 euro al mese). Un provvedimento che per il 2014 vale 6,7 miliardi di euro (10 miliardi a regime dal 2015), le cui coperture arriveranno, ha specificato Matteo Renzi, dai 4,5 miliardi di interventi di revisione della spesa pubblica e dai 2,2 miliardi che saranno il gettito Iva conseguente al pagamento alle imprese degli arretrati della Pubblica Amministrazione e quello che verseranno le banche per la rivalutazione nei propri bilanci delle quote di capitale della Banca d'Italia. Il decreto con l'intervento sull'Irpef nelle buste paga verrà licenziato dal governo in un Consiglio dei ministri di venerdì 18 aprile ("perché necessita un passaggio del Def in Parlamento che avverrà il 17"), una misura che per Renzi sarà "una quattordicesima, di giustizia sociale" e che "restituirà un po' di fiducia agli italiani".

  Il premier ha garantito risposta anche per gli incapienti, coloro cioè che percepiscono meno di 8 mila euro l'anno e che non potranno beneficiare dei tagli Irpef. "Sono un impegno morale", ha aggiunto poi il premier "e confermo in questa sede tutti gli impegni che ci siamo presi: il lavoro lo abbiamo fatto a marzo, la PA in aprile, il fisco a maggio, la giustizia a giugno. E confermo anche l'impegno sullo sforbicia-Italia, quello sulle società municipalizzate, sulle scuole e l'idrogeologico", ha concluso Renzi prima di passare la parola al ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

Sugli altri numeri del Def, il governo ha confermato che  il deficit/Pil resterà ampiamente sotto il tetto del 3% imposto dall'Unione europea mentre per il 2015 il duo Renzi-Padoan ha stimato un Pil in crescita dell'1,3%.  Nel 2016, poi, l'economia crescerà dell'1,6% e nel 2017 dell'1,8% (le stime precedenti). Calerà, invece, più lentamente il deficit: il disavanzo sarà al 2,6% quest'anno per arrivare al 2% l'anno prossimo e all'1,5% nel 2016. Ancora limitato, almento per quest'anno, l'impatto delle riforme che dovrebbe far aumentare il Pil di 0,3 punti percentuali per poi raggiungere gradualmente nel 2018 un livello di 2,2 punti percentuali più elevati rispetto allo scenario di base.

Ancora tensione, invece sul mercato del lavoro, dove l'esecutivo stima un tasso di disoccupazione in salita quest’anno al 12,8% dal 12,2% del 2013, che scenderà invece solo il prossimo anno al 12,5%. Per scendere ancora sotto il 12% bisognerà aspettare il 2017 (stima 11,6%). la pressione fiscale aumenterà dal 43,8% dello scorso anno. Infine, il peso del Fisco salirà al 44% nel 2014 e 2015, per poi scendere al 43,7% nel 2016 e al 43,5% nel 2017.

DALLE PRIVATIZZAZIONI 12 MILIARDI L'ANNO. I proventi delle privatizzazioni ammonteranno a circa 12 miliardi nel 2014. Gli introiti saranno utilizzati per ridurre il debito pubblico. Anche nel 2015, 2016 e 2017 i ricavi saranno di circa 10-12 miliardi annui, pari a circa 0,7 del Pil, 40-48 miliardi circa in tutto. "Enav e Poste sono in dirittura d'arrivo", ha detto Padoan prima di soffermarsi sul debito che "anziché scendere sale, ma perché l'Italia contribuisce ai fondi per il salvataggio dell'Eurozona e, soprattutto, perché la crescita nominale è troppo basse. Basterebbe crescere dell'1% con il 2% d'inflazione per intraprendere un sentiero virtuoso".  

TAGLIO AGLI STIPENDI D'ORO NELLA PA. Con il decreto del 18 aprile saranno anche confermati i tagli degli stipendi dei manager: "Siccome Napolitano si è ridotto lo stipendio a 238mila euro, non potranno prendere più di 238mila euro", ha chiarito infatti Renzi. "Tantissime realtà aziendali e legate alla Pa erano al di sopra di questa cifra: adesso non possiamo nominare persone che guadagnino più di quelle cifre lì. E’ importante il valore culturale dell’operazione. L’idea è che lo Stato si liberi degli eccessi. Se il manager dell’Asl smette di andare in auto blu campa lo stesso". Il Commissario alla spending review Carlo Cottarelli, ha spiegato Renzi, ha stimato che l’intervento sugli stipendi dei manager pubblici avrà un impatto di "350-400 milioni".

TAGLIO IRAP 10%. Il governo punta a ridurre l’Irap di almeno il 10% attraverso il contemporaneo aumento della tassazione (dal 20 al 26%) sulle rendite finanziarie.

PAGAMENTI DEBITI PA. Il piano di riforme prevede il pagamento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione per un ammontare di 13 miliardi nel 2014.

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