
Tasso di assenteismo al 4%, flessibilità al top con presenze sul posto di lavoro nei giorni di sabato superiori al 90% e aumento della qualità sui prodotti finiti, con una riduzione dei pezzi difettosi che riflette una maggiore cura nelle verifiche in tutte le fasi di lavorazione.
E’ il risultato, secondo i manager della Luxottica, della politica di welfare aziendale introdotta nel 2009 dal colosso degli occhiali fondato da Leonardo Del Vecchio. Accordi appena rinnovati ed estesi allo studio e alla mobilità sociale dei figli dei dipendenti e al microcredito di solidarietà. Modello che in Italia alcune grandi imprese come la Tod’s di Diego Della Valle stanno cercando di replicare.
Con oltre 70mila dipendenti nel mondo (8 mila in Italia), Luxottica è da qualche tempo impegnata nell’esercizio della responsabilità aziendale nei confronti della società, dell’ambiente e delle persone. Nel nostro Paese, l’interesse per le persone di Luxottica si è declinato in un vasto programma di welfare aziendale innovativo, caratterizzato da un solido attaccamento al territorio e dalla volontà di coinvolgimento dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali. In particolare, il welfare aziendale di Luxottica nasce con l’accordo sindacale del dicembre 2009, dopo un lungo processo di concertazione con i sindacati. E oggi ampliato con iniziative che riguardano ad esempio il microcredito per impiegati e operai in difficoltà finanziarie, i soggiorni all’estero per i figli presso famiglie di altri dipendenti della società, aiuti scolastici per i figli dei lavoratori del gruppo e un ampliamento ulteriore delle coperture assicurative per spese diagnostiche e specialistiche attualmente non previste dal piano sanitario integrativo.

“Il Welfare Luxottica – ha commentato Piergiorgio Angeli, direttore risorse umane operations e relazioni industriali – è ispirato dalla ‘cultura della qualità’ condivisa da management e lavoratori che, limitando gli sprechi e attenendosi alle regole della produzione, guadagnano un surplus che è reinvestito in welfare. Un circolo virtuoso che induce i dipendenti a un maggior coinvolgimento nell’elevare gli standard qualitativi e organizzativi, ricavando così dalla diminuzione dei costi di produzione le risorse destinate al welfare aziendale. Una pratica economicamente sostenibile che costituisce anche un sistema d’incentivazione, collegato a indicatori di qualità che sono aggiornati di anno in anno”.

