Dopo un primo semestre avaro di soddisfazioni per Diego Della Valle l’autunno segnerà finalmente la riscossa o riserverà qualche altra delusione? L’imprenditore marchigiano è a capo di un gruppo con interesse in quattro settori (moda, trasporto ferroviario, calcio ed editoria) che nella prima parte del 2017 non hanno brillato particolarmente, ma gli ultimi segnali hanno riacceso l’interesse degli investitori e le attese di analisti e soci.

Per quanto riguarda la moda, il management di Tod’s (cui fanno capo anche i marchi Hogan, Fay e Roger Vivier) ha ribadito pochi giorni fa, durante la conference call di commento ai risultati del primo semestre, chiuso con 483 milioni di ricavi (-3,2% a cambi costanti rispetto ai primi 6 mesi del 2016), 86,3 milioni di Ebitda (-12,3%) e 54,2 milioni di utile (-4,5%), di essere alla ricerca di una cambio manageriale nelle varie linee operative. Una mossa che potrebbe preludere a una riorganizzazione e a un rilancio del gruppo, finora penalizzato da un’eccessiva presenza su mercati come l’Italia a modesto tasso di crescita e una limitata diversificazione di prodotto.
Lo stesso Della Valle aveva di fatto anticipato la necessità di un aggiustamento già a maggio, quando aveva dovuto ammettere che il gruppo era arrivato in ritardo rispetto alla trasformazione “epocale” in atto nel comparto del lusso, contraddistinta da cicli di vita dei prodotti sempre più brevi e dalla crescita dell’e-commerce a discapito dei negozi fisici, ma intendeva ora procedere spedito puntando sulla crescita interna e su un adeguamento della propria struttura, con nuovi ruoli, nuovi responsabili (già nominati in Cina e a Hong Kong) e cambiamenti nell’ufficio stile (da qualche giorno lo stilita Arthur Arbesser ha assunto la direzione creativa di Fay, che con Roger Vivier è il marchio che maggiormente ha sostenuto i risultati del gruppo in questi mesi).

Così l’autunno potrebbe vedere segnali di ripresa, anche se per ora gli analisti restano prudenti, tanto più che grazie alle attese di un ulteriore recupero della crescita mondiale il settore lusso ha già ben performato e Tod’s stessa in borsa ha guadagnato quasi il 28% negli ultimi 12 mesi. Morale: sia Banca Akros sia Mediobanca Securities hanno appena confermato un giudizio “neutrale”, mentre su 17 broker che seguono il titolo solo due ne consigliano l’acquisto.
Anche sul fronte trasporti il peggio sembra essere alle spalle. Chiamato dall’amico e consocio (nel fondo Charme) Luca Cordero di Montezemolo, Della Valle è stato tra i soci fondatori di Nuovo Trasporto Viaggiatori (Ntv), la compagnia privata che dal 2006 (anzi, dal 2012, data a partire dalla quale è stata autorizzata ad operare) prova a fare concorrenza a Trenitalia nel settore dell’alta velocità.
Tra errori di gioventù come l’aver puntato su stazioni secondarie che non sono mai realmente decollate, da Rimini a Roma Ostiense, da Milano Porta Garibaldi a Roma Tiburtina, e la dura concorrenza di Trenitalia, Ntv sfiorò tra il 2013 e il 2014 il dissesto, ma da allora è arrivata la svolta e dopo 200 milioni di perdite cumulate il 2015 si è chiuso in pareggio e il 2016 con un utile di una ventina di milioni. Visti i conti dei primi sei mesi dell’anno (ricavi in crescita del 25,5% a 219,2 milioni, Ebitda a 65,1 milioni, +54,9%) il bilancio anche quest’anno dovrebbe chiudersi in utile e con Flavio Cattaneo nuovamente alla guida della società come amministratore delegato (e tra i soci di riferimento, avendo appena apportato 15 milioni di euro e fatto così salire il suo 2,1% al 5,1%) le prospettive sembrano destinate a migliorare ulteriormente.
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L’ex numero uno di Telecom Italia potrà infatti contare sui nuovi Pendolini Evo (12 i convogli in arrivo, di cui 4 entro l’anno e gli altri 8 nel 2018) per rafforzare le due direttrici Est-Ovest (da Torino a Venezia), aumentando al tempo stesso il numero di Agv 575 (gli attuali Italo) sulla dorsale Nord-Sud (Milano-Napoli) e dunque il numero di corse nell’arco della giornata.

Qualche maggiore problema sembra ancora esservi nel settore calcio: dal 2004 i Della Valle sono proprietari di Acf Fiorentina, settima come numero di sostenitori in Italia, e domenica prossima, in casa contro l’Atalanta, vedranno disputare la 500esima partita della propria gestione.
Un record per la squadra toscana (la precedente gestione più duratura era stata quella di Vittorio Cecchi Gori, con 374 partite), ma la bacheca piange e la tifoseria è da tempo scontenta, tanto che a fine giugno scorso erano circolate voci di un imminente disimpegno dei Della Valle e di un’offerta, da 100 milioni, avanzata da una cordata di imprenditori rappresentati da Alessio Sundas, manager di Sport Man e agente Fifa.
Le settimane sono passate, il campionato è iniziato (non troppo bene, con 6 punti dopo le prime 5 giornate e un decimo posto a ridosso proprio dell’Atalanta, avanti di un punto e di una posizione) e Diego Della Valle non pare intenzionato a farsi da parte, esortando anzi a lasciare lavorare la squadra (di cui è presidente il fratello Andrea) e a “togliergli gli avvoltoi di torno”. Un amore ritrovato, forse, come sembrerebbe essere quello per l’editoria visto che l’imprenditore marchigiano è risalito al 7,325% nel capitale di Rcs Mediagroup, consolidando il suo ruolo di terzo azionista alle spalle di Urbano Cairo (58,831%) e Mediobanca (9,93%).
Anche in questo caso si tratta di un rapporto di lunga durata, visto che Della Valle era entrato con un primo 2% nel capitale dell’editore del Corriere della Sera fin dal 2003, con un costo di carico iniziale attorno ai 3,58 euro, poi svalutato gradualmente fino a poco più di un euro per azione. L’ultimo arrotondamento, lo scorso 23 marzo (1,5 milioni di euro investiti per rilevare lo 0,3% di Rcs in borsa ad un prezzo medio di 0,9572 euro per azione) si è già rivelato azzeccato, visto che il titolo, che nell’ultimo anno ha recuperato circa il 45%, viaggia attorno agli 1,33-1,34 euro. Sarà un caso, ma proprio Rcs oggi ha annunciato di aver rilevato le quote di minoranza di Corriere Fiorentino, il quotidiano locale abbinato al “Corrierone“. Chissà se ora Della Valle potrà giovarsi di un miglior rapporto con la stampa locale?
Luca Spoldi
