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Economia
Per le donne l'accesso al credito è ancora più difficile

Le richieste di prestiti on line provengono da donne 3 volte su 10. Osservatorio SuperMoney: a parità di condizioni, gli uomini hanno vita più facile in banca

L’Italia non spicca per pari opportunità fra uomini e donne, a quanto pare neanche in banca. L’ultima indagine dell’Osservatorio SuperMoney, portale per la comparazione di prestiti tradizionali e prestiti on line, ha svelato che, sul totale delle richieste di finanziamento, solo 3 su 10 provengono dall’utenza femminile.

Un dato difficile da spiegare in maniera immediata. Probabilmente, in Italia sopravvive quel retaggio che vuole il padre di famiglia meglio addentrato nella gestione dell’economia domestica o, semplicemente, perché (mediamente) provvisto di una busta paga più sostanziosa.

Eppure, l’età media dei richiedenti è uguale per uomini e donne (si assesta sui 50 anni), e sono uguali anche le finalità per le quali serve il prestito, ovvero liquidità, ristrutturazione e acquisto di un’auto. Il trend si mantiene sostanzialmente invariato su tutto il territorio nazionale, dove restano uniformi sia le percentuali di richieste sia la loro distribuzione fra compagine maschile e femminile.

Cosa dissuade le donne allora dal chiedere un prestito, o anche dalla semplice comparazione delle offerte di mercato? Probabilmente, il fatto che a parità di livello professionale le donne guadagnano circa 400 euro in meno dei colleghi, come certificato di recente anche dalla Banca d’Italia. Se infatti il proprio reddito non permette di sostenere il rimborso di un finanziamento, difficilmente ci si imbatte in un tale rischio.

Questo si riflette anche negli importi medi richiesti, che per gli uomini sono pari a circa 17 mila euro e per le donne si fermano a 15 mila. “La nostra indagine dimostra che c’è ancora molto da fare nel nostro Paese per raggiungere la piena parità fra uomini e donne”, commenta Andrea Manfredi, Amministratore Delegato di SuperMoney.

“Tuttavia, la maggiore difficoltà nell’accesso al credito non è un peccato originale del sistema bancario, semmai la spiacevole conseguenza del diverso regime di retribuzione dei lavoratori e delle lavoratrici. È importante, comunque, che gli istituti di credito svolgano il loro ruolo nell’accompagnare le donne nel loro sviluppo professionale. Penso non solo al credito al consumo – conclude Manfredi – ma a tutti i finanziamenti dedicati all’apertura di un’azienda e alle iniziative per il microcredito. Anche da queste passerà necessariamente il rilancio della nostra economia”.

 

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