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Economia
Draghi difensore degli scialacquoni d'Europa. Merkel alleata oscura della Bundesbank
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L'inospitale periferia est di Francoforte dove sorge la nuova torre di cristallo della Bce, luogo della due giorni di riunione dei banchieri centrali dell'Eurozona, è lo specchio di come parti consistenti della Germania guardano con sospetto alle  prossime mosse dell'italiano Mario Draghi alla guida dell'Eurotower. Sentiment che l'ex direttore generale del Tesoro con dottorato al Mit di Boston e allievo di illustri economisti avverte in terra germanica e che in una recente intervista a un settimanale tedesco ha confessato di soffrire.

Anche se l'altro ieri la Cancelliera Angela Merkel, in occasione della festa annuale della Borsa tedesca, ha ufficializzato di fronte al gotha della finanza europea la posizione della Germania sul futuro operato della banca centrale e cioè che "la Bce è indipendente", Draghi sa che molti cittadini teutonici, affezionati all'istituzione Bundesbank più che alla Cancelleria e bombardati da una melodrammatica campagna mediatica che parla di imminente sconfitta per la linea rigorista della Buba, hanno già preso posizione in favore di Jens Weidmann e della collega Sabine Lautenschlaeger. Rispettivamente il presidente ed ex vicepresidentemente della banca centrale tedesca, membri del board Bce che fra oggi e domani mattina voteranno contro l'ingente programma di acquisto di titoli di Stato che la banca sta per varare (quantitative easing, QE).

"Rispetto l'indipendenza della Bce, ma dia il messaggio che l'Europa deve andare verso un nuovo cammino di crescita. È finito il tempo dell'austerità. Abbiamo bisogno di una diversa idea di Europa". Così il premier Matteo Renzi intervenendo a Davos in Svizzera per il World Economic Forum. Renzi ha aggiunto: "Se l'Europa è solo burocrazia è la fine. Bisogna trasformare i rischi in opportunità, è questa sfida della leadership".

Per molti tedeschi il QE attraverso cui l'Eurotower, stampando moneta e aumentando il proprio bilancio di circa 500 miliardi di euro, acquisterà government bond dei Paesi dell'Eurozona per pompare in chiave inflattiva la massa monetaria, non è nient'altro che un aiuto mascherato ai Paesi deboli di Eurolandia. Spintarella che finirà per allentare in primis la vena riformistica di Italia e Francia.

Angela Merkel, che pure ha incontrato mercoledì scorso Draghi, faccia a faccia in cui il presidente della Bce le avrà sicuramente espresso il suo sentire circa la pericolosità del compromettere la reputazione della banca centrale guardiana dell'euro, non ha certamente aiutato il banchiere italiano quando, sempre di fronte ai capi delle blue chips del Dax, ha aggiunto, citando proprio Roma e Parigi, che le azioni dell'Eurotower non devono ridurre la pressione dei mercati sui Paesi che devono fare le riforme strutturali. Posizione ribadita a stretto giro dal falco e collega di governo Wolfgang Schaeuble.

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La sostenibilità del debito, il consolidamento fiscale e la salvaguardia del potere d'acquisto sono i pensieri in cima alla testa dei contribuenti tedeschi che non ci stanno quindi ad aiutare i Paesi iperindebitati e scialacquoni del Sud Europa (così sono concepiti nell'immaginario collettivo teutonico Italia, Grecia e Spagna, nazioni di serie B) che ora, con i propri titoli di Stato, ben lontani dalla Tripla A delle rigorosissime Germania, Finlandia e Olanda, rischiano di terremotare il bilancio della Bce. Una perdita che, se questi Stati fallissero sotto il peso dei propri debiti, si ripercuoterebbe giocoforza sulle loro tasche. Proprio ora che i tax payer europei sono esposti per ben 800 euro nei confronti della Grecia e che , il leader del partito di estrema sinistra Syriza Alexis Tsipras minaccia di ridurre a carta straccia (proprio oggi dalle colonne del Financial Times Tsipras ha chiesto l'apertura di una conferenza europea sul debito).

Al di là delle Alpi, completano il quadretto economisti e banchieri e il capofila della fronda è come sempre il presidente dell'Ifo, Hans-Werner Sinn. Insomma, una buona fetta della classe dirigente. Quali saranno le modalità d'intervento che Draghi, banchiere abituato alle grandi sfide, cercherà di mixare per riuscire a disinnescare la mina del circolo vizioso deflazione-recessione senza scontentare troppo la Germania, che ha nella Buba il suo maggior azionista e guida del fronte dei falchi rigoristi?

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