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Economia
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L'alta disoccupazione, soprattutto quella giovanile, in alcuni Paesi europei "ha raggiunto livelli che incrinano la fiducia in dignitose prospettive di vita e che rischiano di innescare forme di protesta estreme e distruttive". Lo ha sottolineato il presidente della Bce, Mario Draghi, nella Lectio Magistralis in occasione della cerimonia di conferimento della laurea honoris causa in Scienze Politiche alla Luiss. "E' indubbio che una crescita duratura - ha aggiunto Draghi - sia condizione essenziale per ridurre la disoccupazione, in particolare quella giovanile".

La crescita del prodotto, secondo il presidente della Bce, "e' stata una condizione essenziale per l'affermazione del modello sociale europeo. Lo straordinario sviluppo economico nella cosiddetta 'Golden Age', cioe' nei trent'anni che sono seguiti alla Seconda guerra mondiale, ha consentito un forte miglioramento delle condizioni di benessere materiale di larga parte della popolazione in Europa. Allo stesso tempo, questo benessere ha rafforzato il processo di crescita. Sono state poste allora le basi in Europa dei moderni sistemi di welfare, volti alla protezione degli individui dal rischio che la disoccupazione, la malattia o la vecchiaia si tramutassero in una caduta dei loro standard di vita. E' anche grazie a questi strumenti che la crisi finanziaria e la recessione - ha concluso Draghi - hanno avuto gli effetti socialmente devastanti della Grande Depressione".

In Europa, ha poi annotato, da quasi "vent'anni è in atto una tendenza alla concentrazione dei redditi delle famiglie che penalizza i più deboli". Per questo, secondo il presidente della Bce occorre "una più equa partecipazione ai frutti della ricchezza nazionale" che aumenta "la coesione sociale" e conduce "al successo economico".

Contro la concentrazione dei redditi in atto in Europa e per una "più equa partecipazione ai frutti della produzione della ricchezza nazionale" occorre rimuovere le barriere che limitano le opportunità degli individui, ha detto Draghi. E in questo senso "le riforme strutturali assumono un significato più ampio di quello di mero strumento di crescita".

Oltre a questi rilievi, il governatore si è concentrato sull'analisi della situazione economica e della salute dei conti pubblici. E' innanzitutto arrivata la conferma che la Bce "è pronta ad agire di nuovo sui tassi" dopo aver abbassato il costo del denaro al minimo storico dello 0.5%.

Si sta considerando a tal proposito anche l'opzione di tassi di deposito negativi per le banche. Draghi ha invitato - come in altre circostante - a "mitigare" gli effetti recessivi del risanamento dei conti privilegiando "le riduzioni di spesa pubblica corrente e quella delle tasse". Secondo Draghi in Europa, infatti, "la tassazione è già elevata in qualunque confronto internazionale". Se in alcuni Paesi, inoltre, "la crescita è più debole che in altri" la ragione non è da imputare solo al "credito è scarso". Il numero uno dell'Eurotower ricorda infatti che "era più debole anche prima della crisi, nonostante una crescita spesso tumultuosa della spesa pubblica, perché non si erano volute affrontare fragilità strutturali di cui oggi sentiamo tutto il peso". Anche per questo "le politiche di bilancio devono essere mantenute su sentieri sostenibili"; il riferimento è a situazioni - come quella italiana - "di alto debito", dove non si devono cancellare gli sforzi fatti.

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