Luci e ombre sull’Italia nel rapporto annuale della Bce. Da un lato, guardando ai Paesi dell’area euro su cui sono stati identificati “squilibri eccessivi”, l’istituzione monetaria riconosce alla Penisola di aver mostrato un livello di adempimento “in qualche misura superiore”, delle raccomandazioni avanzate dalla Commissione europea, rispetto a quanto fatto da altri Stati nella medesima situazione, come Portogallo e Francia.
Posto che comunque, in generale, i progressi dei Paesi sono stati limitati su un grande numero di raccomandazioni. Dall’altro, nella stessa pubblicazione viene ricordato che l’Italia è tra i quattro Stati il cui bilancio 2016 è stato stimato “a rischio di non attuazione” rispetto alle regole del Patto di Stabilità e di crescita (il giudizio definitivo dell’Ue è atteso dopo le previsioni economiche di primavera).
Sulla politica di bilancio, la Bce rilancia poi i richiami ad attuare una linea che risulti favorevole alla crescita, facendo leva su “spending review” che identifichino le poste che non creano maggiore benessere, mentre sul versante delle entrate bisogna puntare a recuperare l’evasione e ridurre la tassazione sul lavoro.
Secondo il presidente della Bce Mario Draghi “il 2015 è stato un anno di ripresa per l’economia dell’area dell’euro. L’inflazione, tuttavia, è rimasta su un percorso discendente. In questo contesto, un tema chiave per l’Eurozona nel 2015 è stato rafforzare la fiducia tra i consumatori per aumentare la spesa, tra le imprese affinchè tornassero ad assumere e investire e tra le banche affinchè aumentasero i prestiti”, fattori fondamentali per il ritorno dell’inflazione al 2%.
Nel 2015, spiega infatti Draghi, “abbiamo infatti visto un rafforzamento fiducia. La domanda interna ha sostituito quella estera come motore della crescita. La dinamica del credito ha iniziato a recuperare. L’occupazione ha continuato a salire. Infine, i timori di deflazione sono stati del tutto eliminati”. Per il banchiere centrale inoltre la Bce ha contribuito al miglioramento del contesto dell’Eurozona in due modi principali. “Il primo e più importante è stato attraverso le nostre decisioni di politica monetaria”, mentre il secondo è stato “affrontare le minacce per l’integrità dell’area euro”, in particolare quelle che sono scaturite dalla situazione greca.
“Il 2016 non sarà meno impegnativo dell’anno appena passato per la Bce”, ha affermato poi Draghi che rivendica come con le forti misure di stimolo adottate “la Bce dimostra che non si arrende a una inflazione eccessivamente bassa, anche di fronte a forse deflazionistiche globali”. E secondo il capo dell’istituzione monetaria gli stimoli varati consentono di aggiungere circa 1,5 punti percentuali al prodotto interno lordo dell’area euro sul 2015-2018, mentre hanno evitato che l’inflazione cadesse a valori ancora più bassi.
