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Economia


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


La decisione della Banca Centrale Europea di sospendere i finanziamenti alla Grecia è stato un fulmine a ciel sereno. Nessuno in Europa si aspettava uno schiaffo di Mario Draghi ad Alexis Tsipras. Ma per alcuni attenti osservatori, il presidente italiano dell'Eurotower non poteva fare altrimenti. Draghi, poche settimane fa, ha vinto il braccio di ferro con Jens Weidmann, il falco della Bundesbank che era assolutamente contrario al piano anti-deflazione meglio noto come QE. Ma la mossa della Bce salutata con apprezzamento dai governi del Sud-Europa, quello Renzi in testa, aveva e ha un prezzo. Super-Mario doveva dare qualcosa in cambio al falco tedesco, non poteva fare altrimenti. E la decisione di "bastonare" la nuova Grecia di Tsipras - dicono a Bruxelles - è proprio il prezzo che Draghi ha dovuto pagare a Weidmann. Dietro alla mossa di togliere alle banche elleniche l'accesso alle normali aste di liquidità ci sarebbe quindi lo zampino della Buba e la Bce non poteva che procedere avendo già forzato la mano con QE. Il risultato è che proprio mentre sembrava vicino un accordo sul debito greco, tutto torna in alto mare. Con i bokkmaker che addirittura scommettono sull'uscita di Atene dall'euro. E' l'ennesimo prezzo che paghiamo all'assurda austerity della Germania. E su questo Weidmann è perfino peggio della Merkel...

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