Ultimamente, leggendo il “The New York Times” Book Review, si nota un gran numero di recensioni di libri che trattano il rapporto tra ideologia e politica ed in particolare come la prima guidi la seconda.
Forse sará in reazione alla divisione politica che il paese sta attraversando e forse anche alle prese di posizione estremiste di molti cittadini.
Ma dopo alcune ricerche e scambi di idee con economisti, si scopre che l’ideologia non guida la politica, bensí é l’economia alla base di ció che si manifesta come rivoluzione sociale, culturale ed ideologica. Non é che ció sia cosa nuova, l’ex presidente americano Bill Clinton lo aveva spiegato giá nel 1992, quando riassunse l’essenza della sua politica con: “É l’economia, stupido!”.
Se guardiamo la rivoluzione americana, quella francese, quella industriale in Gran Bretagna, la rivoluzione russa e quella cinese ed anche il Risorgimento italiano, si puó affermare che queste siano state tutte causate da motivazioni economiche, siano queste viste come conseguenza di corruzione ed ineguaglianza, che di debolezza finanziaria del paese.
Ció che deriva da queste necessitá economiche viene poi espresso con posizioni che vengono definite “politiche” e fatte assimilare alle masse grazie a concetti ideologici, che sono piú semplici da illustrare delle ingarbugliate teorie economiche. Inoltre, l’ideologia agisce sui sentimenti, mentre un’approccio economico deve per forza coinvolgere la ragione.
L’ideologia, quindi, torna molto utile alla politica, per cui un cittadino segue uno schieramento politico perché si trova a suo agio con la visione che questo propone.
Ad esempio, per poter attuare un sistema economico basato sulla deregolamentazione, un partito non potrá mai presentare un programma che si percepisca pericoloso per i cittadini (visto che propone di rimuovere i controlli sulla sicurezza dei cieli, del cibo, dell’acqua, dei risparmi, ecc.), ma si affiderá all’ideologia utilizzando leve collegate alla religione, al risentimento, alla visione sociale e prospettive future.
Facendo leva sull’ideologia, in Gran Bretagna il partito a favore della Brexit é riuscito, ad esempio, ad arruolare alla sua causa gli agricoltori (che ricevevano piú sussidi dall’U.E.), evitando quindi di scendere nel dettaglio dei meno esaltanti concetti economici.
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