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Economia russa, segnali di ripresa

Ecco il segreto della ricetta di Putin

 

Quando la Russia a seguito delle sua politiche contro l’Ucraina venne colpita da una serie di sanzioni economiche, in un momento in cui la sua economia stava cominciando a dare segnali di ripresa incoragginati, molti pensavano che questo sarebbe sato un colpo durissimo per il gigante sovietico. Invece l’economia russa , dopo un difficilissimo 2015, è riuscita a riprendersi senza neppure il bisogno delle  riserve di valuta forte che avevano contraddistinto il periodo precedente di crisi del 2009 – 2011. In questo caso una attenta politica monetaria, con una forte svalutazione ha permesso una ripresa guidata dalla produzione industriale interna. Insomma si è tornati ad una crescita industriale di carattere “Classico”, in cui la svalutazione porta alla sostituzione delle produzione importate, più care, con una crescita delle produzioni nazionali. Il rublo, sulla scia dell’andamento del corso del petrolio, si è apprezzato del 15% nei confronti del dollaro nel 2016, passando da un cambio di 72.5 di inizio 2016, ai 61.53 del 30/12. A seguito del rimbalzo del rublo, la Banca centrale russa, ha speso più di 113 miliardi di rubli per acquistare valuta estera sul mercato interno al fine di svalutare la moneta locale. L’obiettivo principale di questa manovra è quello di assicurare la capacità di spesa del governo attraverso la svalutazione del rublo. Il Micex russo, insieme al Bovespa brasiliano, si è rivelato tra i migliori indici del 2016, chiudendo con un rialzo del 27%. Questa performance è stata sostenuta principalmente dalla ripresa dei prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio. I segnali per il 2017 sono incoraggianti, il corso delle materie prime continua a consolidarsi e l’inflazione è diminuita notevolmente rispetto ai livelli del 2015. Il governo russo ha rivisto le stime sul PIL per il 2017, che sono passate da -0.6% a +0.5%. Questo scenario dovrebbe permettere alla Banca centrale russa di adottare una politica monetaria più accomodante.Se da un lato i prezzi del petrolio e dell’energia hanno colpito duramente le aziende russe, allo stesso tempo hanno dato all’industria alcuni dei più alti profitti nella storia recente. Questo ed altri stimoli “inattesi”, che sono il risultato secondario delle sanzioni, rappresentano una sorta di disastro politico per Washington, Londra e Bruxelles.Standard & Poor calcola che l economia russa crscera fra il 2018 e il 2020 almeno del 1,7 % all anno. Questo grazie sia alla stabilizzazione del prezzo del petrolio e del gas e sia ad una crescita della domanda intrna molto forte. 
La disoccupazione rimane bassa (5,3%), grazie anche ad un ulteriore riduzione dei salari (-5,5% nel 2016). Tale tenuta è in gran parte legata alle dinamiche demografiche e alla riduzione della popolazione attiva proveniente dalle ex Repubbliche Sovietiche.
Il sistema finanziario, reso vulnerabile dalla congiuntura negativa,  è stato “ripulito” delle banche più fragili, limitando tuttavia le operazioni di “salvataggio” che non hanno quindi assunto una dimensione sistemica.
Per quanto riguarda la politica monetaria, appare vincente la decisione di mantenere la libera fluttuazione del rublo, che grazie alla ripresa dei prezzi del petrolio ha recuperato negli ultimi mesi parte del valore perso e ha evidenziato minore volatilità rispetto al recente passato.
Inoltre, la fuga di capitali, seppur ancora preoccupante, si è abbassata  e  il debito estero si è ridotto dai 733 miliardi di dollari di metà 2014 (il massimo storico per la Russia) agli attuali 516 miliardi. Insomma quello che nel 2015 sembrava un quadro davvero preoccupante e faceva presagire per  l economia russa una situazione simile a quella che si e verificata al Brasile, nel 2016 si e attestata ed ora nel 2017 mostra dei chari segnali di ripresa. Gli economisti ritengono che la Banca di Russia dovrebbe quasi riuscire a centrare il suo target d’inflazione del 4%. L’ultima volta che ce l’ha fatta erano i primi mesi del 2012. Alla base del rallentamento della crescita dei prezzi c’è sempre l’ascesa delle quotazioni del petrolio, che stanno trainando da tempo il rublo, che quest’anno mette a segno contro il dollaro un rialzo di quasi il 17%, passando da un cambio di inizio 2016 di 73 a uno attuale di 61.
Per Jacob Grapengiesser, partner di East Capital, il termometro della salute economica è la ripresa dei consumi, a cominciare dalla tecnologia. Ed è proprio da questo settore che nei prossimi anni potrebbero arrivare le soprese più grandi per gli investitori. La ragione? La Russia è uno dei pochi Paesi ad aver sviluppato un proprio internet, compresi i propri motori di ricerca, sistemi di posta elettronica, e social media, facendo la guerra a colossi come YouTube e Linkedin con operazioni di protezionismo del mercato. C’è una classe di imprenditori in Russia che cerca, da tempo, di costruire un settore tecnologico in grado di fornire all’economia un sostegno solido e un’alternativa all’energia e alle materie prime, tradizionali comparti forti del Paese. I giovani ingegneri russi sono intelligenti, desiderosi e pronti a lasciare il loro segno nel mondo. Ma sono anche costretti ad operare in un clima in cui il governo si intromette nei loro affari e, a volte, prende il controllo delle loro aziende. Nonostante questo, ci sono start up che sono già oggi in grado di competere con il resto mondo secondo quanto riporta Bloomberg, citando come esempio Prisma, che utilizza l’intelligenza artificiale per trasformare foto e video in opere d’arte, e Group-IB, una delle principali aziende di sicurezza informatica del mondo, che ha un track record senza eguali quando si tratta di caccia ai pirati informatici.

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