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Editoria, il periodico pomposo è già in crisi. E un big dell’industria guarda all’economia

Ma capire di chi si tratta non è poi così difficile. O no?

Editoria, il periodico pomposo è già in crisi. E un big dell’industria guarda all’economia
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Editoria, il periodico pomposo è già in crisi

Voci e rumor raccolti sul mondo della carta stampata. Rigorosamente anonimo, ma chi ha orecchie per intendere… Seduto su un treno che mi porterà a Roma, ricevo un messaggio Whatsapp sibillino ma neanche troppo, una sciarada che suona più o meno così. Quel periodico, nato tra mille fanfare e molta prosopopea, non sta funzionando come ci si aspetterebbe.

L’editore, tipo schivo e fumantino, avrebbe chiesto al direttore se – tra un attacco e l’altro – pensava di portare in dote anche qualche notizia. Ma è la raccolta pubblicitaria che preoccupa tanto che, si dice, i contratti di alcuni collaboratori non sono stati rinnovati. E si pensa, senza mezzi termini, di tracciare una linea netta alla fine dell’anno: se funziona, bene. Altrimenti tanti saluti e amici come prima. Qual è il titolo del periodico?

Non faccio in tempo a mettere piede nella caotica piazza antistante la stazione che mi arriva un altro messaggio. Una fonte qualificata mi dice che c’è un altro periodico, impolverato e col fiato un po’ corto, che non sa più che cosa inventare per ritrovare lo smalto di un tempo.

Pare quindi che l’editore, nel tentativo di convincere un famoso agente ad aiutarlo per la raccolta, si sia lasciato scappare che nel capitale di questa rivista sia pronto a entrare un big, un vero colosso dell’imprenditoria. Uno che, dicono, ha la vista lunga. La fonte non si sbilancia oltre nel suo messaggio, e non scioglie la sciarada. Ma capire di chi si tratta non è poi così difficile. O no?