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Economia

di Piero Righetti

Le diverse tipologie di cassa integrazione guadagni (CIG) comunemente conosciute, discusse ed attivate sono sostanzialmente tre:

- Cig ordinaria concessa in presenza di crisi aziendali e/o di mercato di breve durata;

- Cig straordinaria concessa nei casi di crisi più lunghe e più gravi, tali da comportare la sospensione dell'attività lavorativa per uno o più anni;

- Cig in deroga, che è quella sempre più utilizzata da quando si è aperta l'attuale crisi economica e che può essere concessa a quelle aziende (compresi gli studi professionali, ad es.) che non vi avrebbero titolo in base alla legislazione ordinaria o per le ridotte dimensioni aziendali o per l'appartenenza ad un settore produttivo escluso dai trattamenti di cassa integrazione.

Il recente disegno di legge delega per la riforma degli ammortizzatori sociali e il rilancio dell'occupazione prevede, nel suo testo attuale, una radicale modifica delle prime due tipologie di Cig, mentre la legge n. 92/2012 (la nota e contestata "Riforma Fornero") ha già disposto l'abolizione della Cig in deroga a far tempo dal 1° gennaio 2017.

Accanto a queste tre diverse forme di trattamenti Cig ne esiste però un'altra, fino a poco tempo fa sostanzialmente sconosciuta anche a molti "addetti ai lavori": i contratti di solidarietà.

I contratti di solidarietà che in concreto determinano - una volta esaurita la lunga procedura di concessione che si svolge tra parti sociali, azienda e ministeri - una riduzione di oneri retributivi e contributivi per l'azienda e una riduzione dell'orario di lavoro e della retribuzione per i lavoratori, sono un particolare trattamento previdenziale (chiesto di comune accordo dall'azienda e dai sindacati) che ha lo scopo di ridurre costi e orari di lavoro per permettere ad un'impresa o di assumere altri lavoratori (contratti di solidarietà attivi) o evitare che l'impresa stessa proceda ad uno o più licenziamenti (contratti di solidarietà difensivi).

La prima Nazione ad introdurre questa particolare forma di Cig nella propria legislazione è stata la Francia, in cui peraltro si è fatto ricorso soltanto ai contratti di solidarietà attivi in conseguenza delle rilevanti agevolazioni previste dal Governo francese in favore delle aziende che creavano nuova occupazione.

Da noi sono stati istituiti con legge n. 863 del 19 dicembre 1984 ma, per lo scarso interesse delle parti sociali, sono rimasti solo sulla carta per più di 20 anni.

La profonda crisi economica degli ultimi anni e i costi sempre più elevati che la Cig straordinaria e quella in deroga hanno via via avuto per il bilancio dello Stato hanno portato, ormai da qualche anno, a una vera e propria "riscoperta" dei contratti di solidarietà. A differenza tuttavia di quanto avvenuto in Francia, in Italia (tranne due o tre casi) si è fatto uso soltanto dei contratti di solidarietà passivi, di quelli cioè, come già detto, sottoscritti dai rappresentanti delle parti sociali al solo fine di evitare, in tutto o in parte, che l'azienda effettui licenziamenti.

Ai contratti di solidarietà difensivi si è fatto ricorso soprattutto per far fronte alla crisi delle aziende medio-grandi, sia industriali che commerciali, a cominciare dalle compagnie aeree e, prima di tutto, da Alitalia e Arione.

Da alcuni mesi giornali e Tv hanno molto spesso parlato della profonda crisi che sta attraversando l'Electrolux e delle minacce, avanzate dall'azienda, di chiudere le aziende italiane, trasferire la produzione all'estero per ridurre il costo del lavoro e procedere a massicci licenziamenti (1000/1500 persone).

In questi ultimi giorni e in particolare in occasione dell'incontro tenutosi il 7 aprile presso il Ministero dello Sviluppo Economico (il prossimo è fissato per i primi giorni di maggio) si è profilata una concreta possibilità di accordo tra azienda, sindacati e ministeri: i licenziamenti e le chiusure degli stabilimenti italiani sarebbero sospesi fino a dicembre 2017 a fronte di specifici finanziamenti da parte delle Regioni più interessate, una riduzione dell'Irap del 10% offerta dal Governo e, soprattutto, il ricorso proprio ai contratti di solidarietà.

Attenzione, però: nel caso Electrolux (come già avvenuto in passato per altre aziende medio-grandi) si tratterebbe di contratti di solidarietà "rafforzati", sottoscrivendo i quali l'azienda avrebbe una rilevante riduzione della spesa per contributi previdenziali. Il D.L. n. 510 del 1° ottobre 1996, convertito nella legge n. 608 del 28 novembre dello stesso anno, aveva a suo tempo stabilito che per incentivare le aziende a stipulare i contratti di solidarietà i costi previdenziali a carico dell'azienda stessa potevano essere ridotti del 25,30 o 35 per cento nei limiti di uno specifico stanziamento disposto a carico del Fondo per l'Occupazione. Queste somme si sono peraltro esaurite ormai da 4/5 anni e di questa particolare "decontribuzione" nessuno parlava più e molti addetti ai lavori ne ignoravano ormai l'esistenza.

Come molto (troppo) spesso avviene in Italia (e forse anche in altre nazioni), una grossa azienda ("grossa" per i tanti licenziamenti che può minacciare di disporre) e i suoi esperti se ne sono improvvisamente ricordati: la Electrolux, infatti, a fronte della sua reale crisi e del rischio di chiudere gli stabilimenti italiani, ormai da molti mesi aveva iniziato a "sondare" i Ministeri e l'Inps per accertare se gli stanziamenti per questa "decontribuzione" potessero essere disposti ex novo o addirittura aumentati. In caso risposta positiva (il risparmio è stato stimato in un euro per ogni ora di lavoro) si sarebbe dichiarata non più contraria ad annullare o almeno rinviare licenziamenti e chiusure.

La risposta ufficiale del Governo la possiamo leggere nell'art. 5 del Decreto Legge n. 34 del 20 marzo u.s., entrato in vigore il successivo 21 marzo: "Nella legge 608/1996 è inserito il seguente comma: con decreto interministeriale sono stabiliti criteri per individuare i datori di lavoro beneficiari della riduzione contributiva di cui al comma 4 dell'articolo in parola entro i limiti delle risorse disponibili... Il limite di spesa a decorrere dall'anno 2014 è pari ad euro 15 milioni".

A fronte di questo impegno ufficiale del Governo, Electrolux ha cambiato atteggiamento nelle trattative, si è detta disposta a sospendere per almeno quattro anni i licenziamenti e a non chiudere per ora parte dei propri stabilimenti.

Che dire? Siamo tutti contenti di questa ritrovata disponibilità del Governo e dell'azienda e tutti siamo vicini ai dipendenti dell'Electrolux e alle loro famiglie e ci auguriamo che questi licenziamenti vengano non solo rinviati ma annullati definitivamente.

Però... C'è un però. Questa decontribuzione è certamente molto importante e auspicabile. Ma la possibilità di ottenerla dovrebbe essere valida per tutte le aziende e non solo per quelle di maggiori dimensioni e di maggiore "peso" ed importanza politica e sindacale. Mentre scrivo questo articolo ho sul tavolo un decreto del Ministero del Lavoro, di concessione del contratto di solidarietà ad un'azienda di piccole dimensioni, in cui è stato scritto espressamente che non è concessa l'autorizzazione "a corrispondere il particolare beneficio previsto dall'art. 6, comma 4, della legge 608/1996 dal momento che le relative disponibilità finanziarie non sono più disponibili".

Il decreto che sto leggendo è stato emanato e firmato più di quindici giorni dopo l'entrata in vigore dell'art. 5 del D.L. n. 34/2014 che stanzia dal 1° gennaio 2014 15 milioni di euro per rendere possibile proprio questa stessa decontribuzione, di fatto già concessa alla Electrolux, nonostante che la relativa trattativa sindacale non sia ancora terminata.

Una bella parità di diritti sociali e previdenziali! Una bella "solidarietà universalistica" di cui il Governi Renzi tanto parla quasi tutti i giorni!

E ai tanti piccoli imprenditori e ai loro dipendenti (e ai numerosi casi di suicidio per disperazione) chi ci pensa? Concretamente, e non solo con belle parole e vuote promesse?

Dopo l'agibilità politica che per mesi ha riempito giornali e TV, si dovrà e potrà parlare anche di agibilità giuridica di disposizioni di legge che troppo spesso sembrano esistere solo per chi conta?

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