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Elezioni 2018, larghe intese o ritorno al voto? Come investire

15 giorni alle elezioni italiane: i titoli vincenti in Borsa in base al risultato

Elezioni 2018, larghe intese o ritorno al voto? Come investire

Il conto alla rovescia per le elezioni italiane del 4 marzo sta per entrare nella fase calda, col divieto dopo la mezzanotte odierna di pubblicare ulteriori sondaggi elettorali, mancando solo 15 giorni alla data del voto. Quella che la stampa internazionale definisce “una delle campagne elettorali più surreali di sempre”, ricca di promesse roboanti quanto insostenibili (se si volessero realizzare le misure proposte occorrerebbe trovare coperture finanziarie tra i 200 e i 400 miliardi di euro l’anno), ha prodotto, secondo gli ultimi sondaggi disponibili, una situazione di sostanziale parità, che però potrebbe cambiare proprio in queste ultime due settimane, con ripercussioni anche sui mercati finanziari.

borsa
 

Al momento il Centrodestra è visto poco sopra il 38%, Centrosinistra e Movimento 5 Stelle oscillano tra il 26% e il 27% rispettivamente, mentre Liberi e Uguali è accreditato di un 6% circa di preferenze e altre liste poco più di un 2% complessivo. Su questi numeri ci sono poche discordanze tra i vari istituti statistici, mentre l’incertezza è massima riguardo gli indecisi, stimati tra un minimo del 12% e un massimo del 40%. Un dettaglio non trascurabile gli indecisi paiono maggiormente presenti tra i sostenitori del Pd e di M5S.

Dunque se alle elezioni italiane l’affluenza sarà alta è ancora possibile un testa a testa finale tra Centrosinistra e M5S, che potrebbero pensare a un governo di coalizione tagliando fuori il Centrodestra. Viceversa sarebbe il Centrodestra a condurre le danze, con la sola alternativa di un parlamento “imballato”.

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Quest’ultimo scenario (che gli inglesi definiscono “hung parliament”) potrebbe portare a nuove elezioni già a ottobre, ipotesi su cui sembra puntare Ray Dalio, gestore del fondo hedge Bridgewater che ha alzato da 770 milioni (a fine ottobre) a 18 miliardi (venerdì scorso) la sua scommessa al ribasso sui titoli azionari italiani ed europei, proprio prevedendo uno stallo prolungato che accrescerebbe la volatilità dei mercati e penalizzerebbe Piazza Affari e i titoli di stato italiani.

In assenza di una qualsivoglia maggioranza in parlamento, sarebbe infatti impossibile varare quelle riforme strutturali (ad esempio per migliorare la produttività, alleggerire il peso del fisco sulle imprese e abbattere la burocrazia) che restano necessarie per rafforzare l’economia e che la ripresina in atto renderebbe socialmente meno pesante.

Al momento però sono pochi gli investitori che hanno seguito Bridgewater in questa scommessa al ribasso: secondo i dati di Bloomberg, risultano avere posizioni corte su titoli europei solo Citadel per poco meno di 2 miliardi di dollari, Reinassance Technologies per circa 42 milioni, Two Sigma Investments per poco meno. Se gli investitori professionali e più in generale il mercato (il Ftse Mib, dopo essere calato a un minimo di 22.125 punti è rimbalzato agli attuali 22.750 punti circa, contro i 21.862 punti a cui si trovava a fine dicembre) non sembrano temere le elezioni italiane è evidentemente per un solo motivo: nessuno crede realmente che di tornerà a votare a ottobre.

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Questo significa, come nota anche Maurizio Pessato (di SWG), che una volta chiuse le urna i toni si abbasseranno e i leader dei tre schieramenti principali inizieranno a trattare, data anche l’avversione dichiarata del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad un immediato ritorno alle urna. Se così sarà e si varerà un governo di “grande coalizione” stile Berlino, la corsa della borsa italiana potrà proseguire, grazie anche al miglioramento delle attese sugli utili aziendali, a vantaggio in particolare dei titoli ciclici e, almeno in parte, dei finanziari. Mentre sul mercato del reddito fisso lo spread tra Btp e Bund dovrebbe tornare a restringersi, allungando e rendendo più dolce il processo di graduale innalzamento dei tassi d’interesse (ossia di calo delle quotazioni) che comunque lo stato di salute dell’economia europea e la prevista “normalizzazione” della politica monetaria della Bce rendono inevitabile a medio termine.

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In questo caso potrebbero trarne beneficio titoli come Generali, Intesa Sanpaolo, Unicredit, ma anche Ubi Banca e Bper Banca, tra i finanziari, mentre il Credito Valtellinese resta sotto esame a causa di un aumento di capitale iperdiluitivo che cadrà a cavallo della tornata elettorale.

L’ipotesi di “grande coalizione” farebbe bene anche a titoli come Buzzi Unicem, Telecom Italia e Mediaset, specialmente se dal futuro governo saranno tutelati anche gli interessi del gruppo di Silvio Berlusconi, come pure ad Fiat Auto Chrysler, che dovrebbe beneficiare del prossimo scorporo di Magneti Marelli, Pirelli, Recordati, ma anche Enel, Eni e Saipem. Se poi non volete affaticarvi a selezionare singoli titoli, esistono Etf come l’Amundi Ftse Mib che riproducono l’andamento dell’indice di Milano, o prodotti in grado di replicare l’andamento dei titoli a media o piccola capitalizzazione.

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Meglio invece evitare, se non per qualche rapida operazione di trading, strumenti come i certificati a leva fissa sul Ftse Mib Long 5X di Bnp Paribas che moltiplicano di cinque volte le variazioni dell’indice sottostante: nel caso di ritorno alle urne a ottobre, infatti, Piazza Affari potrebbe rapidamente perdere terreno (a partire proprio dai titoli ciclici, gli industriali e i bancari). Per la componente obbligazionaria, comunque vada, sarà meglio ridurre la duration spostandosi su titoli a breve-medio termine ed evitando i bond “high yield”, che già molto hanno corso, salvo qualche operazione tattica nel caso di ulteriori forti ribassi (che potrebbero essere seguiti da temporanei rimbalzi delle quotazioni).

Anche in questo caso, senza dover andare a valutare ogni singola emissione, potreste optare per fondi obbligazionari a breve-medio termine, tanto più che se invece dalle urne uscisse un parlamento totalmente ingovernabile e si tornasse davvero a votare a ottobre, azioni e bond a lungo termine italiani potrebbero tornare a perdere terreno sia in termini assoluti sia rispetto ad altri mercati e a quel punto meglio sarebbe rimanere il più possibile liquidi.