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Energia, piccoli suggerimenti per aiutare un mercato inutilmente incasinato

Energia, piccoli suggerimenti per aiutare un mercato inutilmente incasinato
Simone Lo Nostro

Di Simone Lo Nostro,
Market e ICT Director, Sorgenia

SIMONE LO NOSTRO

Market e ICT Director, Sorgenia

Dopo la laurea in Ingegneria presso l’Università degli Studi di Genova, nel 2007 consegue un Master in Business Administration presso l’INSEAD.

Dopo cinque anni come Responsabile della Segreteria Tecnica e degli Affari Istituzionali presso EGL Italia S.p.A. (ora AXPO Italia), nel 2005 entra in Enel S.p.A nella divisione Intrenational Regulation per poi assumere il ruolo di Responsabile degli Affari Istituzionali per la Divisione Mercato. Nel 2006 viene nominato Senior Vice President
e ricopre il duplice ruolo di Head of Marketing & Supply e Head Corporate Sales con la responsabilità di definire piani di marketing e strategia di gestione del portafoglio energia e gas, nonché i prezzi e il piano di vendita dei prodotti di Enel Green Solution sia per il mercato retail che per i clienti business.

L’esperienza in Enel si conclude nella primavera del 2015, quando assume l’incarico di Direttore Mercato & ICT in Sorgenia, uno dei maggiori operatori italianiper la produzione e la vendita di elettricità e gas naturale.

“Buongiorno vorrei 1 kg di pane, quanto lo devo?”
“bhe dunque guardi sono 0,1 € per l’acqua, 0,15 € per la farina, 0,3 € per l’olio e il sale, 0,12 € per il lievito, 0,4 € per la benzina del camionicino che mi ha portato la farina, olio e sale, 0,15 € per lo stipendio del fornaio,…” A qualcuno, quando compra il pane, interessa sapere come si forma il prezzo?
Qualcuno quando fa benzina si ferma ad analizzare che per ogni litro si paga il costo del prodotto grezzo, il costo della raffinazione, il costo del deposito costiero, il costo dello stoccaggio, il costo per la crisi di Suez, il costo per l’alluvione di Firenze del 66, per il terremoto del Belice del 68…? Ci sono prodotti di cui abbiamo quotidianamente bisogno il cui costo rappresenta senza dubbio una spesa ma non così tanto importante da meritare un approfondimento per capirne la genesi. Perché luce e gas fanno eccezione?
Abbiamo costruito un sistema che parte dal presupposto che per l’energia l’italiano medio ha fame di dettagli e approfondimenti sulla genesi del prezzo. Un bisogno che confligge con l’evidenza di ogni ricerca di mercato che puntualmente ci dice che le bollette sono troppo complicate e che in quel labirinto di informazioni nessuno ci capisce nulla, né ha voglia di studiare per comprenderle. E allora perché continuiamo a farlo? Pare per garantire la trasparenza: grandissima sciocchezza!
Immaginiamo per un attimo che luce e gas siano come l’acqua: l’acqua scorre nei tubi e arriva a casa nostra. La liberalizzazione del settore dell’energia ha previsto due figure: il distributore che fa in modo che i tubi non si rompano e che lavora in regime di monopolio, viene pagato da una componente della bolletta definita dal Governo (attraverso l’Autorità per l’energia che dal governo è scelta); poi c’è il venditore che riempie i tubi , non lavora in monopolio ma in concorrenza con altri. Tra queste due figure c’è un terzo tipo di operatore, anche esso in sostanza pagato dalla collettività, che riempie i tubi nel caso in cui non abbiamo scelto di approvvigionarci da un venditore, per non lasciarci a secco.
Tutti questi operatori hanno ovviamente l’ambizione di essere pagati e il metodo con cui incassano i soldi è la bolletta. A mandarci la bolletta è solo il venditore e quindi lì dentro troviamo tutte le voci per pagare anche tutti gli altri soggetti necessari al funzionamento, come ho brutalmente semplificato sopra. Questo fa sì che il venditore spedisce una bolletta che vale 100 di cui però si tiene il 40 per pagare i suoi costi e fare i suoi margini mentre il 60 lo incassa per girarlo ad altri.
Perché non possiamo immaginare una bolletta in cui questo 60 possa essere un’unica riga stabilita dalle Autorità competenti chiara ed evidente a tutti?
In questo modo ogni bolletta sarebbe composta da una voce che il cliente ha negoziato con il venditore consentendogli di valutare in modo immediato e chiaro costi e convenienza, e una seconda voce certificata da un soggetto super partes la cui affidabilità è garantita dallo Stato. A chi veramente interessa leggere in ogni bolletta il singolo dettaglio con tutte le ripartizioni delle voci che siamo obbligati per legge a pagare? Quello che ci interessa veramente capire è quanto vale quello su cui possiamo risparmiare. Attenzione, non sto dicendo che non si possa avere accesso ai dati di dettaglio ma che non siano automaticamente inseriti in tutte le bollette. Non è trasparenza, è caos! E il caos non è mai trasparenza. Per me la bolletta ideale è di una pagina, ma anche mezza. I dettagli dovrebbero essere accessibili su richiesta oppure online. In questo modo i clienti si potrebbero concentrare sulla parte in cui fare una scelta può farli risparmiare. Invece adesso, per via anche del caos, in gran parte i consumatori non scelgono e rinunciano a un’opportunità di risparmio.

Un altro annoso tema che affligge e complica questo mercato è la complessità con cui si può cambiare fornitore.
Per cambiare fornitore (di luce ma per il gas vale la stessa logica) i clienti devono dichiarare il codice POD. Tralasciando il significato dell’acronimo, si può identificare come un parente della matricola del contatore. Ora, io non voglio dire che non esista un razionale teorico che dice che gestire gli “switch” con il POD abbia un suo senso, ma possibile che io oggi con codice fiscale, documento di identità e carta di credito possa comprare praticamente qualsiasi cosa (perfino case in legno di oltre 40 mq) ma NON la luce e il gas…per quelli serve un codice sconosciuto che se va bene troviamo affogato nella famosa bolletta di cui sopra: l’umanità sta pensando di colonizzare Marte, credo che volendo potrà fare a meno del POD.
Insomma la sostanza è che  per l’energia ci concentriamo sempre e soltanto su costo (sempre troppo cara) e origine (mai abbastanza rinnovabile) ma nessuno prende atto del fatto che, per la luce ad esempio, stiamo parlando di un costo di meno di 1,5 € al giorno: un prodotto che vale meno di quello che spendiamo in caffè, porta via ogni mese, per essere compreso, più o meno quello che investiamo per leggere le istruzioni IKEA quando dobbiamo montare un mobile (frustrante esperienza che ci riserviamo per pochi week end in un anno). Un po’ di semplificazioni in questi ultimi dieci anni ci sono state ma ritengo che i tempi siano ormai maturi per fare un decisivo e coraggioso passo avanti.
Oggi ci sono parecchie offerte sul web che sono in grado di consentire un risparmio per la famiglia ma sono molto pochi quelli che ne usufruiscono perché ancora non è facile capire il mercato. Dubito che il modo migliore per aiutare la comprensione sia quello di fare approfonditi trattati su generazione elettrica, principi di gestione della distribuzione, o analisi della normativa europea in termini di regolazione della misurazione. Mi viene più facile credere che vista la confidenza che abbiamo con il prodotto (la luce in casa la abbiamo da decenni e il gas anche, e siamo abituati ad averli istantaneamente e senza limitazioni) l’evoluzione di questo settore debba passare attraverso il rendere semplici le cose complicate, e veloce ciò che oggi è troppo burocratico. Non è facile, lo so, perché l’energia elettrica e il gas sono difficili e anche pericolosi da gestire ma sta proprio qui il valore aggiunto che noi operatori di settore dobbiamo creare: semplificare la vita ai clienti, gestendo la complessità per conto loro. La rivoluzione oltre a passare attraverso la avveniristiche auto elettriche o le batterie da muro che accumuleranno l’energia prodotta dai nostri pannelli solari, passa dalla capacità di dare ai clienti la semplicità, la facilità e velocità di comprensione che loro si aspettano nella gestione di prodotti che sono parte integrante delle vita da molti anni. È una scelta coraggiosa: ogni volta che si semplifica inevitabilmente ci si presta a delle critiche perché per definizione non si può mantenere la precisione assoluta, ma è inevitabile se vogliamo evolvere.
Quando mi immagino il cliente che verrà, mi piace immaginarlo come Claudio Bisio in un divertente dialogo con Diego Abatantuono nel capolavoro di Salvatores: Mediterraneo
Dice Bisio/cliente tracannando tutto di un fiato una tazza di caffè greco : “Lo sapevo…, tutte le volte…, non mi abituerò mai, sembra di bere sabbia” . “Devi lasciare depositare il fondo, bisogna saper aspettare, sentire il profumo e aspettare, questo è il piacere…” risponde un sornione e placido Abatantuono/fornitore. “Ma cosa stai dicendo, un caffè è un caffè, tu vai in un bar, la cosa più veloce, vuoi un caffè, lo pigli e te ne vai! E che c…o, aspettare! Ma cosa devi aspettare!” urla un frustrato Bisio allontanandosi.