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Economia

 

 

mariano rajoyMariano Rajoy

Le decisioni del governo di Madrid assunte venerdì sera in materia di politica energetica per coprire i 4,5 miliardi di euro di deficit tariffario del 2013, che prevedono ulteriori tagli ai costi di sistema (trasmissione, distribuzione, pagamento della capacità produttiva, social bonus ed energie rinnovabili) sembrano “peggiori di quanto temuto” agli analisti del Credit Suisse, in particolare per la decisione di limitare la copertura del deficit da parte statale a 900 milioni di euro contro gli 1,8 miliardi finora attesi (per la restante parte il deficit sarà coperto con 900 milioni di aumenti tariffari, pari a circa un 3% di incremento delle tariffe stesse, e per 2,7 mld da tagli ai costi, di cui 1,5 relativi alle sole energie rinnovabili).

Per il gruppo Enel, tuttavia, l’impatto dovrebbe essere “più limitato di quanto ci aspettassimo”, aggiungono gli esperti rossocrociati, con un impatto negativo in termini di utili per azione nel 2014 attorno al 9% contro il 13% che lo stesso Credit Suisse aveva indicato in un precedente report, l’11 giugno scorso, anche grazie alla decisione di lasciare per ora immutata la remunerazione dell’energia destinata alle isole. Tuttavia, aggiungono gli analisti, “nonostante un impatto sul prezzo limitato, attorno all’1%, riteniamo che l’azione resti esposta ad ulteriori rischi”, in particolare a causa dell’incerto andamento del mercato domestico e dei rischi relativi al piano di dismissioni, “con un ulteriore 15% dei risultati attesi per il 2014 ancora a rischio”.

Col titolo che tratta attorno ad un P/E (rapporto prezzo/utili per azione) di circa 7,7 volte rispetto ai risultati attesi per il 2014 e con un 17% di sconto rispetto ai competitor (contro il 30% a cui storicamente ha trattato il titolo), vi sarebbe dunque spazio per un ulteriore calo delle quotazioni, tanto più che il rendimento in termini di dividendo (attorno al 5% calcolato in base ai risultati stimati per il 2014) “resta ben al di sotto della media del settore” (pari a circa il 6%). Un giudizio che comporta il mantenimento di un giudizio di “underperform” (farà peggio del mercato) e la limatura da 2,5 a 2,3 euro per azione del target price indicato dagli uomini del Credit Suisse.

Una reazione alle notizie provenienti da Madrid condivisa anche da altre case d’investimento: Mediobanca ha infatti limato il target price su Enel da 2,6 a 2,5 euro (confermando un giudizio “neutral” sul titolo), Ubs da 2,5 a 2,4 euro (anche in questo caso il giudizio è rimasto “neutral”), mentre Websim conferma il giudizio neutrale e il target price di 2,9 euro per azione, ma parla di un impatto negativo della riforma per Enel che si aggirerebbe “sui 450-500 milioni a livello di Ebitda, di cui circa 30 milioni da impatto su Enel Green Power (che gli analisti ritengono “interessante” e per il quale indicano un prezzo obiettivo di 2 euro), sostanzialmente in linea con le nostre attese, anche se maggiormente sbilanciati sul taglio dei costi della distribuzione”.

Se Enel non può troppo sorridere, EdF lo fa a stento secondo gli uomini del Credit Suisse: il gruppo francese dovrebbe infatti essere il meno penalizzato dalla riforma spagnola, ma le stime sugli utili 2014 vengono comunque tagliate dell’11% “anche per riflettere la recente svalutazione del Real brasiliano”. Nel complesso tuttavia “il profilo difensivo (l’85% dell’Ebitda del gruppo è legato al mercato regolamentato dell’energia) e le prospettive di crescita (la crescita media degli utili a 4 anni è stimata pari al 6% annuo) restano intatti e il rendimento in termini di dividendi (atteso pari al 7,7% nel biennio 2013-2014) uno dei migliori del settore”.

Si leccano invece le ferite i due maggiori gruppi spagnoli del settore: nel caso di Iberdrola gli uomini della banca svizzera tagliano le stime sugli utili per azione 2014 del 14%, segnalando peraltro come l’azione tratti ora ad un P/E sui risultati 2014 di 11 volte, “in linea col settore”, mentre potrebbe meritare di trattare a premio “visto il profilo difensivo (il 75% dell’Ebitda del gruppo è legato al mercato regolamentato dell’energia), l’esposizione al mercato britannico (che pesa il 20% in termini di Ebitda) e la ora maggiore trasparenza in merito alle modifiche regolamentari” in Spagna.

Infine Gas Natural Fenosa appare “a sorpresa il nome maggiormente esposto alle novità (con un taglio delle stime sugli utili 2014 del 13,5% circa) a causa del taglio dei pagamenti per la capacità generativa” degli impianti a ciclo combinato. “Ulteriori rischi potrebbero materializzarsi” nel caso di Gas Natural Fenosa “se la nuova remunerazione della distribuzione dovesse essere estesa anche al settore del gas”. Insomma: in attesa di avere in settimana ulteriori dettagli sui tempi e sulle misure che nel concreto verranno adottate dal governo spagnolo, non sorprende che il mercato sembri essersi messo alla finestra, con le quotazioni dei titoli coinvolti che dopo una frenata registrata all’annuncio delle decisioni assunte, oscillano stamane poco distanti delle chiusure di venerdì sera.

Luca Spoldi

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