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Economia
Eni, Descalzi taglia il dividendo. Ecco il nuovo piano industriale

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di Andrea Deugeni

Descalzi mette l'Eni a dieta. Per fronteggiare uno scenario di mercato che gli operatori del settore definiscono drammatico a causa della guerra energetica in corsofra i produttori Arabia e Usa e che ha portato il prezzo del petrolio in area 50-60 dollari al barile (Brent oggi a 56), l'amministratore delegato del Cane a sei zampe, nel suo primo piano industriale al 2018 presentato a Londra, ha usato le forbici su dividendo, investimenti, costi e asset per rendere sostenibile il businessin un arco triennale di strategie in cui il prezzo del barile e' previsto tornare a 90 dollari solamente nel 2018 (55 dollari nel 2015, 70 dollari nel 2016, 80 dollarinel 2017). Annunci che hanno fatto scattare immediatamente le vendite sul titolo, sospeso a Piazza Affari per eccesso di ribasso.

C'e' da dire che tutte le big oil company sono state costrette a una cura dimagrante, con un taglio medio degli investimenti che si e' aggirato intorno al 10%. Il mercato ha reagito emotivamente guardando subito al breve e non agli obiettivi che Descalzi si e' messo nel lungo periodo (soprattutto sull'aumento della produzionee sulla forte generazione di cassa), anche rispetto a un precedente piano industriale che e' stato necessario rivedere perche' si basava su un prezzo medio del greggioa 96 dollari (lo stesso Descalzi, ancora prima di Natale parlava di un prezzo medio del barile per il 2015 di 65-70 dollari). E cosi' all'annuncio del taglio deldividendo da 1,12 euro a 80 euro per azione (cedola in crescita poi negli anni successivi trainata dai risultati) e della sospensione del piano di buy back delleazioni in cui una quotata offre liquidita' ai soci, il mercato ha preferito vendere.

Le leve strutturali che l'Eni ha deciso di azionare per poi per rafforzare finanziariamente la societa' nei prossimi tre anni e garantire in futuro una sostenibileremunerazione degli azionisti sono un taglio degli investimenti del 17% (capex a parita' di cambio euro-dollaro, rispetto al precedente piano, 48 miliardi in tutto),un ulteriore contenimento del 7% dei costi di estrazione (il livello dell'Eni e' comunque il piu' basso del settore) e corporate di gestione (questi ultimi a tranchedi 500 milioni l'anno per 2 miliardi cumulati entro il 2018) e un ampio piano di dismissioni (in linea con le strategie disegnate da Scaroni) da 8 miliardi di euro (il 50% ottenuto dalla cessione di partecipazioni nelle scoperte petrolifere, al termine delle quali il gruppo rimarra' comunque un principale operatore e l'altro 25%dalla vendita di quote azionarie nelle controllate Snam e Galp, dismissioni da fare per il 70% immediatamente nel primo biennio).

Industrialmente, Descalzi ha previsto una crescita della produzione del 3,5%, un tasso leggermente superiore a quello del precedente piano e un flusso di cassa operativo che nel biennio 2015-2016 sarà in grado di finanziare integralmente gli investimenti considerando uno scenario di prezzi di petrolio medio di 63 dollari al barile. Nel biennio 2017-2018 il flusso di cassa operativo crescerà invece del 40% per l'effetto combinato delle azioni industriali della divisione E&P, della ristrutturazione dei business mid-downstream e dell'atteso miglioramento dello scenario con un prezzo medio del Brent previsto a 85 dollari.

"Nonostante i successi, la caduta del prezzo del petrolio fa sì che il nostro piano 2015-2018 si basi su prezzi molto più bassi rispetto al passato. Abbiamo adottato una serie di nuove misure, tra cui l'ottimizzazione degli investimenti e la riduzione dei costi che rafforzeranno il nostro business", ha affermato l'amministratore delegato dell'Eni che ha spiegato come il Cane a sei zampe abbia ritenuto "appropriato ribassare il dividendo per il 2015 in linea con i nostri obiettivi strategici nel nuovo scenario di prezzi del petrolio". "Si tratta di un livello che ci consente di mantenere una crescita sostenibile e di confermare una politica di distribuzione progressiva con i risultati attesi", ha concluso Descalzi.

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