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Economia
Eni/ Scaroni: "Il gas russo rappresenta quasi il 30% del consumo Ue"

"La crisi ucraina non può portare problemi, i grandi consumi invernali li abbiamo dietro le spalle, poi con la crisi economica i consumi di gas sono scesi  e quindi abbiamo meno bisogno di gas  che nel passato. Certo, non possiamo però affrontare il prossimo inverno senza gas russo, perché il gas russo rappresenta quasi il 30% del consumo europeo". Lo ha spiegato a RaiNews24 Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni.

Buongiorno Paolo Scaroni abbiamo appena visto insieme questo viaggio del gas che arriva fino in Italia attraverso una Libia destabilizzata. Quanto è complicato per Eni riuscire a fare business, quindi ad avere il gas, a trasportarlo in un contesto come questo?
 "Beh è complicato ed è importante, perché per noi la Libia è un Paese importantissimo, anzi è il primo Paese di produzione di idrocarburi, quindi le dedichiamo una quantità d'attenzione enorme. E' complicato perché di tutti i problemi che possiamo avere, quello che ci disturba di più è quello della sicurezza, soprattutto della sicurezza della nostra gente. E quando abbiamo problemi di sicurezza non possiamo lavorare. Quindi stiamo attentissimi a tutto quello che ci serve per garantire la sicurezza delle nostre persone. Nel reportage abbiamo visto il racconto delle diverse milizie e abbiamo in fondo capito quanto Eni debba lavorare anche in modo diplomatico con tutti questi gruppi che nascono in un contesto post-rivoluzionario come quello libico. Nei paesi normali, quando il sistema più o meno funziona, i nostri interlocutori sono i governi e la compagnia petrolifera di Stato. Qui abbiamo dovuto aggiungere un terzo interlocutore, che è quello che dispone della forza,  che sono le milizie, che normalmente fanno capo a delle tribù, a delle cabile, ciascuna ha la sua e naturalmente a quelle milizie e a quelle tribù che operano nelle zone dove noi produciamo idrocarburi. Quindi abbiamo dovuto fare un passo in più verso di loro, che peraltro abbiamo fatto d'intesa con  il governo, d'intesa con la compagnia petrolifera di Stato e anche d'intesa con il governo italiano. Perché poi tutte queste mosse devono essere concertate per evitare incidenti o malintesi".
 
Quante volte a voi capita di fare delle previsioni su un anno di gas, di energia, di approvvigionamento e poi quello che accade, com'è accaduto in Libia, vi costringe a riscrivere tutto daccapo e quali sono poi i parametri che mettete in campo?
 "Purtroppo nel caso del gas capita spesso, perché a differenza del petrolio che viaggia facilmente da una parte all'altra del mondo, il gas, soprattutto quello via tubo, ha un punto di partenza e un punto di arrivo. Quindi non ci sono tutte le alternative come nel caso del petrolio. Abbiamo dei punti di fragilità. Il gas che viene dall'Algeria ha come punto di fragilità la Tunisia. Paese di transito che ha avuto la sua rivoluzione, anzi dalla Tunisia è partito tutto, la rivoluzione del mondo Nord africano. Abbiamo la fragilità Libia e adesso stiamo vivendo la fragilità Ucraina, Paese di transito anche l'Ucraina per il gas russo che viene in Europa e in Italia. Già nel passato abbiamo visto che le crisi ucraino-russe si traducono immediatamente in uno stop delle forniture di gas. Quest'anno questo direi che non può portare problemi, i grandi consumi invernali li abbiamo dietro le spalle, poi con la crisi economica i consumi di gas sono scesi  e quindi abbiamo meno bisogno di gas  che nel passato. Certo, non possiamo però affrontare il prossimo inverno senza gas russo, perché il gas russo rappresenta quasi il 30% del consumo europeo".
 
Domanda: questi sono i giorni della conferenza dei libici in Italia. Il nostro Paese è da molti visto come un punto di snodo anche nella soluzione  o nella gestione del problema libico. Eni in questo in che misura può essere coinvolta?
"Sicuramente l'Italia conosce la Libia meglio di qualsiasi altro paese occidentale, ha legami storici , economici. Ha l'Eni che è un grande produttore di idrocarburi, anzi di gran lunga il primo produttore di idrocarburi di Libia. Noi abbiamo in Libia più di 3 mila persone. Sicuramente   noi siamo punto di riferimento per la comunità internazionale per quanto riguarda la Libia.
Poi lo dobbiamo essere perché i problemi libici arrivano subito da noi, l'abbiamo  vissuto con l'emigrazione di tutti gli africani che transitano attraverso la Libia, le nostre imprese sono i principali attori della Libia. Noi abbiamo interesse più di qualsiasi altro che la Libia ritrovi un equilibrio istituzionale".
 
Qual è il percorso che la Libia potrebbe avere di fronte in termine di scenario?
"Io non mi sono mai aspettato che dopo 42 anni di dittatura si trovasse un equilibrio istituzionale in tempi brevi. 42 anni di dittatura è una cosa che distrugge un Paese dal punto di vista delle istituzioni. Certo speravo che questo periodo di transizione avvenisse più rapidamente. Non sta avvenendo come speravo ma mantengo  un tasso di ottimismo perché la Libia è un paese meraviglioso, ha 3 mila km di coste sul mediterraneo, 5 milioni di abitanti, può produrre 2 milioni di barili di petrolio al giorno. Può essere un paese ricchissimo dove i libici vivono in pace e  sereni con un tenore di vita molto alto.  Non posso credere che diano un calcio alla fortuna che hanno".
 
Libia, Algeria, est asiatico … sembra quasi che l'eredità anche lasciata da Mattei e dalle sue scelte sia quella di andare a esplorare e ricercare equilibri energetici sempre diversi da quelli che si aspetterebbe...
"Noi, Noi e Total siamo le due società petrolifere più esposte all'Africa e al centro Asia, a paesi che magari vengono considerati meno sicuri o meno stabili di altri. Tutto questo è un po' vero e un po' falso. La sicurezza è qualcosa che cambia nel tempo. Solo 5 anni fa avremmo guardato alla Libia come a un paese stabilissimo e all'Egitto pure, all'Algeria non parliamone, mentre oggi siamo preoccupati.   Abbiamo anche sviluppato  in casa delle competenze per gestire delle situazioni complicate, che peraltro proprio perché  sono complicate da un punto di vista della redditività sono le più interessanti".

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