Eni starebbe valutando la ristrutturazione o la chiusura di tre raffinerie italiane, secondo il Wall Street Journal, che rappresentano quasi la metà della capacità di raffinazione della società.
Tale mossa, vista in precedenza come quasi impossibile politicamente, potrebbe dare impulso ad un settore europeo della raffinazione da tempo in difficoltà. La domanda di prodotti raffinati è scesa del 15% in Europa dal 2008, e del 30% in Italia. La francese Total dice che i suoi margini di raffinazione sono diminuiti del 55% anno su anno nel secondo trimestre.
Eni ha molti motivi per dover rimettere in sesto le proprie attività di raffinazione. Gli investitori vogliono vedere le principali compagnie petrolifere vivere dei propri mezzi. L’obiettivo è coprire gli investimenti e le remunerazioni agli investitori con il flusso di cassa operativo ma nessuna delle grandi compagnie petrolifere europee sarebbe in grado di raggiungerlo quest’anno.
Nel frattempo, il nuovo Amministratore Delegato Claudio Descalzi, nominato dal governo e già a capo della divisione E&P di Eni, ha fretta di intervenire e vuole spostare il focus della società sulle operazioni upstream a più elevato ritorno. Eni sta inoltre rinegoziando i contratti gas in perdita.
Una revisione della raffinazione potrebbe eliminare un altro peso. Il business refining & marketing di Eni ha perso una media di 106 milioni di euro al trimestre dal 2009, rileva Sanford C. Bernstein. Lo scorso anno la divisione R&M ha avuto un cash flow negativo e ha pesato per il 5% sugli investimenti complessivi.
In un settore afflitto da un eccesso di capacità, le chiusure da parte di Eni potrebbero aiutare anche perché la concorrenza di nuove e più efficienti raffinerie estere sta crescendo.
La domanda è quanto velocemente sindacati e governo consentiranno a Eni di agire e in che misura l’azienda sarà costretta a investire per riorganizzare le raffinerie piuttosto che più semplicemente chiuderle. Ma nell’affrontare una questione politica tanto spinosa, l’Ad di Eni Descalzi ha indicato che intende dare a Eni la scossa di cui ha bisogno.

