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Economia

Di Paolo Scaroni

 

L'obiettivo della politica energetica europea dovrebbe essere quello di coniugare la crescita economica con la sostenibilità ambientale. Tuttavia, ci siamo ritrovati con i costi energetici che ostacolano la crescita - ma le emissioni di gas a effetto serra non sono diminuite nonostante il calo del consumo di energia. Il problema è che non siamo riusciti finora a cogliere le implicazioni in Europa della rivoluzione dello shale gas americano. Grazie al rapido aumento dell'efficiente produzione di gas non convenzionale, le aziende statunitensi pagano circa 3,50 $ per milione di unità termiche britanniche ( MBtu ) per il loro gas naturale. Che è circa un terzo di quello che pagano gli europei.

Per quanto riguarda l'elettricità, i consumatori europei non solo sono colpiti dai prezzi delle materie prime di gas relativamente elevati, ma devono anche pagare un costo extra per coprire più di 30 miliardi di euro di incentivi da investire in rinnovabili che i paesi dell'UE spendono ogni anno. Come risultato, l'elettricità in Europa è due volte più costosa che in America. L'energia a basso costo dà agli Stati Uniti un enorme vantaggio competitivo e si pone in cima agli altri fattori che rendono gli Stati Uniti un buon posto per un investimento industriale, tra cui un mercato del lavoro flessibile e qualificato, ottime risorse manageriali, vantaggi fiscali e un ambiente generalmente business -friendly.  Alla luce di questo, è difficile per le imprese giustificare nuovi investimenti nelle industrie europee.  Le attività ad alta intensità energetica - come impianti petrolchimici e raffinerie - che possono trasferirsi negli Stati Uniti, lo stanno già facendo. La domanda europea di gas è in calo del 15 per cento dal 2008.

Così come sta diventando sempre più costosa, l'energia europea sta diventando sempre meno pulita. Questo perché in America il gas pulito e a buon mercato ha spiazzato il carbone nella produzione di energia elettrica. Il carbone si è fatto perciò strada attraverso l'Atlantico a prezzi che sono tuttora competitivi rispetto a quelli, più elevati, del nostro gas naturale. Tutto questo ha causato un deterioramento nel mix energetico europeo: la generazione elettrica da gas è diminuita del 25 per cento tra il 2010 e il 2012, mentre la produzione di energia da carbone è aumentata del 10 per cento. Il paradosso è che l'aumento delle emissioni di anidride carbonica causate dal carbone addizionale ha quasi spazzato via i benefici degli investimenti in energie rinnovabili e la riduzione dell'attività economica degli ultimi cinque anni.

L'Europa si trova ora in una posizione scomoda rispetto ad un'America iper-competitiva. E il problema non scomparirà da solo. Anche se gli Stati Uniti dovessero esportare quantità significative di shale gas in Europa nel tempo in cui verrà liquefatto, trasportato e rigassificato, sarà comunque due volte più costoso di quanto sarebbe negli Stati Uniti. Non è sufficiente abbassare i prezzi europei del gas dagli attuali  11-12 dollari per MBtu a, per esempio, 8-9. Abbiamo bisogno di andare fino in fondo per allinearci con il benchmarck dei prezzi del gas degli Stati Uniti, di circa il 3,50 $ per MBtu. Che cosa possiamo fare? Un'idea potrebbe essere quella di cercare - e poi sfruttare - lo shale gas in Europa. Potremmo averne tanto - per esempio in Francia , Germania e nel Regno Unito. Ma per produrlo abbiamo bisogno del consenso pubblico - e c'è ancora una forte opposizione in Europa occidentale. Naturalmente, l'opposizione è comprensibile: il fracking è rumoroso e invasivo, e il continente è densamente popolato. Ma se l'Europa è seriamente intenzionata a creare benessere e posti di lavoro, è un'opzione che vale la pena di esplorare.

Il paese che meglio posizionato sulla strada della costruzione costruzione del consenso è il Regno Unito, che può contare su una volontà politica, incentivi fiscali e persino una benedizione dell'Arcivescovo di Canterbury. Se dovesse riuscire  a creare una sana industria di shale gas, potrebbe aprire la strada all'intera Europa.
Altre strade perseguibili sono per l'Europa l'energia nucleare, l'efficienza energetica, un migliore utilizzo degli idrocarburi convenzionali - in breve, tutto ciò che può rendere l'energia più economica e più facilmente disponibile.

Ma vi è un'altra idea, più radicale. Potremmo rafforzare i legami commerciali e politici con i nostri fornitori tradizionali di energia, e in particolare la Russia, che fornisce il 25 per cento del gas europeo - una cifra che sta crescendo. C'è sicuramente spazio per fare qualcosa. Sul fronte dei costi, in realtà è meno costoso estrarre le vaste riserve di gas convenzionale in Russia, Algeria e Norvegia rispetto a quelle degli Stati Uniti. E se i nostri fornitori continueranno a cercare di ottenere il prezzo più alto possibile per il loro gas, spremeranno l'industria europea e distruggeranno il loro mercato naturale. Se le aziende europee emigreranno oltre Atlantico, tutti perderanno: i ragazzi europei non avranno un lavoro e quelli russi non si avvantaggeranno dei ricavi del gas. D'altronde, c'è molto da guadagnare  rivedendo il rapporto tra l'Europa ed i suoi fornitori tradizionali. Le nostre imprese potrebbero ottenere l'accesso al gas abbondante e a buon mercato, e ai fornitori sarebbe  garantito  un mercato stabile e in crescita. Nord Africa e Russia potrebbero diventare il Texas e l'Oklahoma dell'Europa? Non tanto presto. Ma, nel tempo, le forze di gravità sembrano attrarci. E quando qualcosa ha un senso imprescindibile, spesso trova un modo per accadere.

*Amministratore delegato dell'Eni

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