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Economia
Ucraina, Scaroni al FT : "L'Ue rischia un'impennata del prezzo del gas"

L’Europa si troverà ad affrontare problemi nelle forniture di gas e prezzi più elevati il prossimo inverno se le tensioni con la Russia comporteranno l’interruzione dei flussi di gas attraverso l’Ucraina. Italia, Austria e Germania del sud sarebbero particolarmente a rischio dato che i loro mercati sono molto esposti al gas russo via Ucraina. Lo ha detto l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni al Financial Times

Con una domanda di gas debole e stoccaggi ad elevati livelli, il mercato potrebbe assorbire con facilità  un’interruzione delle forniture di gas russo attraverso l’Ucraina nell’immediato. Ma un’interruzione il prossimo anno significherebbe prezzi più elevati del gas e indurrebbe l’Europa ad affidarsi maggiormente a  forniture di gas russo provenienti da altre vie, come il Nord Stream nel Baltico. L’Europa sarebbe inoltre vulnerabile a eventuali problemi sulle forniture dall’Algeria e dalla Libia.

Nel breve termine, non sarebbe possibile per l’Europa fare a meno del gas russo. In un periodo più lungo, l’Europa potrebbe limitare la sua dipendenza dalla Russia attraverso lo sviluppo dello shale gas domestico, e attraverso un incremento dell’utilizzo di altre fonti energetiche incluso nucleare e carbone. Potrebbe anche acquistare maggiori quantità di GNL dagli Stati Uniti, quando gli impianti di esportazione entreranno in funzione, anche se questo potrebbe essere una soluzione costosa.

Intanto, in Italia il colosso petrolifero guidato da Scaroni ha comunicato di aver investito complessivamente in formazione nel 2013 sia per i propri dipendenti che per la progettazione ed erogazione di master e corsi di alta formazione in partnership con le Università più di 90 milioni di euro, con un aumento degli investimenti superiore al 25% negli ultimi 2 anni (dato ancor più apprezzabile in un contesto economico generale molto difficile). Sono più di 4 milioni le ore di formazione erogate nel 2013. L’investimento in formazione medio per dipendente nel 2013 si è attestato su un valore superiore a 1.000 euro pro-capite, dato superiore alla media di settore.

In Eni la formazione sostiene lo sviluppo del business e della persona a livello globale, anche in aree di frontiera, quali l’Iraq o il Mozambico. I contenuti spaziano a 360 gradi da aspetti tecnici relativi alla perforazione e al project management o all’ingegneria dei giacimenti, fino alla negoziazione internazionale, alla leadership, a temi di etica e compliance e di sicurezza operativa, estremamente importanti per la complessità dei nostri siti produttivi. Sono circa 180 le borse di studio assegnate mediamente da eni ogni anno a studenti italiani e stranieri. Si tratta di un impegno rilevante che traduce in pratica il valore che Eni annette al merito.

E’ un impegno che trova origine storica nella volontà di Mattei, che già nei primi anni di vita di Eni investì in maniera significativa sulla formazione e sul merito con una serie di iniziative che negli ultimi anni sono state rinnovate e ulteriormente potenziate. Mediamente circa 50 di queste borse di studio sono assegnate per la partecipazione al Master MEDEA della Scuola Mattei.

La Scuola Enrico Mattei rappresenta un'esperienza unica in Italia e rara nel mondo.  Fondata nel 1957 per volere di quel grande capitano d'industria - usiamo volutamente l'espressione d'altri tempi - che fu Enrico Mattei, la Scuola propone un Master in Management ed Economia dell'Energia e dell'Ambiente (MEDEA) oggi approdato alla sua cinquantasettesima edizione. Mattei era un uomo con una visione e un'idea precisa di sviluppo industriale, per la sua azienda e per il suo paese. Egli seppe da subito valorizzare la formazione intuendo le potenzialità di una Scuola di formazione post-universitaria, la prima in Italia, che selezionasse i migliori ingegneri e tecnici per un settore in espansione come quello degli idrocarburi e dell'energia. Lo spirito di quegli anni pioneristici è ben sintetizzato da una frase di Clemente Giusto, allievo del primo anno accademico e in seguito amministratore delegato di una delle società dell'eni: “Allora tutti avevamo l’impressione che si stesse costruendo per fare l’Italia migliore di quella di prima”.

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