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Economia

 

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Quella causata dai disordini delle minoranze berbere in Libia, che hanno portato all'azzeramento del flusso di gas che arriva in Italia con il gasdotto Greenstream "non è una crisi per l'economia italiana" perchè "c'è così tanto gas intorno che ci siamo già lasciati alle spalle tutto un inverno senza il gas libico". E' tranquillo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni, intervistato a Hard Talk sulla Bbc, una delle trasmissioni di punta dell'emittente britannica, sull'approvvigionamento energetico del nostro Paese. Un'interruzione della fornitura che rappresenta invece "un problema soltanto per l'Eni" visto che il Cane a sei zampe "sta producendo il 60% in meno dall'inizio dell'anno".

Certo, nel Paese nordafricano "la situazione è fuori controllo", riconosce Scaroni che alla domanda se la Libia sia fuori dal futuro di Eni risponde che "non stiamo andando verso una decisione del genere". Dal Paese nordafricano arriva "grosso modo circa il 12% della nostra produzione e ce ne manca una porzione", dice l'a.d. dell'Eni, "ma ho ragioni per essere ottimista nel futuro" perchè si tratta di un Paese "grande e con poca popolazione" che in una prospettiva di maggiore stabilità "può diventare un altro Kuwait o un altro Qatar".

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Invece, "la domanda che pongo è per l'Europa: come intende affrontare il differenziale di prezzi dell'energia con gli Usa? Intende continuare le sue politiche energetiche?", si chiede il numero uno dell'Eni. Il fatto è che "la politica europea sull'energia è stata sbagliata e sfortunata", aggiunge Scaroni. Una politica "sbagliata per quel che riguarda il costo dell'energia perchè in termini di incentivi alle rinnovabili ha portato le bollette dei consumatori, in particolare di Germania, Spagna e Italia, alle stelle", spiega il manager. Sbagliata in termini "di sicurezza energetica perchè con le rinnovabili invece di aumentare è diminuita visto che vengono fermate le centrali a gas perchè non c'è ragione economica di tenerle in funzione- argomenta l'a.d. dell'Eni - mentre le rinnovabili producono energia quando vogliono loro e non quando serve a noi".

Certo, guardando ai mutamenti climatici in atto e mentre è in corso la Cop19 di Varsavia, "produrre meno CO2 è possibile, in generale", dice Scaroni, ma la vera soluzione è "usare l'energia in modo efficiente senza sprecarla" e poi "dobbiamo usare gas invece del carbone quando ciò sia possibile" e ancora "dobbiamo lavorare sulle rinnovabili, perchè alla fine sostituiranno tutti gli idrocarburi". Ma le "nuove rinnovabili- sottolinea il Ceo dell'Eni- dovranno essere sensate e non assurde", tenendo presente che per la loro evoluzione "la strada è ancora molto lunga".

Rispetto ai rapporti con la Russia, che gioca il ruolo di fornitore principe dell'Ue, con preoccupazioni relative all'indipendenza del continente sempre più legato alla Federazione Russa, Scaroni spiega che "l'Europa ha compiuto la scelta di dipendere dalla Russia molto tempo fa, quando decise che il gas era la soluzione". Oggi, però "affrontiamo un tema diverso - dice - o seguiamo gli americani sul fracking (la tecnica di perforazione orizzontale alla base del 'miracolo shale gas e tight oil', ndr) e proviamo a trovare gas a prezzi competitivi in Europa o dobbiamo trovare un'altra soluzione". Più in breve: "O scegliamo il fracking o scegliamo la Russia, questa la scelta che abbiamo davanti a noi", dice l'a.d. dell'Eni. Perchè la Russia? Perchè "ha di gran lunga le maggiori riserve del mondo, è vicina, ha tubi che vengono verso l'Europa", spiega Scaroni. Il fracking invece rappresenterebbe "una alternativa domestica per poter diventare competitivi a livello globale - conclude - non possiamo rinunciare alla competitività e non far nulla".

 Infine, riguardo alla vicenda giudiziaria che riguarda Saipem in merito a presunte tangenti in Algeria, il manager precisa che "le accuse riguardano Saipem, società che è autonoma da Eni perchè lavora anche per tutti i nostri competitor. Per quanto riguarda il mio coinvolgimento nelle indagini, come ho già detto sono estraneo alla vicenda e sono molto tranquillo in merito, anche perchè l' Algeria, che è al centro della questione, sta dimostrando un atteggiamento molto positivo nei confronti di Eni e nei miei confronti''.

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