Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Etruria, Vicenza e Veneto Banca: chi salva si sistema anche gli esuberi

Etruria, Vicenza e Veneto Banca: chi salva si sistema anche gli esuberi

Chi salva si sistema anche gli esuberi. A fine anno saranno 15 mila i bancari in eccedenza per cui si ricorrerà al fondo di solidarietà. Ecco chi taglia

Il conto è servito: complice l’implementazione delle prime misure per “salvare” gli istituti di credito italiani più pericolanti, perché schiacciati sotto il peso di crediti a vario grado deteriorati, le banche stanno accelerando il “dimagrimento” della propria forza lavoro. Non che la cosa fosse inattesa: nel settembre dello scorso anno Matteo Renzi, all’epoca presidente del consiglio, parlò di 150 mila probabili esuberi per il settore nell’arco del successivo decennio, su 300 mila dipendenti esistenti al momento.

banca popolare vicenza
 

Più o meno significa 15 mila uscite nette all’anno e visto che da tradizione le banche hanno sempre limitato al minimo indispensabile i licenziamenti, ad “agevolare” le uscite ci pensa il fondo di solidarietà (Fds), istituito nel 2000 e che sinora ha già accompagnato alla porta 60 mila bancari italiani garantendo loro un assegno pari a circa l’80% dell’ultima retribuzione. Il fondo è stato rifinanziato per 648 milioni di euro in cinque anni dall’ultima legge di stabilità: risorse che consentiranno alle banche di ottenere un contributo all’assegno di sostegno al reddito pagato ai dipendenti che escono prima di aver maturato i requisiti pensionistici per un totale di circa 25 mila uscite (a fronte di un costo di circa 5 miliardi per il sistema bancario), di cui 15 mila già oggetto di accordi coi sindacati.

Approfittando dell’occasione, ogni banca sta ridefinendo i propri organigrammi in base alle specifiche esigenze (e alle richieste della Bce), con gli istituti maggiori che si sono già mossi e quelli minori che si stanno apprestando a seguirne l’esempio. In casa Mps, ad esempio, dopo il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato, le prime procedure di uscita del personale dovrebbero partire a fine mese e ci si attende circa 1.200-1.500 esuberi entro fine anno a fronte dei 5.500 esuberi (e 500 nuove assunzioni) previsti fino al 2021 e alla chiusura attesa di circa 600 filiali.

banca etruria ape
 

Intesa Sanpaolo, invece, prevede di versare 1,285 miliardi per quasi 4 mila esuberi, 1.050 dei quali in arrivo dalle ex banche popolari venete Bpvi e Veneto Banca. Anche in questo caso tireranno giù le serrande 600 sportelli bancari, la maggior parte a partire dal secondo semestre del prossimo anno, quando sarà stata completata l’integrazione informatica delle reti. Ubi Banca punta invece a far uscire poco 1.318 dipendenti, compresi quelli delle ex Banca Marche, Banca Etruria e CariChieti (di cui l’istituto guidato da Victor Massiah non ha fatto mistero di voler ridurre di un terzo il personale), anche tramite cessioni o deconsolidamenti.

In particolare ai 1.283 dipendenti Ubi Banca per cui è in corso di definizione la procedura di prepensionamento si sommerebbero secondo i sindacati 532 esuberi dalle ex “bridge bank”, più eventualmente altri 341 dipendenti Ubi Banca per i quali era già stata dichiarata la disponibilità di risorse economiche nel 2017 per l’ingresso nel fondo a fronte di 878 future assunzioni. In tutto, sempre secondo fonti sindacali, Ubi Banca dovrebbe chiudere 129 filiali e riqualificarne altre 78 in “minisportelli”.

Bper, che di recente ha rilevato la quarta ex bridge bank, Nuova CariFe, prevede tre finestre di uscite volontarie, il 31 agosto, il 14 settembre ed entro ottobre, cui dovrebbero aderire in tutto circa 300 dipendenti a fronte di 781 uscite (e 200 nuove assunzioni) previste dal piano industriale 2015-2017. Anche Banca popolare di Bari, che negli ultimi anni ha rilevato e fuso Banca Tercas e Banca Caripe, da pochi giorni ha ufficialmente aperto la partita esuberi: in tutto si parla di 500 unità, pari a un sesto degli attuali 3 mila dipendenti, con l’eliminazione delle sedi di Potenza, Teramo e Pescara e la chiusura di molte filiali in Basilicata ritenute poco produttive o con limitate prospettive di crescita.

(Segue…)
*BRPAGE*

Quello che non si sa ancora è se e per quanti dipendenti sarà possibile fare ricorso al fondo di solidarietà. Nella partita esuberi potrebbe fare il suo ingresso anche Cariparma: la controllata italiana di Credit Agricole lo scorso anno aveva raggiunto un’intesa coi sindacati che prevedeva l’utilizzo del fondo di solidarietà per 150 dipendenti che avrebbero maturato i requisiti pensionistici entro il 2021, a fronte dell’inserimento di 100 nuove risorse già quest’anno. Entro il 2019 tra esodi e pensionamenti erano previste 400 uscite mentre le assunzioni erano fissate a quota 600, con un saldo netto positivo di 200 unità, una rarità di questi tempi. Ora però con l’atteso passaggio di Cassa di risparmio di Rimini, Cassa di Cesena e Cassa di San Miniato (su cui gravano 2,2 miliardi di Npl) a Cariparma i conti potrebbero dover essere rifatti in vista dell’integrazione dei tre istituti nel gruppo.

Chi i conti sembra già intenzionato a rifarli è infine Banca Carige: il neo amministratore delegato Paolo Fiorentino avrebbe infatti comunicato ai sindacati di voler far salire di altre 100-150 unità gli esuberi rispetto alla cifra di 755 unità prevista dal piano industriale al 2020 e ai 500 esuberi che si ipotizzavano giusto un anno fa quando l’allora numero uno Guido Bastianini aveva avviato le trattative coi sindacati. Tirando le somme sono quasi 8.600 esuberi entro l’anno solo da parte di questi istituti, ossia oltre la metà del totale previsto. Se si andrà avanti di questo passo il fondo di solidarietà non basterà per tutti: si procederà al suo ulteriore rifinanziamento a spese dei contribuenti o a pagare saranno i lavoratori che non avranno maturato per tempo i requisiti per aderirvi? Luca Spoldi