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Di Luca Spoldi


Brusca inversione di tendenza dell'euro, a sorpresa, al termine della seduta di giovedì in Europa. Dopo che mercoledì sera la Federal Reserve ha confermato ancora una volta il programma di acquisto di 85 miliardi di dollari di bond sul mercato al mese, rinviando (come previsto) ulteriormente l'avvio di quel "tapering" (graduale azzeramento degli acquisti) che Ben Bernanke aveva annunciato a fine maggio scorso, ridando forza al dollaro e portando ad un accenno di fuga dall'obbligazionario con conseguente rialzo, temporaneo, dei tassi sui titoli di stato americani e non, in molti si attendevano che oggi la valuta americana avrebbe nuovamente perso terreno, invece è successo esattamente l'opposto.

Al termine della giornata l'euro è stato infatti indicato a 1,3585 dollari, sempre più distante da quota 1,3818 (il massimo dal novembre 2011) segnata lo scorso 23 ottobre. Eppure già stamane alcuni analisti avevano dato fiato alle trombe prevedendo nuovi record a ripetizione per la valuta unica per almeno un paio di buoni motivi. Secondo Morgan Stanley, ad esempio, le banche europee ridurranno in modo deciso gli investimenti offshore che a fine settembre hanno registrato, secondo i dati della Bce, un nuovo record con una posizione netta pari a 613,5 miliardi di euro.

Royal Bank of Scotland si attende invece un'accelerazione dei rimborsi dei prestiti erogati dalla Banca centrale europea agli istituti del vecchio continente tramite le due Ltro del dicembre 2011 e del febbraio 2012, per evitare ogni possibile "stimmate" del mercato e dimostrare di aver già provveduto a "pulire il bilancio" oltre ogni ragionevole dubbio, così da non dover veder salire troppo il costo del rifinanziamento sul mercato. Tanto il primo quanto il secondo fenomeno stimolerebbero una crescita delle quotazioni dell'euro perché di fatto equivarrebbero ad un'ulteriore "stretta" sul credito, ovvero ridurrebbero l'offerta di moneta facendone aumentare il valore sul mercato.

Ma gli analisti non hanno evidentemente fatto i conti con uno scenario macro che si sta confermando più ostico del previsto: giovedì infatti Eurostat ha diffuso i dati relativi all'andamento dell'inflazione e della disoccupazione in Eurolandia. Ebbene, mentre a fine ottobre l'incremento dei prezzi al consumo è crollato sui minimi degli ultimi quattro anni (+0,7% annuo da +1,1% di fine settembre), un dato ben inferiore alle previsioni di mercato e sempre più distante dal limite del 2% indicato dalla Bce, la disoccupazione è apparsa stabile rispetto a settembre rimanendo mediamente pari al 12,2% (ma in Italia il dato sale al 12,5% dal 12,4% precedente, ovvero al 40,4% per i giovani di età inferiore ai 24 anni).
 

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