
@andreadeugeni
Se più di un anno fa ci affossava, ora la speculazione potrebbe rappresentare il nostro ascensore verso l’uscita definitiva dalla crisi finanziaria. Passettino dopo passettino, l’Europa mette il muso fuori dalla tempesta dell’eurodebito con i grandi hedge fund di Wall Street che tornano ad investire nel Vecchio Continente, nonostante i fondamentali delle economie dell’eurozona non siano ancora migliorati.
Se le parole della scorsa settimana del presidente della Commissione Europea Josè Barroso avevano sollevato gli animi dei più pessimisti (“l’euro è salvo, E’ finita la minaccia“) circa le sorti della moneta unica, oggi le opinioni e le mosse degli amministratori delegati degli hedge funds americani sono la prova concreta che l’Europa non spaventa più così tanto.
Mentre l’Eurogruppo sta per accendere il disco verde all’erogazione delle tranche di aiuti a favore di Grecia e Cipro e la troika ha approvato il nuovo piano di austerità per il Portogallo che è ritornato stamane sul mercato dei bond decennali dopo il bailout del 2011 (collocati 3 miliardi al 5,65%), i fondi speculativi a stelle e stisce mettono le loro fiches sui mercati obbligazionario e azionario del Vecchio Continente nella convinzione che la catastrofe al di là dell’Oceano è stata evitata. Oltre agli alti rendimenti offerti dai titoli di Stato dei Paesi periferici, gli hedge fund vanno anche a caccia di occasioni nell’azionario, dove in alcuni casi i titoli quotano ancora a sconto rispetto ai reali valori di borsa.

E così capita anche che facciano capolino nella disastrata Grecia dove Farallon Capital, York Capital Management, Qvt Financial e Droemus, alcuni dei maggiori operatori della finanza speculativa americana, hanno deciso di partecipare alle ricapitalizzazioni delle banche elleniche, scommettendo sul rialzo futuro delle azioni. Un esempio su tutti, la Alpha Bank, la seconda maggiore della Grecia che a metà giugno conta di raccogliere 550 milioni di euro da investitori privati.
Contemporaneamente, tale aumento, sarà accompagnato anche da una iniezione di capitale da quattro miliardi di euro dalla Hellenic Financial Stability Fund, il fondo anticrisi sostenuto dall’Unione Europea. Ad attirare i fondi sono anche le speciali garanzie che vengono offerte gratuitamente assieme alle azioni di nuova emissione delle banche greche, garanzie che consentono di realizzare utili notevoli perché scambiabili semestralmente, in cambio di azioni.
Se gli hedge fund Usa tornano bullish (positivi) sull’euro, titola il Financial Times nella sua edizione online, l’ex Bce Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Snam ed esponente fino al 2011 del Comitato esecutivo dell’Eurotower, vede invece nero per l’Italia. “Non funziona la trasmissione delle decisioni di politica monetaria dalla Bce verso le imprese e le famiglie perchè è bloccato il canale bancario italiano“, spiega l’economista in un convegno a Milano. Che per il nostro Paese, pone come soluzione una via d’uscita che, secondo alcuni, farebbe tornare l’Italia nel mirino degli speculatori (al ribasso) e vanificherebbe gli sforzi fatti dal governo Monti per far cambiare la percezione del nostro Paese presso i mercati.
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L’Italia, è infatti il suggerimento di Bini Smaghi, “dovrebbe chiedere i fondi all’Esm“, il meccanismo di stabilità europea messo in piedi dall’Ue, e “usare i fondi per ricapitalizzare il sistema bancario come ha fatto la Spagna”. Il male dell’Eurozona e in particolare del nostro Paese, ha ricordato l’ex Bce, “è l’essere bancocentrica“, cosicché i tagli dei tassi decisi da Draghi, da ultimo a inizio mese, “non passano perchè il sistema bancario non è così solido come in passato”.
In Europa, e in Italia, “tendiamo a dimenticare questo elemento”, ha continuato, il finanziamento dell’economia dipende dalla salute del sistema bancario e, quindi, dobbiamo risolvere i problemi delle banche e ricapitalizzarle“, soprattutto in quei Paesi, come Italia e Spagna, dove il credito è bloccato. Per Bini Smaghi, la soluzione può avvenire in due modi: “O attraverso il finanziamento del mercato, cosa al momento impossibile, o con un’azione politica molto forte” per la quale “ci vuole coraggio”.
Questo tipo di interventi, ha continuato, “sono molto difficili infatti dal punto di vista politico, soprattutto se si è in periodo elettorale, come abbiamo visto dal caso Mps”, dove tutti hanno garantito che “si è trattato solo di un prestito e che non si sono usati i soldi dei contribuenti”. In periodi come questi è molto difficile, ha concluso Bini Smaghi, trovare soluzioni concrete “perchè i temi politici dominano il dibattito, ma se si vuole uscire dalla crisi è necessario risolvere i problemi delle banche in modo molto più incisivo”. Cosa che in Italia non avviene anche perché ci si mette di mezzo l’orgoglio nazionale e il non voler finire nella lista nera dei Pigs.
