di Gianni Pardo*
Leggiamo in un titolo del “Corriere della Sera”: “Draghi, l’euro è irrevocabile. L’Italia mai fuori dalla moneta unica”. E il sottotitolo prosegue: “Botta e risposta del presidente della Bce con un deputato olandese, alla fine del quale quest’ultimo ha detto: ‘Staremo a vedere, allora’. La replica: ‘Staremo a vedere, di sicuro’ ”. Come si vede parlano due personaggi importanti e vien voglia di chiedersi: “Come mai sono così sicuri di sé, pur essendo in netto disaccordo? E chi ha ragione?” Potrebbe sembrare improbabile che la risposta sia facile ed evidente, ma se è così, il fatto che sembrava improbabile non ha nessuna importanza. È assolutamente certo che se l’euro avesse una tale crisi da dissolversi, ne conseguirebbe anche la dissoluzione dell’Unione Europea. Come è stato detto da tanti, anche ad ammettere che l’euro sia stato un colossale errore, anche ad ammettere che sarebbe stato meglio non crearlo, ormai è inconcepibile eliminarlo di botto, senza prima essersi abbondantemente fasciata la testa. Il prezzo sarebbe troppo alto. Una moneta comune, sganciata da una unione politica, finanziaria e fiscale, non ha senso.
Ciò significa che sarebbe bene prepararne l’eliminazione. Ma questa impresa si presenta talmente impervia, che forse nessuno sa esattamente come fare. Dunque nell’attesa bisogna far sì che l’euro non crolli da solo. Poi – soltanto poi – si potrà pensare ad una soluzione diversa. Ne va dell’Unione Europea. Ne va della pace economica dell’intero Continente. Col tempo così guadagnato si potrà poi progettare una soluzione graduale, se non indolore, almeno la meno dolorosa possibile. Il guaio è che, al solo parlarne, si potrebbe provocare una crisi di Borsa. Se dunque qualcuno se ne sta occupando, da qualche parte in Europa, non verrà certo a dircelo. Ecco perché Mario Draghi – estremamente cosciente di tutto questo – afferma che l’euro non morirà mai: proprio perché teme che muoia domani.
Basterebbe che qualcuno dubiti seriamente (come fa giustamente il suo contraddittore) che possa avere un infarto fulminante. Probabilmente, se fosse mio fratello, mentre nessuno ci sente, Mario Draghi mi confesserebbe che teme che l’euro crolli da un giorno all’altro e lui non sa come rassicurare il mondo. Proprio per questo emette costantemente proclami ottimistici. Ma il primo a non crederci è lui. L’euro è un castello di carte, e si vive nell’angoscia che qualcuno apra la porta e arrivi un refolo di vento. Non è stato “irrevocabile” l’Impero Romano, non sono stati irrevocabili né l’Impero Ottomano né quello Inglese, e non è stato irrevocabile neppure il comunismo sovietico. Dovrebbe essere irrevocabile l’euro, soltanto perché lo dice Draghi? Ecco la risposta alla domanda dell’inizio.
Chi ha ragione? Nessuno dei due. La moneta unica durerà o crollerà, l’Italia rimarrà nell’euro o ne uscirà (o ne sarà sbattuta fuori) secondo ciò che decideranno non la Bce o quel deputato olandese, ma le Borse. Che avrebbero potuto deciderlo già anni fa, che potrebbero deciderlo domani o fra due anni. La nostra vita economica non dipende dalle istituzioni europee o nazionali, dipende dal parere e dalle previsioni degli investitori internazionali, cui nessuno potrebbe mai dare ordini, visto il volume d’affari delle Borse. Se un elefante vi viene addosso, avete soltanto la possibilità di essere schiacciati o si scansarvi; quanto a fermarlo con le vostre forze, non ci pensate neppure. Il dialogo fra questi importanti personaggi in fondo somiglia a quello di una farsa popolare. Uno dice: “Ricordati che tutti dobbiamo morire”. “Tocco ferro, risponde l’altro, parla per te. Io non ho intenzione di morire”. “Ma non dipende da noi. Tutti gli uomini che sono nati duecento anni fa sono morti. Dunque fra duecento anni…” “Ti ripeto che non ho intenzione di morire, dice l’altro. E basta”. “La vedremo”. “La vedremo, appunto”.
*pardonuovo.myblog.it
