Economia
Ue, gli italiani chiedono un salto di qualità su difesa e competitività. E piace la ricetta Draghi sul federalismo pragmatico
Per 6 italiani su 10 servono più poteri alla Commissione (ma riformata). Priorità: potenza tecnologica e industriale; più cautela sulla difesa

UE, italiani per un’Europa più forte: bene mobilità e diritti, restano i nodi su esteri, industria e difesa
Nell’ambito dei grandi sconvolgimenti che attraversano la politica internazionale, torna centrale il tema del ruolo futuro dell’Unione Europea. La percezione degli italiani restituisce un quadro a due velocità: da un lato il riconoscimento dei risultati raggiunti su alcune politiche considerate “fondative”, dall’altro la richiesta di un salto di qualità proprio nei dossier che definiscono il peso geopolitico di un’Unione.

Il bilancio sull’esperienza europea premia soprattutto la libera circolazione di persone e merci e la difesa della democrazia e dei diritti, ambiti nei quali prevalgono i giudizi positivi. Un orientamento favorevole emerge anche su politiche di coesione e aiuti tra Stati, sull’introduzione dell’euro e sulla tutela della concorrenza: settori in cui l’Ue è percepita come un’architettura che ha prodotto benefici tangibili nella vita economica e sociale.

Diverso, invece, il giudizio sulle aree dove l’Europa è chiamata ad agire come attore unitario e come potenza: politica estera comune, pianificazione industriale e difesa. Qui i pareri critici risultano più presenti e l’opinione pubblica segnala, in sostanza, che c’è ancora molto lavoro da fare. La consapevolezza più diffusa è che, per restare competitiva nello scenario globale, l’Europa debba rafforzarsi innanzitutto come potenza industriale e tecnologica, allo stesso livello dei principali player mondiali. Sulla difesa le esitazioni sono maggiori, ma la maggioranza ritiene comunque necessario rendere l’Ue competitiva anche su questo fronte.

Accanto alla valutazione dei risultati e delle priorità strategiche, emerge poi un tema di metodo: per rafforzare il ruolo dell’Unione, è maggioritaria la convinzione che occorra trasferire maggiori poteri decisionali dagli Stati membri alla Commissione europea. Una parte rilevante dell’opinione pubblica, tuttavia, lega questo passaggio alla necessità di riformare l’organo per renderlo più efficace e adeguato alle nuove sfide.

La richiesta complessiva è quindi quella di un’Europa più forte e più in grado di decidere. In questo contesto, la proposta del “Federalismo pragmatico” — l’idea di procedere per coalizioni di Paesi su progetti concreti e su aree specifiche, superando il vincolo dell’unanimità — raccoglie il sostegno di circa metà degli italiani, segnalando una disponibilità significativa verso soluzioni di integrazione più operative e meno bloccate dai veti incrociati. A questo proposito, la soluzione del Federalismo Pragmatico proposta da Draghi ottiene il supporto della metà degli italiani.
