Le riunioni di Ecofin (oggi) e dell'Eurogruppo (domani) rappresentano un serio banco di prova per testare il grado di coesione all'interno dell'eurozona, messa a dura prova sia da una ripresa fiacca e già contaminata dai sintomi di deflazione, sia dalle spinte crescenti a rifiutare la medicina dell'austerity. Riunioni che devono cercare di stendere una piattaforma di regole da far approvare dal Parlamento europeo prima della fine dell'anno, in tempo utile prima che decada in primavera e si vada a nuove elezioni.

Il nodo da sciogliere,  dopo l'accordo sulla sorveglianza e in attesa dell'intesa sullo schema unico
di garanzia dei depositi, è di quelli grossi: in ballo ci sono infatti le modalità di intervento per i salvataggi bancari. Gli Stati di Eurolandia sono divisi sia sull'attribuzione dell'autorità di liquidazione o ristrutturazione delle banche sia sulla creazione di un fondo europeo con cui finanziare le operazioni di salvataggio. E sul cosiddetto fondo di risoluzione finanziato con i contributi delle banche le posizioni sono, al momento, divergenti. Gli attriti principali arrivano dai tedeschi che non vogliono, con molti istituti europei pieni di titoli di Stato (a cominciare da quelli italiani) che diventi un salvataggio surretizio dei governi.

Non a caso, Il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, ha ribadito in un'intervista il suo scetticismo nei confronti del piano Omt (il piano di acquisti illimitati di titoli di Stato sul mercato secondario da parte della Bce), già ampiamente criticato quando messo in campo. Weidmann ha rilevato che se non ci fosse stato "i governi avrebbero dovuto agire più rapidamente per affrontare le causa alla radice della crisi". Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha però sottolineato di recente come il bail in delle banche dovrebbe prevedere un doppio paracadute: quello privato (voluto dai tedeschi ma osteggiato dagli italiani), e quello pubblico, sia a livello nazionale, sia europeo. Una "blindatura" necessaria a rassicurare i mercati in vista degli stress test e per non innescare nuove tensioni sugli spread.

Proprio ciò che vorrebbe evitare anche il Tesoro, che nel 2014 dovrà andare a caccia di 329 miliardi di euro (104 miliardi nei primi sei mesi, 225 nella seconda metà dell'anno), una cifra necessaria a coprire l'ammontare di bond in scadenza. I calcoli, effettuati da Unimpresa in base ai dati del ministero dell'Economia, non tengono conto di due variabili tanto fondamentali quanto al momento non prevedibili: la prima è strettamente legata all'andamento dei differenziali di rendimento, da cui dipendono gli interessi da corrispondere al momento del collocamento. Grazie alla loro sostanziale stabilità, nelle ultime aste 2013 si è assistito a un contenimento dei rendimenti che fa ben sperare per il prossimo. Sempre che la seconda variabile, ovvero l'instabilità politica, non riaccenda la febbre da spread.

Intanto, sull'Unione bancaria, è intervenuto il presidente del Consiglio Enrico Letta a un convegno a Milano a cui partecipa anche il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso. "A Bruxelles diremo che l'Unione bancaria deve essere raggiunto: l'unione bancaria, lo so, non evoca un sogno ma è indispensabile": lo ha detto. "L'Italia sarà un Paese all'avanguardia per i prossimi dieci anni", ha aggiunto Letta parlando della
necessità di rilanciare il sogno europeo nel prossimo decennio. "La prossima campagna elettorale europea", infatti, ha aggiunto il presidente del Consiglio, "ci faràcapire quale impostazione si vuole, se c'è un sogno condiviso per l'Europa tra dieci anni", ovvero "qual è l'obiettivo dell'Europa, il sogno europeo tra dieci anni".

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Economia
Ministri Fabrizio Saccomanni
 

Le riunioni di Ecofin (oggi) e dell'Eurogruppo (domani) rappresentano un serio banco di prova per testare il grado di coesione all'interno dell'eurozona, messa a dura prova sia da una ripresa fiacca e già contaminata dai sintomi di deflazione, sia dalle spinte crescenti a rifiutare la medicina dell'austerity. Riunioni che devono cercare di stendere una piattaforma di regole da far approvare dal Parlamento europeo prima della fine dell'anno, in tempo utile prima che decada in primavera e si vada a nuove elezioni.

Il nodo da sciogliere,  dopo l'accordo sulla sorveglianza e in attesa dell'intesa sullo schema unico
di garanzia dei depositi, è di quelli grossi: in ballo ci sono infatti le modalità di intervento per i salvataggi bancari. Gli Stati di Eurolandia sono divisi sia sull'attribuzione dell'autorità di liquidazione o ristrutturazione delle banche sia sulla creazione di un fondo europeo con cui finanziare le operazioni di salvataggio. E sul cosiddetto fondo di risoluzione finanziato con i contributi delle banche le posizioni sono, al momento, divergenti. Gli attriti principali arrivano dai tedeschi che non vogliono, con molti istituti europei pieni di titoli di Stato (a cominciare da quelli italiani) che diventi un salvataggio surretizio dei governi.

Non a caso, Il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, ha ribadito in un'intervista il suo scetticismo nei confronti del piano Omt (il piano di acquisti illimitati di titoli di Stato sul mercato secondario da parte della Bce), già ampiamente criticato quando messo in campo. Weidmann ha rilevato che se non ci fosse stato "i governi avrebbero dovuto agire più rapidamente per affrontare le causa alla radice della crisi". Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha però sottolineato di recente come il bail in delle banche dovrebbe prevedere un doppio paracadute: quello privato (voluto dai tedeschi ma osteggiato dagli italiani), e quello pubblico, sia a livello nazionale, sia europeo. Una "blindatura" necessaria a rassicurare i mercati in vista degli stress test e per non innescare nuove tensioni sugli spread.

Proprio ciò che vorrebbe evitare anche il Tesoro, che nel 2014 dovrà andare a caccia di 329 miliardi di euro (104 miliardi nei primi sei mesi, 225 nella seconda metà dell'anno), una cifra necessaria a coprire l'ammontare di bond in scadenza. I calcoli, effettuati da Unimpresa in base ai dati del ministero dell'Economia, non tengono conto di due variabili tanto fondamentali quanto al momento non prevedibili: la prima è strettamente legata all'andamento dei differenziali di rendimento, da cui dipendono gli interessi da corrispondere al momento del collocamento. Grazie alla loro sostanziale stabilità, nelle ultime aste 2013 si è assistito a un contenimento dei rendimenti che fa ben sperare per il prossimo. Sempre che la seconda variabile, ovvero l'instabilità politica, non riaccenda la febbre da spread.

Intanto, sull'Unione bancaria, è intervenuto il presidente del Consiglio Enrico Letta a un convegno a Milano a cui partecipa anche il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso. "A Bruxelles diremo che l'Unione bancaria deve essere raggiunto: l'unione bancaria, lo so, non evoca un sogno ma è indispensabile": lo ha detto. "L'Italia sarà un Paese all'avanguardia per i prossimi dieci anni", ha aggiunto Letta parlando della
necessità di rilanciare il sogno europeo nel prossimo decennio. "La prossima campagna elettorale europea", infatti, ha aggiunto il presidente del Consiglio, "ci faràcapire quale impostazione si vuole, se c'è un sogno condiviso per l'Europa tra dieci anni", ovvero "qual è l'obiettivo dell'Europa, il sogno europeo tra dieci anni".

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