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Economia

Di Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

Cassandra non era creduta perché annunciava disastri; il fatto che poi si verificassero non cambiava le cose perché l’ottimismo può essere infondato senza essere irragionevole. L’uomo al quale viene diagnosticato un devastante tumore maligno mentre ancora si sente in perfetta forma non può evitare uno speranzoso scetticismo. Ciò spiega la situazione dell’Europa. L’Eurostat  (l’Istat del’UE) ha pubblicato i dati per il 2012, da allora la situazione è ulteriormente peggiorata e tuttavia i governi, la pubblicistica europea, e perfino le Borse ci parlano di un futuro roseo.

In realtà l’Italia aveva un debito pubblico pari al 127% del pil (1.989.432.000.000.000 €) e non è che gli altri stessero benissimo: la Francia era al 90%, la Spagna all’86%, la Grecia al 156,9%, il Portogallo al 124,1%, l’Irlanda al 117,7% e la stessa virtuosa Germania all’81%. Un debito che non sarà mai rimborsato perché nessuno Stato – per esempio la Francia - può permettersi di non vivere per undici mesi, versando ai creditori assolutamente tutta la ricchezza che produce, per riprendere poi a respirare undici mesi dopo. Per l’Italia (127%) si tratterebbe di quindici mesi e per la Grecia addirittura a diciannove. Attualmente l’insieme dei creditori compra i titoli per lucrare gli interessi contando sul fatto che il sistema non scoppierà prima dell’incasso del capitale. E infatti gli interessi calano e le Borse prosperano. E nessuno si preoccupa della diagnosi infausta. Come quel tale che, cadendo dal decimo piano, all’altezza del terzo diceva ancora: “Fin qui tutto bene”. Con la differenza che chi, cadendo dal decimo piano, è arrivato al terzo, sa di avere ancora tre piani, mentre per il debito pubblico non si sa da quale piano si stia cadendo e non si sa quanti ne rimangano. Un giorno o l’altro qualcuno avrà qualche brutta sorpresa.

Nella realtà il debito pubblico nel suo complesso aumenta e la situazione non solo è pessima, ma continua a peggiorare. La Spagna ha sforato sul previsto deficit del 3% arrivando al 10,6%, la Grecia è al 9%, l’Irlanda all’8,2, Portogallo e Cipro sono al 6,4% e la stessa Francia (cui è stata tolta la tripla A)  è al 4,8%. L’Italia, che ha potuto vantarsi del suo 3% conforme ai trattati, ha pagato e paga questa prodezza con una tragica depressione. Chissà se ha fatto un affare.

Il nostro problema è il modello produttivo. Nell’anno in cui Monti ci ha salvati dal disastro, secondo lui, la spesa pubblica è stata pari al 50,6% del pil e le entrate pari al 47,7%. Cioè lo Stato ha speso più di tutti i cittadini messi insieme. E pur avendo portato la pressione fiscale ad un assurdo 47,7% del pil, è rimasta una differenza che è stata colmata con un ulteriore aumento del debito pubblico.

E dire che l’Italia, mentre comincia a morire di fame, si permette gesti di generosità. Il contributo versato per le operazioni di salvataggio dei Paesi dell’eurozona ha pesato infatti per un valore del 2,4% del pil. E qui bisogna fare un po’ di conti. Se il debito pubblico è di 1.989.432 milioni di euro, e questo è il 127% del pil, questo pil si otterrà dividendo la somma per 127 e moltiplicandola poi per cento.  Il 2,4% del risultato è 37.595 milioni di euro, cioè più di trentasette miliardi di euro, mentre qui ci scanniamo per due o tre miliardi di Imu. Qualcuno dirà che questa somma domani potrebbe essere d’aiuto anche per noi, se fossimo in difficoltà, ma è falso. È facile vedere perché. L’Italia si svena in un momento in cui avrebbe bisogno anche dell’ultimo centesimo e invece, se ci fosse una crisi internazionale, non ci sarebbe fondo di salvataggio che potrebbe bastare. Se i mercati si allarmano, e una volta o l’altra lo faranno, non ci sarà barba di Banca Europea, di Federal Reserve o di Paperon de’ Paperoni che possa parare la botta. Quando qualcuno d’importante temerà seriamente di non avere il tempo di ricuperare i capitali e comincerà a vendere i suoi titoli, basterà che gli altri lo imitino e sarà la fine dell’Unione monetaria europea. I capitali che si muovono nei mercati del mondo sono troppo grandi perché perfino l’insieme dei governi possa frenarli. Sarebbe come tentare di arginare le cascate del Niagara. Dunque quei trentasette miliardi avremmo fatto bene a spenderli qui, ora e subito. Ché tanto, quando ci sarà da morire, moriremo tutti.

Siamo in caduta libera ed è evidente – almeno a Cassandra – che sperare nell’abolizione della legge di gravità è un eccesso di ottimismo. La Germania sbaglia, se crede di essere in una botte di ferro. Già le centinaia di miliardi di titoli altrui che detiene potrebbero volatilizzarsi. E comunque, se alcuni piani del palazzo implodono, non è che chi sta sopra non subisca conseguenze.

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