“La crisi coinvolge circa 10.000 lavoratori a fronte di una prospettiva di ricollocazione in aree dismesse o in percorsi di reindustrializzazione che appaiono oggi del tutto inadeguati e irrealistici solo su carta”. Lo dice sull’ex Ilva la Fim Cisl, con Ferdinando Uliano, segretario generale, e Valerio D’Alò, segretario nazionale, dopo il vertice di oggi a Palazzo Chigi. “Quello che bisogna fare – dice la Fim Cisl – è il ritiro immediato dei licenziamenti; la tutela della continuità produttiva attraverso un piano straordinario che superi il ciclo a carbone passando a quello elettrico. L’area a caldo deve restare attiva ma rispettando ambiente e salute, senza nuocere a lavoratori e cittadini. Spegnerla prima di realizzare i nuovi impianti a ciclo elettrico e i piani di transizione, significa condannare lo stabilimento alla morte industriale insieme a tutto il territorio, pregiudicando anche la tenuta economica dell’indotto a freddo”.
“C’è poi il tema del rafforzamento degli ammortizzatori sociali, della formazione e degli strumenti straordinari che devono essere disponibili ed esigibili per salvaguardare tutti i lavoratori di AdI in A.S, Ilva in A.S, appalto e indotto, oltre a misure che salvaguardino la sicurezza dei lavoratori che operano all’interno dei siti” proseguono Uliano e D’Aló.
“La drammaticità della situazione – dicono – richiede ammortizzatori adeguati e tutele forti per tutti i lavoratori, sia diretti che dell’appalto, accompagnati da veri piani di formazione per la transizione ecologica. Infine – rilevano Uliano e D’Alò della Fim – non è trascurabile la questione delle bonifiche senza produzione. L’esperienza di altre situazioni, Bagnoli ricorda, dimostra che la chiusura degli impianti, senza programmi per avviare le bonifiche, si traduce spesso in decenni di attesa e degrado. Le bonifiche funzionano e si integrano se c’è un’attività produttiva attiva a sostenerle”.
“Il sindacato – prosegue – chiede al Governo e alle istituzioni di assumersi la massima responsabilità di un piano straordinario che coniughi tutela della salute, rispetto dell’ambiente e salvaguardia della produzione e dell’occupazione, scongiurando forzature che comprometterebbero irreversibilmente il futuro del polo industriale e di un intero territorio. La mobilitazione – conclude la Fim Cisl – continuerà ad essere alta fino a quando non arriveranno risposte concrete e vincolanti per la salvaguardia dei posti di lavoro”.


