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Ex Ilva, da Jindal una proposta vincolante per rilevare l’intero asset. Così il gruppo indiano è in pole per prendersi l’acciaieria

La proposta sarebbe paragonabile a quella del fondo americano Flacks e potrebbe cambiare il confronto in atto per la vendita della società italiana

Ex Ilva, da Jindal una proposta vincolante per rilevare l’intero asset. Così il gruppo indiano è in pole per prendersi l’acciaieria
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Ex Ilva, Jindal avanza una proposta vincolante per rilevare l’intero asset

Una proposta vincolante per rilevare l’intero asset dell’ex Ilva è stata presentata ieri ai commissari di Ilva e Acciaierie d’Italia. Lo scrive l’Ansa che apprende la notizia da fonti vicino al dossier che sottolineano come la proposta sarebbe paragonabile a quella del fondo americano Flacks e potrebbe cambiare il confronto in atto per la vendita della società italiana. Secondo quanto si apprende, inoltre, negli ultimi giorni sarebbero stati chiesti al gruppo Flaks integrazioni sostanziali alla proposta per quanto riguarda due aspetti: da una parte sul piano industriale, dall’altra sulla solidità finanziaria alla luce degli investimenti che serviranno in futuro per l’acquisto di forni elettrici e per le bonifiche previste. Il fondo americano avrebbe però detto di aver bisogno di ulteriore tempo.

Il commento di Turco (M5S)

Quanto sta accadendo sull’ex Ilva è gravissimo e non più tollerabile. Il mancato rispetto della scadenza da parte di Flacks, con la presentazione di un’offerta ancora incompleta e priva degli elementi essenziali, certifica il fallimento di una gestione che il Governo ha condotto con superficialità e irresponsabilità“, ha dichiarato Mario Turco, vicepresidente del M5S e componente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. 

“Non siamo di fronte a un semplice ritardo, ma all’ennesima dimostrazione di una trattativa costruita su presupposti fragili, senza le necessarie garanzie finanziarie e industriali, e accompagnata da un atteggiamento inspiegabilmente indulgente da parte delle strutture ministeriali. Si è scelto consapevolmente di concedere tempo a un soggetto che oggi ammette di non essere pronto. Una scelta politica precisa, che porta nomi e cognomi: il ministro Urso, la presidente del Consiglio, sempre assente, e l’intero governo. Il rischio, ora, è che questo cerino acceso esploda nelle mani di lavoratori, imprese dell’indotto e di un’intera città. Taranto non può continuare a essere ostaggio di annunci e illusioni di un ministro che ha dimostrato nei fatti la sua incapacità. Il governo si assuma immediatamente le proprie responsabilità e dica con chiarezza al Paese quali sono le reali condizioni dell’operazione e quali garanzie esistono. Continuare così significa portare il sistema industriale e sociale di Taranto verso un punto di non ritorno”, conclude Turco.