La sindaca Salis in strada con gli operai dell’ex Ilva: il 15 novembre è la data che fa tremare Genova
Una giornata di sciopero e mobilitazione coinvolge oggi i dipendenti di tutti gli stabilimenti italiani di Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva. Al centro della protesta c’è il piano che prevede lo spegnimento del ciclo produttivo a caldo, sostenuto dal governo, con ripercussioni anche sui siti settentrionali a partire dal 15 novembre. A Genova il concentramento è scattato intorno alle sette davanti ai cancelli di Cornigliano. Da lì gli operai hanno dato vita a un corteo diretto verso il centro: prima tappa alla stazione di Cornigliano, poi il percorso lungo via Cantore, in direzione levante, fino alla Prefettura.
Sfilano anche il presidente della Regione Marco Bucci con l’assessore Alessio Piana, la sindaca Silvia Salis con il vice Alessandro Terrile, i parlamentari Valentina Ghio, Luca Pastorino e Annamaria Furlan, oltre ai presidenti di Municipio Fabio Ceraudo (Medio Ponente) e Simona Cosso (Centro Est).
Il rischio per il Nord
Le preoccupazioni riguardano soprattutto Genova, Novi Ligure e Racconigi. Dal 15 novembre, stando a quanto annunciato, non arriverebbero più i coils, i rotoli d’acciaio che alimentano le linee di lavorazione: una mancanza che mette a rischio la continuità delle attività e i posti di lavoro dell’indotto. Il nodo resta comunque lo stop del ciclo a caldo nello stabilimento pugliese, cioè altoforni e cokerie, la fase iniziale della filiera siderurgica, imposto da provvedimenti giudiziari per ragioni ambientali. Senza l’acciaio prodotto a Taranto, i siti che si occupano delle lavorazioni successive rischiano di restare senza materia prima.
Per Cornigliano, sindacati metalmeccanici e istituzioni locali chiedono una soluzione alternativa: approvvigionarsi di acciaio da altri produttori, così da scongiurare la cassa integrazione, che potrebbe coinvolgere tutti i circa 900 lavoratori dello stabilimento.


