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Economia
"Quote rosa fondamentali per la ripresa": la lettera di Alessia Mosca ad Affari
alessia mosca 500
 

Gentile Astone,

in veste di capolista di un collegio, quello del Nordovest, che comprende le regioni dell'ex-triangolo industriale – Lombardia, Piemonte e Liguria – vorrei rispondere alle questioni che lei pone sulla ripresa delle imprese produttive.

L'Italia è ormai scesa al 49esimo posto per competitività e ben al 137esimo posto su 148 Paesi in fatto di rigidità delle relazioni industriali. Si tratta, dunque, di un tema enorme al quale cui, pur essendomi  sempre occupata di lavoro nell'ambito della mia attività politica, come segretaria della Commissione lavoro dal 2008 al 2013, non ho certo la pretesa di dare  risposte risolutive.

Ma, come ho scritto nelle conclusioni del mio libro "Un'Europa a misura d'Italia", soprattutto in questo ambito è l'Europa a poter dare un indirizzo chiaro all'Italia a livello di politica industriale. La Commissione europea ha indicato nel quadro di “Europa 2020” quattro priorità sulle quali devono convergere le azioni dei singoli Stati: investimenti nelle nuove tecnologie e nell’innovazione, miglioramento delle condizioni di mercato, sostegno all’accesso al credito, sostegno agli investimenti in capitale umano e competenze. In particolare nel settore degli investimenti in ambito energetico, dove i prezzi elevati costituiscono uno dei fattori della perdita di competitività dell’UE, e nella modernizzazione della pubblica amministrazione l’Italia è molto in ritardo rispetto a Francia, Germania e Gran Bretagna.

Parliamo di ciò che veramente conta in Italia: le fabbriche
Leggi l'articolo di Filippo Astone

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Molti degli obiettivi di “Europa 2020” fuoriescono, tuttavia, dalla politica industriale in senso stretto, per affrontare anche problemi che  condizioneranno profondamente l’evoluzione del nostro futuro e sui quali l’Europa potrà giocare un ruolo da protagonista, condizionando profondamente i risultati.

Ricordo, ad esempio, che il nostro Paese è all’ultimo posto in Europa per diffusione della banda larga ad alta velocità e nell’utilizzo di servizi pubblici online, mentre si piazza al penultimo posto (dopo di noi, la Bulgaria), per la percentuale di e-commerce da parte delle aziende. Persino gli acquisti online registrano percentuali molto basse: poco sopra il 18% del totale, a fronte di un obiettivo europeo del 50% entro il 2015. La commissione Politiche europee alla Camera dei deputati ha indicato questo tema tra le priorità da affrontare, ribadendo la richiesta che il completamento dell’Agenda digitale sia al centro della strategia italiana per il semestre di presidenza, insieme al rafforzamento delle infrastrutture digitali e all’investimento nelle competenze digitali, la promozione di progetti di lungo termine come il cloud computing e gli open data, la modernizzazione del ruolo della PA nella diffusione di servizi digitali innovativi.

Aggiungo infine che anche le politiche di genere rientrano in quel processo di allargamento dei diritti e di trasformazione culturale che l'Europa promuove. Nel novembre 2009, al momento della presentazione della prima proposta delle legge Golfo-Mosca alla Camera, la sottorappresentanza femminile ai vertici delle società era talmente evidente da porre l’Italia agli ultimi posti delle classifiche europee e internazionali. Non si tratta solo di una questione democratica, ma, come ha detto la Vice Presidente della Commissione Europea Viviane Reading “la legge risponde ad un’esigenza economica”. Le proposte di legge in tema di parità di accesso agli organi delle società sorgono dalla convinzione che il sostegno all’occupazione e alla carriera femminile sia un presupposto necessario per la crescita e lo sviluppo dell’intero sistema produttivo.

La proposta di legge che lei definisce inutile è nata, quindi, dalla convinzione che il sostegno all’occupazione e alla carriera femminile sia un presupposto necessario per la crescita e lo sviluppo dell’intero sistema produttivo.

Alessia Mosca

Gentile Onorevole Alessia Mosca,

La ringrazio per il suo intervento, che sposo in pieno dalla riga 1 alla riga 13. Meno male che che ci sono persone come Lei, sensibili e attente a questi temi. L'auspicio è che - a livello europeo e italiano - si riesca finalmente a condurre una politica industriale, e a proteggere e valorizzare le migliori fabbriche.

Le ultime 4 righe, invece, sono da respingere totalmente. Mi sembrano infatti la risposta sbagliata a un problema sacrosanto. La minor presenza delle donne ai piani alti della società non si risolve con "politiche di genere" che creano un privilegio di genere per alcune donne - spesso inadeguate fino al punto di diventare delle macchiette - che conquistano posti che non meritano e che gestiscono male.

Si risolve invece tutelando i diritti di quelle che nel mio secondo articolo ho chiamato "donne della realtà", e dando loro delle concrete chances di crescita culturale, professionale e civile. Chances che, purtroppo non hanno

Per superare il presunto gap di genere, in altre parole, si deve lavorare dal basso, con processi più faticosi e a lungo termine, ma sicuramente efficaci. Le "quote rosa", come sono popolarmente definite, mi sembrano invece una risposta sbrigativa, molto di immagine, qualcosa che sembra incidere molto ma in realtà serve a poco. Anzi, forse peggiora la situazione complessiva delle "donne della realtà", la delegittima.

Comunque, se lo desidera, sarò lieto di discutere personalmente con Lei - magari in occasione di un articolo o di una intervista - di questi e di altri argomenti così importanti per il nostro dibattito
politico, economico, culturale e civile.
 

Con stima

Filippo Astone
Tags:
alessia moscafabbricheueeuropa
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