Facebook starebbe attivamente cercando un accordo con le maggiori società musicali per trovare un accordo che consenta agli oltre 2 miliardi di utenti del principale social network mondiale di inserire video coperti da copywright nei propri post, senza dover perdere tempo a rimuovere contenuti “illegali”. Sono le ultime indiscrezioni sul gruppo fondato da Mark Zuckerberg che arrivano da Oltreoceano.
Per acquistare i relativi diritti il social network sarebbe pronto a spendere alcune centinaia di milioni di dollari l’anno e l’offerta sembra tentare molto le major, tra cui Universal Music (che fa capo a Vivendi, società controllata dal finanziere bretone Vincent Bolloré che in Italia ha una partecipazione del 23,94% in Telecom Italia ed una del 29,94% in Mediaset), che così riuscirebbero a ottenere una qualche forma di pagamento per contenuti musicali condivisi dagli utenti del social network.
Parallelamente Facebook starebbe anche lavorando, secondo quanto riferisce l’agenzia Bloomberg, ad un software che consenta di “flaggare” i video musicali che violano il copywright, ma perchè il sistema entri in funzione occorrerebbero almeno un paio d’anni: fino ad allora le etichette musicali dovranno, sia pure a malincuore, accontentarsi e chiudere un occhio, essendo preferibile intascare qualche centinaia di milioni di dollari tutte insieme che non dover ciascuna spenderne decine per cercare di arginare il fenomeno della “pirateria” musicale online.
Ma la difesa del diritto d’autore non è l’unico motivo che muove Facebook: accordandosi con le major musicali il social network potrà provare a lanciare una sfida a Youtube come maggiore piattaforma mondiale di video generati (e condivisi) dai propri utenti, concentrandosi sulla crescita di Watch, il nuovo hub per i contenuti video in fase di messa a punto in questi mesi.
Youtube, che in questi giorni si è rifatta il trucco con un nuovo layout, significa Alphabet (ossia Google), il che fa subito capire che lo scontro vero sarà sui miliardi di dollari di pubblicità online che i contenuti video riuscireanno a catturare.
Nessun inserzionista pubblicitario, infatti, è contento di investire migliaia o milioni di dollari in piattaforme che potrebbero far apparire i contenuti pubblicitari tra contenuti “piratati” dagli utenti, per questo entrambi i contendenti stanno cercando in tutti i modi di risolvere il problema, per poter poi spingere sull’acceleratore della raccolta pubblicitaria. Sarà interessante vedere se la battaglia per il predominio della pubblicità in rete porterà qualche beneficio anche agli utenti che creano contenuti.
Finora è stato così solo in termini aggregati, mentre il valore della singola pagina vista è progressivamente crollato, mettendo in crisi il business model di chi produce contenuti a fronte di ricavi legati unicamente alla pubblicità: cambierà qualcosa in futuro, almeno per quanto riguarda i video? Si vedrà, per intanto i risultati di Facebook continuano a battere le attese del mercato e il titolo a salire: da inizio anno ha guadagnato oltre il 48%, contro il 19% scarso di Alphabet e il 10% circa dell’indice S&P500.
Luca Spoldi

