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Economia

Morire di credito. Mentre le imprese aspettano che lo Stato paghi i propri debiti, le imprese continuano a fallire: dall'inizio della crisi sono fallite 15 mila aziende a causa dei ritardi dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione. A seguito di queste chiusure, il numero dei posti di lavoro persi si aggirerebbe attorno alle 60mila unità. A stimarlo è la Cgia di Mestre.

"Si tratta di dati molto preoccupanti, che mettono in luce gli effetti negativi sul tessuto produttivo ed occupazionale italiano dei ritardati o mancati pagamenti (siano essi imputabili a committenti privati o a quelli pubblici)", avverte la Cgia".

Visto che il 95% delle imprese in Italia ha meno di 10 addetti, "l'eventuale - ricorda la Cgia - sblocco di una parte importante dei 91 miliardi di euro di arretrati che la Pubblica amministrazione conta nei confronti delle imprese, gioverebbe a tutto il sistema economico e in particolar modo alle piccole realtà imprenditoriali".

Ogni ora è decisiva. In Veneto sono fallite mille imprese metalmeccaniche fra il 2009 e il 2012. A sostenerlo la Fim-Cisl, che tiene il suo congresso regionale. La presenza del settore metalmeccanico nella Regione, dove rimane particolarmente rilevante nell'area centrale, con il 66% delle aziende che ha sede nelle province di Padova, Vicenza e Treviso, e' oggi costituita da un insieme di 22.400 imprese di cui circa 1.000 hanno piu' di 50 dipendenti e all'appello mancano proprio mille aziende.

Sul fronte occupazione, invece, il segno meno a dicembre 2011 aveva già toccato quota 22mila, mentre nel 2012 sono andati persi 4mila posti di lavoro. Gli occupati, oltre 255 mila nel 2008, erano scesi a 233mila nel 2011. A farne le spese soprattutto l'occupazione femminile (-6mila donne) e quella giovanile, con gli under30 scesi del 30%. "Il settore ha ancora molte carte da giocarsi La metalmeccanica veneta condivide con il settore delle costruzioni i maggiori danni produttivi ed occupazionali determinati dalla crisi. Ciononostante mantiene forti potenzialita' di ripresa che vanno sostenute a tutti i livelli - afferma Michele Zanocco, segretario regionale uscente della Fim Cisl -. La Fim fara' fino in fondo la sua parte nelle aziende per migliorarne la competitivita' e per non perdere altro lavoro. Serve pero' anche una politica nazionale che dia fiato a tutto il manifatturiero italiano. E' questo il tema centrale del nostro congresso".

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