Fanno bene a parlare di “scommessa” i sindacati italiani a proposito della fusione fra Fiat-Chrysler e Peugeot. E la scommessa della creazione del quarto gruppo mondiale dell’auto in grado di sfornare 8,7 milioni di veicoli all’anno è quella sulla piena occupazione. Già perché dei 199 mila dipendenti che Fca ha in giro per il mondo, 34.125 sono italiani di cui 11.824 sono in esubero temporaneo. Quindi se John Elkann e Carlos Tavares manterranno gli impegni di non chiudere nessun stabilimento e di non procedere a licenziamenti, tutte queste tute blu italiane rimarranno in organico.

(fonte: Fiom)
La sfida sarà quella di utilizzare parte dei 3,7 miliardi dei risparmi da sinergia per effettuare nuovi investimenti e saturare la capacità produttiva di tutte le fabbrice della galassia Fca in Italia. Siti che al momento sfornano poco meno di 700 mila veicoli l’anno (su una capacità potenziale di un milione e mezzo di quattroruote prodotte).
Osservando i dati sull’impiego della forza lavoro negli stabilimenti Fca, fra quelli grandi soltanto le fabbriche di Cassino e la Sevel di Atessa lavorano a pieno regime, senza ricorrere a una decurtazione dell’orario dei rispettivi 3.750 e 6.800 dipendenti. Tutti glu altre siti produttivi sono costretti a ricorrere in massa agli ammortizzatori sociali, fra contratti di solidarietà, cassa integrazione straordinaria e cassa integrazione in deroga. Ammortizzatori che in alcuni casi durano da più di 10 anni.
@andreadeugeni


