Fiat Chrysler Automobiles, i sindacati sono in pre-allarme: il timore è che, pochi mesi dopo la scomparsa di Sergio Marchionne, il manager in pullover blu che certo non era mai stato tenero con la “triplice” (famosi gli scontri legati alla chiusura dello stabilimento di Termini Imerese prima e all’adozione di un nuovo modello contrattuale negli stabilimenti italiani poi), il suo successore, il manager britannico Mike Manley, possa avere ancora meno riguardi per l’italianità della produzione.
Dopo cinque anni di crescita, del resto, continua la produzione negli stabilimenti italiani di Fca è in calo ad eccezione di Melfi e della Sevel di Atessa, in Abruzzo. Nei primi nove mesi del 2018, secondo i dati illustrati dal segretario nazionale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, il calo è del 3,6% rispetto allo stesso periodo del 2017, con un peggioramento rispetto al -2,5% annuo sei primi sei mesi dell’anno.

Vero è che il 2017 aveva rappresentato, almeno in termini di volumi, l’anno migliore sin dal periodo pre-crisi del 2013 con un +76%, ma preoccupa i sindacati il nuovo ricorso agli ammortizzatori sociali: se nel 2014 la cassa integrazione era arrivata a coinvolgere oltre il 27% dei 66.200 dipendenti italiani di Fca, a fine 2017 si era scesi all’8% mentre ora, sempre secondo una stima di Fim Cisl, si è tornati a superare l’11%.
Per Mirafiori e Pomigliano, in particolare, sarebbe già “emergenza” perché tra un anno gli ammortizzatori sociali finiranno ed è dunque urgente “accelerare i tempi lanciando le produzioni, le nuove motorizzazioni e gli investimenti sulla guida autonoma”. Per il momento Fca non si scompone e rassicura: a Melfi (dove si producono Jeep Renegade e Fiat 500X) stanno già partendo le attività per produrre la nuova Jeep Renegade Plug-in hybrid electric vehicle (Phev), il cui lancio sul mercato è previsto nel primo semestre del 2020 e che prevede un investimento del gruppo di 200 milioni di euro.

Sarà, ribattono dal sindacato, ma intanto per via di “difficoltà relative ai mercati” già dal prossimo 15 ottobre e fino al 31 gennaio 2019 nello stabilimento potentino verrà attuato un contratto di solidarietà che coinvolgerà quasi 6.900 dei circa 7.400 dipendenti “con una possibile riduzione dell’orario di lavoro del 48% e un esubero dichiarato di 3.297 lavoratori”.
Cifre messe nero su bianco nell’accordo aziendale siglato da Fca con Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcf e che appaiono peggiori rispetto a quelle previste ancora a luglio: all’epoca infatti si parlava di coinvolgere 5.857 lavoratori a rotazione, con una possibile riduzione dell’orario di lavoro di solo un 28%, pari ad un esubero di 1.640 unità. Se questa è la situazione a Melfi, nel polo produttivo torinese, dove un rallentamento si era già notato a fine 2017, lo scenario non appare certo più roseo. La produzione del suv Maserati Levante a Mirafiori nei primi nove mesi del 2018 è calata da 26.000 a 16.000 unità, a luglio si è interrotta a 9.857 esemplari la produzione dell’Alfa Romeo Mito, uscita di produzione insieme alla Fiat Punto.
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A Grugliasco la produzione della Maserati Quattroporte è calata da 3.283 a 2.485 unità e quella della Ghibli da 10.729 a 8.722. A Pomigliano, infine, si è solo iniziato a definire il percorso di preparazione dello stabilimento in vista del nuovo modello che affiancherà la Panda attualmente prodotta in Campania ma che già Marchionne, lo scorso marzo, aveva anticipato sarebbe stata trasferita altrove entro la fine del 2020.
Tra le incertezze legate al tramonto delle motorizzazioni diesel, i ritardi accumulati sul terreno dell’auto elettrica, le minacce legate ai dazi di Trump (che per la verità colpiscono più direttamente i concorrenti tedeschi ma certamente creano un clima di tensione che non aiuta) e il rischio di un rallentamento della crescita globale anche a seguito di una possibile guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina (con inevitabili conseguenze anche sull’Europa), Manley si troverà a gestire una “patata bollente” e dovrà al tempo stesso dimostrare la fermezza di Marchionne nel tenere dritta la barra del timone e una certa capacità diplomatica nel rassicurare i sindacati circa la perdurante “centralità” degli stabilimenti italiani.
Un compito non certo agevole, anche se per ora nessuno sembra voler gettare benzina sul fuoco, tanto che dopo la conferma dell’avvio della produzione delle Jeep ibrida a Melfi dai sindacati sono giunte parole di apprezzamento, come quelle del segretario generale della Fim Cisl, Giorgio Bentivogli, che parla di “forte segnale della centralità dell’Italia nelle strategie future del gruppo Fca e del nuovo amministratore delegato Mike Manley”. Mentre appare più cauta l’apertura di Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic Confsal, che chiede all’azienda di “aprire una discussione sulle tempistiche e per avere più certezze anche sull’assegnazione dei nuovi modelli negli altri stabilimenti”.
Luca Spoldi
