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Economia
Fca, ora si fa avanti Renault-Nissan.Le richieste di Elkann e l'operazione CR7
Foto: LaPresse

“Ogni Fiat è 500% Fiat”, era lo slogan di un’originale campagna vendite di casa Agnelli del 2008, che aveva come scopo di mettere in mostra il grande cambiamento della casa d’automobilistica che aveva come fulcro del rilancio la nuova 500, un modello, riveduto, che racchiude i valori dell’eccellenza che appartengono da oltre un secolo alla casa automobilistica italo americana.

Manley elkann ape

 

Sono passati oltre 10 anni da quello slogan che apparteneva alla prima era Marchionne, quella dell’industriale che aveva puntato tutto su un unico modello per rilanciare il brand Fiat, tutto sulla 500. Sono passati 10 anni e molte cose sono cambiate, innanzitutto il nome, oggi Fiat non esiste più, c’è Fca, è cambiata la residenza, oggi Fca è un’azienda internazionale che ha sede in Olanda, ma che ha gran parte dell’apparato industriale spostato in Usa, sono cambiate le dimensioni, Fca è più grande, ma non ancora abbastanza grande, e soprattutto è cambiato il comandante in capo, al compianto Marchionne, deceduto, c’è ora Manley. Da un italo americano, ora c’è un americano puro, quasi a voler ancor più sottolineare dov’è la nuova casa del gruppo e dove si trova produzione e mercato. Quello che non è cambiato è la voglia e la volontà della casa reale, gli Agnelli, oggi Elkann, di fare profitti, per gli azionisti, ma soprattutto per se stessi.

“500%” diceva lo slogan, probabilmente (forse anche di più) è la performance realizzata dal titolo dalla crisi del 2008° oggi, interamente creata dall’abilità di Marchionne nella sua arte del “deal maker”, creatore di profitti, con poca industria e molta finanza. Si dice che è impossibile “cavare sangue da una rapa”, Marchionne ci è riuscito, ha preso un marchio indebitato e in declino, ed è riuscito a portarlo vicino all’azzeramento del debito, e a produrre utili in gran quantità, ma di poca qualità, perché a livello industriale, rispetto ai colossi mondiali, Fca rimane ancora ben poca cosa, di piccoli dimensioni che le permette di essere una preda, ma non un cacciatore. Ed è proprio su questo ruolo che si attorciglia il nodo principale della questione, se Fca non ha i mezzi per diventare un gigante, se tutto quanto era da spremere è stato spremuto, cosa faranno ora gli Elkann, sempre affamati di rendimenti, di Fca?

Fca
 

La diversificazione da anni è un tema che circola, e la grande novità arriva proprio nella giornata di oggi.  Dalle ultime notizie proveniente da Exor, la cassaforte della dinastia Agnelli, sembra che John Elkann abbia iniziato un’importante e innovativa strategia di ampliamento degli investimenti che ha come obiettivo il mercato dell’oro e dei metalli preziosi. L’auto, da tutto questo, non è ancora esclusa, perché lo shopping che sembra aver coinvolto le principali miniere del Sud Africa e del Canada, è concentrato su metalli che hanno un alto valore industriale per le loro importanti prospettive di utilizzo futuro nel settore automobilistico in ottica di impatto ambientale e riduzione delle emissioni inquinanti.

commemorazione di Sergio Marchionne ape andrea agnelli
 

Tra i metalli su cui Elkann ha investito, il più importante è sicuramente il Palladio, già definito in passato come l’oro di questo secolo, è noto per il suo utilizzo come componente nella produzione delle marmitte catalitiche, sempre più utilizzate per ridurre l’inquinamento. Un tema, quello ambientale, che in tutto il mondo sta crescendo di importanza, tanto da diventare un nuovo driver, infatti il Parlamento europeo ha appena varato una legge che obbligherà una riduzione delle emissioni pari al 37,5% entro il 2030. Gli Elkann giocano d’anticipo, ma quello del Platino accostato all’utilizzo su marmitte catalitiche non è un tema nuovo, già la Ford, a cavallo del 2000, per paura che la Russia (tra i primi produttori al mondo di Platino) non avesse più scorte strategiche per calmierare il mercato, comprò Platino a man bassa tanto da far decollare il prezzo del metallo oltre i 1.000$.

elkann
 

Una strategia di diversificazione che prepara la Fca al futuro, ma non le permette di crescere, nemmeno in Usa, terra dove Fca si è insediata stabilmente. Lo dimostrano i numeri programmati per i prossimi investimenti: 5 mld saranno spesi per l’Italia, e 4,5 mld in dollari negli Stati Uniti, ma con un impegno occupazionale maggiore, tanto che Fiat Chrysler, con questo ritmo di assunzioni, potrebbe presto diventare il costruttore con il maggior numero di dipendenti, anche più di GM.

Ma tutto questo non basterà per creare nuovo rendimento, e nemmeno per aumentare le dimensioni che, a livello globale, la relegano tra le mid cap. Tra le proposte con la maggiore probabilità di realizzazione, c’è quella della vendita, in tutto o in parte di Fca. Le notizie circolano da tempo, ma negli ultimi giorni si sono fatte più insistenti. Gli Agnelli vendono?

007 cristiano ronaldo
 

In verità per capire quali possono essere le intenzioni di John Elkann, dice chi segue da vicino le sorti della casa automobilistica, bisogna ritornare alla scorsa estate, quando in pompa magna fu annunciato l’acquisto della star calcistica Cristiano Ronaldo.

Cosa c’entra il calcio con la vendita del marchio automobilistico? C’entra, eccome, l’acquisto, una vera novità per le abitudini sabaude (mai fare il passo più lungo della gamba) fu innanzitutto un modo per accendere i riflettori su Torino, città dimenticata, tanto che qualcuno ipotizzò di utilizzare il marchio Ronaldo per gli spot dell’auto. In verità era un modo per puntare tutto su una partita, rendere Torino un piatto irresistibile e vincente, attirare compratore, e realizzare al massimo prezzo, per mantenere quella tradizione di casa di massimo rendimento.

Gli indizi ci sono, e sono molti, prima fra tutti, l’operazione Marchionne di scorporare, tramite spin off, tutti i marchi della casa, mettendoli in vetrina così da aumentarne il valore. Ci fu lo scorporo dei trattori e dei camion, poi ci fu la Ferrari e infine la vendita di Magneti Marelli (che Marchionne avrebbe preferito quotare in borsa), tutte mosse che sono riuscite a creare valore, tanto che quest’anno Fca, dopo 8 anni, tornerà finalmente al dividendo, con l’aggiunta di un extra rendimento.

Una mossa che ricorda quelle in cui si svuota la cassa, prima di consegnare i registri in mani altrui. Le mani di compratori che stanno bussando alla porta. Ma non sono in molti a voler spendere, le big della Silicon Valley seguono un proprio percorso, e le cinesi potrebbero essere una minaccia. Rimangono le europee e le asiatiche. Delle prime, Volkswagen sembra già tirarsi fuori dalla mischia, per voce del presidente che ha già annunciato di non essere interessata né a Fiat e né ad Alfa Romeo.

Di credibili rimangono le francesi, PSA soprattutto che essendo assente sia In America del Nord che del Sud, potrebbe colmare delle lacune, e avendo già con Fca un’ottima tradizione di collaborazione nei veicoli commerciali. Ma su Psa sembra essere calato un veto, l’ipotesi è uno scambio di carta, ed Elkann vuole liquidità. L’ultima, secondo indiscrezioni del FT, a bussare la porta sembra essere stata Renault, a cui non è stata data ancora nessuna risposta, almeno non ufficialmente

(Segue...)

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