Non solo un’apertura, ma addirittura Nissan starebbe andando verso l’accensione del disco verde alla fusione Fca-Renault salendo in macchina. Secondo quanto infatti rivela la Reuters, la casa automobilistica giapponese controllata con il 43% del capitale dai francesi non vede grandi svantaggi da un’alleanza tra il gruppo della losanga e il gruppo italo-aemricano guidato dal tandem John Elkann-Mike Manley.
Dopo che martedì il presidente di Renault, Jean-Dominique Senard è arrivato in Giappone, i leader di Nissan Motor, di Renault e di Mitsubishi Motors si sono riuniti ieri a Yokohama, presso la sede centrale di Nissan, per discutere della proposta di fusione alla pari.

“Nel complesso, non vediamo alcun aspetto particolarmente negativo” sulla fusione pianificata, sulla quale spetta a Renault e a Fca decidere, è stata ieri la posizione ufficiale dell’amministratore delegato di Nissan Hiroto Saikawa (giudicata dagli osservatori come un’apertura all’operazione), dopo che al termine del round di riunioni, i membri della triplice alleanza avevano confermato in una dichiarazione comune di avere avuto “una discussione aperta e trasparente” sull’accordo proposto, che sembra progettato per affrontare i costi dei cambiamenti tecnologici e normativi, tra cui il passaggio ai veicoli elettrici.
“Ci sono benefici per entrambe le parti nella condivisione dell’esperienza e delle competenze, anche in quelle aree geografiche dove i marchi potrebbero essere complementari, perchè le aziende beneficerebbero delle diverse conoscenze sui mercati”, ha spiegato oggi Senard in una intervista a Bloomberg, ribadendo l’importanza di rapporti più concilianti tra Renault e Nissan, per le quali “il sentiero è già tracciato”. La decisione se integrarsi o meno con Renault spetta alla casa nipponica e con ogni probabilità verrà presa nel Cda della società in programma a giugno.
Oltre a voler convincere i giapponesi della bontà dell’operazione (“una partnership più stretta può solo migliorare l’alleanza”), Senard sa che l’altro fronte che potrebbe creare qualche problema al decollo del mega-merger è l’opposizione dei sindacati e, a cascata, della politica sulle potenziali razionalizzazioni e i possibili tagli all’occupazione conseguenti alla creazione del primo gruppo mondiale del settore delle quattroruote nel caso in cui anche Nissan accendesse il disco verde all’operazione.
“La fusione con Fca non implicherà tagli di posti di lavoro”, ha spiegato infatti il manager francese, dopo che anche il presidente di Fca John Elkann ha rassicurato lunedì le sigle sindacali in Italia sul tema. Senard ha spiegato che i colloqui richiederanno circa un anno.
Il piano di Fca giunge in un momento delicato per la casa automobilistica giapponese, che intende concentrarsi sulla riorganizzazione della corporate governance per mantenere una propria identità e indipendenza, dopo l’arresto dell’ex presidente dell’alleanza, Carlos Ghosn, accusato di illeciti finanziari. La struttura dell’operazione Fca-Renault-Nissan prevede che ci sia una holding in Olanda: secondo le indiscrezioni emerse, se entrasse nella partita, il gruppo giapponese avrebbe circa il 7,5% delle azioni, ma con diritto di voto. Peserebbe, in pratica, quanto lo Stato francese, che vedrebbe così affievolita la propria presa sulla casa automobilistica di Tokyo, una cosa ben vista nel Paese del Sold Levante.
L’ingresso di Nissan nella partita non sarebbe solo importante per le economie di scala e per arrivare a creare il più grande produttore mondiale a livello di vendite: a essere particolarmente utili sarebbero le sue tecnologie sul fronte dell’ibrido e dell’elettrico, oltre alla presenza nei mercati orientali (fattore molto importante per l’americana Fca e l’europea Renault), a partire da quello cinese. Al tempo stesso in Giappone guardano con preoccupazione a possibili sovrapposizioni sul mercato statunitense con l’azienda italo-statunitense, per cui gli Usa sono uno dei mercati di riferimento.
A Piazza Affari, dopo la fiammata di lunedì, il titolo è debole nell’attesa di novita’ sull’aggregazione. I titoli della casa auto perdono lo 0,35% portandosi a 12 euro. Quelli di Renault cedono lo 0,19%, attestandosi a 56,74 euro. La capitalizzazione del gruppo presieduto da John Elkann e’ pari a 18 miliardi, mentre quella della casa francese e’ attorno a 15,2 miliardi. I valori si sono lievemente avvicinati dopo i movimenti in Borsa delle ultime sedute. Il mercato, dopo l’entusiasmo di lunedi’ scorso, ha sposato un atteggiamento cauto visto che ancora non è chiaro se l’operazione alla fine andra’ in porto e soprattutto a quali condizioni. Secondo indiscrezioni, il board del gruppo transalpino si riunira’ lunedi’ prossimo per valutare le carte.

