Mentre la Fed ha lasciato invariati i tassi nella riunione di luglio del FOMC, subito dopo la conferenza stampa post-meeting i rendimenti dei Treasury trentennali hanno registrato il maggiore rialzo giornaliero degli ultimi dodici mesi. Un movimento che ha sorpreso gli investitori, soprattutto considerando che da Warsh ci si attendeva un approccio meno orientato alla forward guidance.
In realtà, il nuovo presidente della Fed ha utilizzato un numero di parole non lontano da quello dei suoi predecessori. La differenza è che gran parte del suo intervento si è concentrata sul processo decisionale della banca centrale piuttosto che sui dati economici. Pur richiamando ripetutamente l’impegno del comitato verso la stabilità dei prezzi, Warsh ha fornito poche spiegazioni concrete a sostegno della scelta di mantenere i tassi fermi, arrivando persino a riconoscere che il dato sull’inflazione di giugno, risultato inferiore alle attese, non ha rappresentato un elemento determinante nella decisione.
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Con un tasso di disoccupazione vicino al 4% e un’inflazione ancora superiore al 3%, resta quindi aperto l’interrogativo su come la Fed intenda riportare i prezzi sotto controllo. Saranno sufficienti le dichiarazioni d’intenti oppure sarà necessario attendere ulteriori evidenze dai dati economici? Dopo cinque anni di inflazione al di sopra dell’obiettivo, riteniamo che la banca centrale sarà chiamata ad agire nel prossimo futuro. Nel frattempo, la vera incognita è se i mercati continueranno a concederle il beneficio del dubbio.


