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Fed, tassi invariati

Fed, tassi invariati
borse asiatiche

La Federal Reserve ha mantenuto, come previsto, i tassi di interesse invariati tra lo 0,25% e lo 0,50%. Lo scorso dicembre la banca centrale Usa aveva effettuato il primo rialzo del costo del denaro dal 2008, quando i tassi erano stati portati a un minimo storico tra lo zero e lo 0,25%. La crescita dell’economia Usa “ha rallentato alla fine dello scorso anno” sebbene gli ultimi indicatori segnalino “un ulteriore miglioramento del mercato del lavoro”. Lo si legge nel comunicato diffuso dalla Federal Reserve al termine del direttivo di politica monetaria. “L’inflazione ha continuato a correre al di sotto dell’obiettivo del 2%, riflettendo in parte i cali dei prezzi dell’energia e delle importazioni non energetiche”, aggiunge la Fed, “gli indicatori di compensazione dell’inflazione basati sul mercato sono scesi ulteriormente”. Si prevede che l’inflazione negli Stati Uniti “rimanga bassa nel breve periodo, in parte a causa di ulteriori cali dei prezzi nell’energia, ma risalga al 2% nel medio termine una volta svaniti gli effetti transitori dei cali dei prezzi dell’energia e delle importazioni e rafforzatosi ancora il mercato del lavoro”. Lo si legge nel comunicato diffuso dalla Fed al termine del direttivo di politica monetaria.

Borse – In Europa migliora leggermente il clima di fiducia dei consumatori francesi che sale a quota 97 punti, mentre in Germania l’indice Gfk è stabile a 9,4 punti a febbraio, mantenendo alto l’allarme per i rischi sull’arrivo dei profughi e sulla minaccia di attentati terroristici. Berlino ha, inoltre, tagliato all’1,7% le stime di crescita del Pil 2016, mentre da Roma il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan rassicura sull’Italia: “I conti sono sotto controllo e in linea con gli obiettivi). Confidustria, però, teme rischi al ribasso per la crescita dovuti proprio alle turbolenze dei mercati.

Piazza Affari chiude la giornata in calo dello 0,4%, mentre Londra accelera e archivia la seduta a +1,33%, Francoforte a +0,59% e Parigi a +,54%. Debole Wall Street in attesa della Fed: il Dow Jones cede lo 0,1%, il Nasdaq lo 0,5%, mentre l’S&P 500 arretra dello 0,2%. Osservato speciale sul listino milanese l’intero comparto bancario che perde il 2% dopo l’intesa nella notte tra Roma e Bruxelles sulla bad bank, ancora sotto pressione il titolo Generali dopo l’annuncio della uscita dell’ad Mario Greco in seguito a contrasti con Mediobanca (in sofferenza anche Piazzetta Cuccia), mentre vola St dopo la pubblicazione di conti oltre le attese. In calo Fca: il mercato apprezza i conti, ma è deluso dai target al 2016. Sul fondo del listino Saipem con tutti i dubbi del mercato sull’aumento di capitale.

L’euro chiude stabile a 1,0865 dollari in attesa che termini la riunione del direttivo della Fed. Continua ad arretrare lo yen, che scende a quota 118,72 sul dollaro e 129,01 sull’euro. Poco mosso lo spread stabile in area 105 punti base, mentre i Btp rendono l’1,5% dopo l’asta odierna di Bot semestrali da 6,5 miliardi dove il tasso è calato a 0,08%. Negli Stati Uniti, intanto, le scorte settimanali di greggio sono salite di 8,4 milioni di barili toccando 494,9 milioni di barili, il massimo dal 1930. Le vendite di case, invece, sono cresciute a dicembre del 10,8% oltre le attese.