
L’accordo con Veba è ancora lontano. Una ragione in più per rimandare l’approdo di Chrysler a Wall Street. Lo ha confermato l’Ad di Fiat, Sergio Marchionne. “Tecnicamente è possibile entro fine anno ma, visto il mercato, è più probabile nei primi mesi del 2014“. Oltre al mercato, però, c’è lo zampino del fondo del sindacato automobilistico americano proprietario delle quote di minoranza di Chrysler che Fiat ha intenzione di acquistare.
Le posizioni, ha affermato Marchionne, non si sono avvicinate. ”Noi siamo assolutamente determinati o a trovare un accordo con loro o ad andare in borsa”. In questa seconda eventualità, il manager ha ammesso che il piano di fusione di Fiat-Chrysler si dilaterebbe. ”Dipende dalla disponibilità del mercato nel quarto trimestre del 2013 – ha spiegato -. Tecnicamente e’ posibile, ma praticamente no. Il mercato di dicembre non e’ un mercato ideale e tendenzialmente l’operazione si sposterebbe nel primo trimestre 2014”. Marchionne ha anche ricordato che entro fine mese il gruppo dovrebbe consegnare alla Sec il documento propedeutico all’Ipo Chrysler. Il problema è che Veba continua a pretendere 5 miliardi per la quota Chrysler. Un prezzo che Marchionne non ha nessuna intenzione di sborsare: “Se vogliono 5 miliardi si comprino un biglietto della lotteria”.
Tornando all’Italia, Marchionne ha confermato, una volta di più,che “i modelli Alfa Romeo ci sono e li annunceremo al momento opportuno”. E mentre il presidente del gruppo John Elkann ha confermato gli impegni di Fiat a Mirafiori, il Ceo ha aperto le porte a produttori esteri: “Se si dovessero presentare a far vetture a Torino noi apriremo loro le braccia. Anzi – ha aggiunto – aiuterebbe la Fiat perché andrebbe a rinforzare l’indotto”.

