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Semestrale un po' deludente per il gruppo Fiat dopo che ieri a Piazza Affari gli operatori avevano scommesso su un risultato migliore. Il Lingotto aumenta infatti fatturato e utili nel secondo trimestre del 2013 ma il titolo finisce ko in Borsa (lascia sul terreno 4,21 punti percentuali) a causa della revisione al ribasso delle stime da parte della controllata americana Chrysler: quest'ultima, che pure anch'essa ha migliorato i conti nel secondo trimestre, ha comunicato che nel 2013 l'utile operativo sarà di 3,3-3,8 miliardi di dollari (contro una stima precedente di 3,8) e il risultato netto di 1,7-2,2 (dalla previsione precedente di circa 2,2).

Sebbene il confronto con il primo semestre sia negativo, perché l'utile netto di gruppo è stato pari a 466 milioni di euro, in calo rispetto ai 501 milioni dello stesso periodo del 2012, la casa automobilistica torinese ha ingranato invece la marcia rispetto ai primi tre mesi dell'anno, iniziati al rallentatore: con la ripresa che sembra essere alle porte nel Vecchio Continente, la Fiat ha chiuso il secondo trimestre con 435 milioni di profitti, quasi il doppio di quello realizzato nello stesso periodo del 2012. I ricavi sono cresciuti del 4% rispetto allo stesso periodo del 2012, attestandosi a 22,3 miliardi di euro. Nel comunicato, il Lingotto specifica che i ricavi nell'area Emea, che comprendere Europa, Nord Africa e Medio Oriente, sono calati del 3%.

L'indebitamento netto industriale al 30 giugno è pari a 6,7 miliardi, rispetto ai 6,5 miliardi di euro di inizio esercizio, mentre l'indebitamento netto è di 10 miliardi. Quanto alla liquidità disponibile, parametro al quale si guarda per i futuri esborsi nel processo di completa acquisizione di Chrysler, il gruppo conta su 20,9 miliardi tra disponibilità liquide e linee di credito non utilizzate (18 miliardi circa considerando solo le disponibilità liquide e i titoli correnti), più o meno equamente ripartiti tra Torino e Detroit.

Quanto al prosieguo dell'esercizio, a livello di gruppo il Lingotto ha confermato i propri obiettivi. Nel dettaglio, i ricavi sono attesi nell'intervallo tra 88 e 92 miliardi di euro; l'utile della gestione ordinaria tra 4 e 4,5 miliardi di euro, l'utile netto tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro. Per quanto riguarda l'indebitamento netto industriale è previsto a circa 7 miliardi di euro.

Il gruppo Chrysler ha chiuso il secondo trimestre con un utile netto 507 milioni di dollari, in aumento del 16% rispetto ai 436 milioni di dollari del secondo trimestre un anno fa. Utile operativo modificato pari a 808 milioni di dollari, in crescita rispetto ai 755 milioni di dollari del secondo trimestre 2012. Il periodo aprile-giugno si chiude con ricavi netti pari a 18 miliardi di dollari, in aumento del 7% rispetto a un anno fa. Le consegne a livello mondiale sono state 660 mila, in aumento del 5% rispetto ai 630 mila di un anno fa. Per l'intero anno 2013, la casa di Detroit ha però rivisto il target di reddito operativo nella forchetta tra 3,3 e 3,8 miliardi di dollari, in calo rispetto all'obiettivo di 3,8 miliardi indicato precedentemente. Invariate invece le stime sui ricavi netti a 72-75 miliardi e il free cash flow a un miliardo, mentre Auburn Hills ha rivisto la forchetta dell'utile netto 2013 a 1,7-2,2 miliardi di dollari da 2,2 miliardi precedente previsti.

Quanto ai marchi di lusso, il Lingotto ha spiegato che nel secondo trimestre i ricavi sono andati particolarmente bene (+14%) grazie al traino di Maserati. Significativa la dinamica del business di Ferrari, che vede la conferma degli Stati Uniti come primo mercato con il 24% delle vendite totali. Cresce, a dire il vero, anche parte del Vecchio Continente: Regno Unito, Germania e Svizzera compensano le pesanti flessioni di Italia (-9%) e Francia (-17%).

"Siamo molto, molto soddisfatti dei risultati del trimestre", è stato il commento di Fiat Sergio Marchionne, nel corso della conference call sui risultati del secondo trimestre dell'anno. Marchionne in particolare ha sottolineato la riduzione delle perdite nell'area Emea e le "buone performance" nel Sud America, confermando il break even nel 2015 per le attivita' europee della Fiat. Per quanto riguarda il nostro Paese, il manager ha infine spiegato che "le condizioni industriali in Italia restano impossibili". "Abbiamo le alternative necessarie - ha aggiunto- per realizzare le Alfa ovunque". 

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