John ElkannDisco verde dell’assemblea dei soci di Fiat ai conti 2012 della casa automobilistica torinese. Il Lingotto ha chiuso lo scorso esercizio con un utile netto pari a 1,411 miliardi di euro e ricavi in crescita del 12% a 84 miliardi. Il cda ha deciso di non raccomandare la distribuzione di un dividendo, considerando che Fiat intende mantenere un elevato livello di liquidità e che sussistono restrizioni alla possibilità di Chrysler di remunerare gli azionisti. Dalla lettura del libro dei soci non sono emerse variazioni significative nella compagine azionaria: la Giovanni Agnelli & C. Sapa detiene il 30,055% del capitale sociale di Fiat, Baillie Gifford & C. il 2,641% e Vanguard International Growth Fund il 2,26%. Fiat inoltre detiene azioni proprie pari al 2,76% del capitale.
“Il bilancio che siete chiamati ad approvare racconta in modo dettagliato che cos’è oggi Fiat/Chrysler: un gruppo forte, in crescita e attento alla sostenibilità”, così ha aperto l’assemblea il presidente, John Elkann, sottolineando un aspetto fondamentale: “la crescita che abbiamo messo a segno non poggia su un unico mercato, né su un solo segmento. Grazie all’integrazione con Chrysler, siamo presenti in tutte e quattro le grandi aree economiche mondiali, con una gamma completa di modelli”. Il gruppo ha così “raggiunto o superato” tutti gli obiettivi del 2012, come ha evidenziato l’amministratore delegato, Sergio Marchionne, facendo anche un bilancio dei record del gruppo. Fiat ha registrato in Brasile nel 2012 “un anno record in termini di produzione e vendite”. Il Lingotto ha infatti conseguito l’anno scorso le migliori performance in 36 anni di presenza nel Paese sudamericano.
Inoltre, in Cina ha registrato un aumento delle vendite del 45% grazie agli ottimi risultati di Jeep e Fiat Viaggio. E in Australia ha segnato il miglior incremento delle vendite tra tutte le case automobilistiche con un aumento del 50% a fronte di un mercato in miglioramento dell’11%, mentre in Giappone la crescita è stata del 35% guidata da Alfa Romeo e Jeep. Marchionne ha poi confermato i target finanziari per il 2013, indicati in occasione della conference call sui risultati del 2012, ovvero ricavi compresi tra 88 e 92 miliardi di euro, un utile della gestione ordinaria tra 4 e 4,5 miliardi, un utile netto compreso tra 1,2 e 1,5 miliardi e un indebitamento netto industriale di circa 7 miliardi. “La condizione dei mercati in Nafta, America latina, Asia-Pacifico continua a supportare le nostre proiezioni, mentre per il mercato europeo rimangono significativi livelli di incertezza”.
Un’incertezza che porterà Fiat a fine aprile, in occasione dell’approvazione dei dati del primo trimestre, ad aggiornare le previsioni per il 2013, esercizio che “potrebbe chiudersi” per il mercato dell’auto in Europa con “un ulteriore calo, seppure moderato”. Sarebbe il sesto anno di contrazione consecutiva e, ha ammesso l’ad, un risultato peggiore delle previsioni indicate a gennaio come base per i target 2013. Comunque il top manager non crede che gli obiettivi di quest’anno verranno rivisti nel loro complesso, “ma redistribuiremo il contributo delle diverse aree geografiche”. Invece è prevista una crescita moderata del mercato americano, anche alla luce del buon andamento registrato nel primo trimestre di quest’anno. In particolare, in Canada la domanda dovrebbe rimanere stabile sugli stessi livelli dell’anno scorso. In America latina la crescita sarà moderata con il mercato brasiliano proiettato verso un altro record e l’incremento in Argentina in linea con quello del pil. Nell’area Asia-Pacifico la domanda complessiva è prevista in aumento, trainata dai mercati cinese e indiano, ma in parte frenata dalla contrazione attesa in Giappone e Australia, dopo la forte crescita del 2012.
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In ogni caso Marchionne resta convinto che il gruppo Fiat possa raggiungere entro il 2015-2016 il pareggio di bilancio anche in Europa. La condizione è l’esecuzione del progetto che prevede di sfruttare la sovracapacità produttiva nel Vecchio Continente per sviluppare i marchi Alfa Romeo, Maserati e Jeep e i modelli chiave del brand Fiat. Un piano “coraggioso, non per i deboli di cuore”. D’altra parte, ha spiegato, investire per nuovi modelli da lanciare solo in Europa oggi “non avrebbe senso, sarebbe una strategia suicida”. L’unico effetto sarebbe quello di comportare ulteriori perdite per l’azienda, ormai profondamente diversa da dieci anni fa quando era “in profondo rosso, sull’orlo dell’estinzione”. La realtà di allora non esiste più per Marchionne: “i ricavi sono più che triplicati, allora erano totalmente sbilanciati verso l’Europa. Eravamo l’undicesimo costruttore mondiale, ora siamo i settimi. Siamo anni luce lontani da allora”. E l’imperativo è crescere ancora.
La strada che è stata scelta è ambiziosa: puntare sui marchi d’eccellenza del gruppo per aumentare la presenza sui mercati di tutto il mondo. “Puntando sui nostri marchi Premium, e valorizzando le famiglie di modelli che il mercato ha mostrato di apprezzare, come Panda e 500, vogliamo sfruttare i nostri punti di forza per crescere ovunque nel mondo. Abbiamo le tecnologie, la tradizione, lo stile e soprattutto le persone”, ha proseguito il presidente di Fiat. Il tutto mantenendo l’occupazione al contrario di quanto annunciato da altri costruttori. Negli ultimi mesi in Europa diversi costruttori sono infatti entrati in crisi profonda e hanno annunciato licenziamenti e chiusure di stabilimenti. “Ma noi no”, ha sottolineato con forza Elkann, “noi manterremo l’occupazione”.
Anche Marchionne ha ribadito che Fiat intende fare la sua parte per l’Italia, pur riconoscendo che chiudere uno o più stabilimenti in Italia “era l’alternativa più facile e immediata, anche quella più razionale dal punto di vista economico. E’ la soluzione che alcuni hanno auspicato, specialmente gli analisti finanziari, e molti hanno temuto, per gli effetti sociali che avrebbe provocato”. Invece Fiat non si è tirata indietro: a gennaio ha inaugurato il nuovo stabilimento Avvocato Giovanni Agnelli di Grugliasco, su cui ha investito oltre mezzo miliardo di euro. L’impianto sta già costruendo la nuova Maserati Quattroporte, alla quale seguirà l’avvio produttivo della Maserati Ghibli, che sarà lanciata entro l’estate.
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Sono, inoltre, in corso i lavori per adeguare lo stabilimento di Melfi alle nuove produzioni, ha aggiunto il top manager. Si tratta di due modelli che a partire dal 2014 verranno venduti nei mercati di tutto il mondo: la Fiat 500X, un’ulteriore evoluzione della famiglia 500, e un utility vehicle della Jeep, che introduce il marchio in un segmento di mercato nel quale oggi non è presente. Senza dimenticare gli investimenti previsti per Melfi pari a oltre un miliardo di euro che verranno equamente suddivisi tra Fiat e Chrysler. E Fiat non intende tirarsi indietro in futuro, a maggior ragione ora, in un momento così delicato. Tuttavia, ha ammonito Marchionne, non ci si può illudere di ricreare la Fiat del passato, “non lo vogliamo. Ma intendiamo fare la nostra parte per l’Italia. Vogliamo contribuire alla costruzione di un domani, che sia all’altezza delle nostre aspettative di crescita industriale, sociale e civile”, ha puntualizzato Marchionne, in attesa che la corte del Delaware, incaricata di dirimere la questione del prezzo da corrispondere al fondo Veba per la prima opzione sul 3,3% di Chrysler, prenda una decisione “nel corso del secondo trimestre”.
Fiat ha già in cassa liquidità sufficiente e immediatamente disponibile per l’acquisto delle quote di Chrysler in mano al fondo Veba. Ma l’acquisto per cassa è solo una delle alternative che il management del Lingotto sta valutando. Peraltro, ha aggiunto Marchionne, la casa torinese intende conservare un alto livello di liquidità, anche a costo di pagare interessi “fuori dagli schemi”, finché l’incertezza sui mercati europei, a livello industriale e finanziario, non sarà svanita. In ogni caso Fiat non ricorrerà ad alcun aumento di capitale per garantirsi il 100% di Chrysler. Ci sono infatti “altre vie” come la cessione di alcuni asset per assicurarsi il pieno controllo della casa automobilistica statunitense.
