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Economia
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Il tam tam della stampa internazionale, che rilancia la notizia di un piano di investimenti da 15 miliardi di real (7,5 miliardi di dollari) nel triennio 2013-2016 che ieri Sergio Marchionnne, presidente mondiale di Fiat-Chrysler, avrebbe illustrato, assieme al numero uno del gruppo per l’America Latina, Cledorvino Belini, al presidente brasiliano Dilma Rousseff, fa bene ai titoli del gruppo Agnelli, con Fiat che guadagna a metà giornata oltre il 2%, imitata dalla controllante Exor, mentre Fiat Industrial si accontenta di un rialzo inferiore al mezzo punto percentuale.

Secondo le anticipazioni della stampa brasiliana, il gruppo italiano dovrebbe aumentare l’occupazione nel paese di 7.700 addetti diretti e di 12mila contando tutto l’indotto grazie ad un incremento della capacità produttiva degli impianti esistenti e allo sviluppo di nuove fabbriche destinati a riguardare non solo il settore auto ma anche la produzione di motori, camion, mietitrebbie e parti di auto.

Il nuovo piano Fiat-Fiat Industrial prevederebbe rispetto al precedente (che copriva il triennio 2011-2014) un sostanzioso incremento degli investimenti (cresciuti di 6 miliardi di real, circa 3 miliardi di dollari) destinati  al completamento dello stabilimento automobilistico già in costruzione a Goias, nella parte settentrionale della foresta di Pernambuco (che dovrebbe produrre fino a 250.000 Suv e automobili l’anno a partire dall’inizio del 2015 occupando 4.500 addetti), all’ampliamento della fabbrica di trattori e mietitrebbie di Cnh Global a Curitiba (la produzione è destinata a passare da 800 a 950 mila unità l’anno dal 2014).

E poi ancora si punterà sul sito produttivo di Iveco a Sete Lagoas che oltre a camion a marchio Magirus produce dal 2012 anche veicoli per la Difesa (la fornitura di 2.044 veicoli andrà avanti fino al 2030 e dovrebbe portare nelle casse del gruppo italiano oltre 2 miliardi di dollari in tutto) e non mancheranno investimenti per rafforzare lo stabilimento brasiliano “modello” di Fiat, quello di Betim, la cui capacità di produzione sarà alzata dalle attuali 800.000 unità a 950.000 unità all’anno entro il 2014, ma accanto a nuove o rinnovate fabbriche Marchionne intende investire in innovazione, nello sviluppo di nuovi prodotti e di nuove tecnologie, migliorando anche i processi logistici e produttivi.

Tutte voci che in Italia hanno un peso sempre minore al di là dei proclami ufficiali, per la scarsa gioia di autorità politiche e sindacali nazionali e locali. Forse per questo Alfredo Altavilla, Chief operating officer di Fiat per la regione Emea, intervendendo a convegno Anfia sulla componentistica a Torino, ha subito buttato acqua sul fuoco, ribadendo che il piano strategico dei prossimi anni per Europa, Africa e Medio Oriente continuerà ad assegnare un “ruolo centrale” agli stabilimenti italiani del gruppo Fiat.

Luca Spoldi

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