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Fiat, quando arriva il Marchionne costruttore (di auto)?

Di Giovanni Esposito*

Sergio Marchionne ha preso in mano una Fiat rappresentante il 3,9 per cento della produzione mondiale di autovetture (passenger cars dati 2003). Dopo 10 anni l’intera Fiat-Chrysler (o meglio Chrysler-Fiat) con 12 marchi ha un peso del solo 3,4 per cento. Nello stesso periodo il gruppo Bmw, valorizzando i soli 2 marchi in portafoglio, è passato dal 2,7 al 3,3 per cento. Il manager italo-canadese è stato si bravissimo a creare ed a sfruttare delle condizioni irripetibili sull’altra sponda dell’oceano, ma il nuovo gruppo pesa meno della sola Fiat che gli è stata consegnata nel 2004.

La politica del freno a mano sugli investimenti ha portato in Europa a quote di mercato inferiori a quelle di un gruppo premium come Bmw. Le conseguenze sulla produzione italiana di autovetture, il cui mercato di sbocco è proprio l’Europa, sono da bollettino di guerra.

L’Italia, che nel 2003 è all’11° posto nella classifica dei paesi produttori di autovetture, nel 2012 è scivolato al 25° posto, superato da paesi periferici come Messico (nel 2005), Polonia ed Iran (nel 2008), Turchia (nel 2010), Indonesia, Malesia e Thailandia (nel 2011). In altri termini, se da una parte è pacifico che Sergio Marchionne si sia dimostrato un grande negoziatore, dall’altra le sue qualità di costruttore di auto sono ancora tutte da dimostrare.