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Si allunga la fusione Fiat-Chrysler. Tribunale Usa non decide sul prezzo

 

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Fiat-Chrysler, tempi più lunghi. Il titolo del Lingotto viaggia sottotono a Piazza Affari, dove il titolo perde circa mezzo punto oscillando sulla soglia dei 6 euro per azione dopo la vittoria parziale ottenuta negli States, dove il giudice del Delaware, Donald Parsons, ha accettato alcune posizioni della società italiana in due dispute con Veba, il fondo pensione del sindacato Uaw azionista di minoranza di Chrysler, ritenendo però prematuro ordinare a Veba stesso di consegnare 54.154 azioni Chrysler a Fiat per 139,7 milioni di dollari, come aveva chiesto Fiat.

Il giudice si è infatti limitato a stabilire che il gruppo italiano “ha diritto di acquistare una parte della partecipazione Veba in più tranche, ad un prezzo da determinarsi secondo una formula predefinita”, aggiungendo però di aver bisogno di più prove prima di poter decidere quanto Fiat debba pagare per le azioni Chrysler, un verdetto che rischia di allungare i tempi della fusione tra i due gruppi e la successiva Ipo di Chrysler a Wall Street.

Il bicchiere è dunque mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda di come si vuole vederlo: il gruppo torinese in una nota sottolinea come “la Corte del Delaware ha accolto, senza ulteriore istruttoria, le domande di Fiat su due delle questioni più rilevanti della causa. La Corte ha anche rigettato, nella loro interezza, le contrapposte richieste di Veba di pronuncia senza istruttoria, ivi inclusa quella secondo cui Veba non potrebbe vendere la sua partecipazione in Chrysler al prezzo risultante dal Call Option Agreement a causa dei divieti contenuti nelle Department of Labor’s Prohibited Transaction provisions”.

Torino ora auspica “che attraverso l’istruttoria richiesta dalla Corte possano essere presto risolte le poche questioni ancora aperte nel contenzioso e continua ad avere fiducia nel fatto che anche tali residue questioni saranno risolte in suo favore“. L’agenzia Bloomberg, al contrario, nota come Fiat “non sia riuscita a convincere il giudice per impostare il valore di alcune azioni di Chrysler Group Llc ora di proprietà di un fondo di assistenza sanitaria dei sindacati, cosa che ritarda il piano per integrare le due società” che prevede l’acquisizione da parte del gruppo italiano di tutte le 676.000 azioni (pari al 41,5% di Chrysler) tuttora detenute da Veba e che appare centrale per trasformare “le due case automobilistiche regionali in un produttore automobilistico globale”.

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Proprio per questo gli analisti appaiono prudenti e se Jp Morgan, commentando la trimestrale di ieri, vede progressi sui conti ma continua a “scorgere rischi per quanto riguarda i volumi di mercato” e dunque mantiene un giudizio neutrale pur alzando il target price a 6,6 euro (mentre Equita Sim conferma il suo “hold” pur migliorando il target price da 5,8 a 6,1 euro), Banca Akros commentando la decisione del tribunale americano sottolinea come la notizia “abbia dei pro e dei contro: il giudice non si è espresso sul prezzo delle azioni Chrysler” ponendo dunque le premesse per l’avvio di un processo e “questo è negativo in quanto si allunga il programma di acquisto delle minorities”.

Per contro è positivo il fatto che il giudice “abbia ammesso che Veba Trust note dovrebbe essere trattata come debito finanziario e questo potrebbe rendere l’acquisto della partecipazione in Chrysler più conveniente per Fiat” che da un lato “potrebbe acquistare il 16,6% di Chrysler ad un prezzo minore”,  dall’altro lato Veba “non ha interessi ad avviare una Ipo, a meno che Fiat non intenda pagare di più per il resto della partecipazione”. Morale: per gli analisti “la notizia potrebbe avere conseguenze negative nel breve termine”. Un giudizio che sembra stamane condiviso dal mercato.

Luca Spoldi