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Economia
Marchionne Rigoletto

Ecco l'ultimo passo: Fiat prepara l'assalto al 41,5% di Chrysler con un mega finanziamento bancario. Il Lingotto starebbe trattando un prestito da 10 miliardi garantito, tra le altre, da Bank of America, Deutsche Bank, BNP Paribas e Goldman Sachs.  

E' la liquidità necessaria per prendersi la quota nella mani del fondo Veba e conquistare il 100% della casa di Detroit. Marchionne punta a chiudere l'operazione entro l'estate. E il finanziamento bancario riportato da Bloomberg, se confermato, darebbe un'idea del prezzo giusto. La prima offerta di Fiat è stata di 1,8 miliardi. La richiesta di Veba di 4,2 miliardi. Con tutta probabilità, la tenacia del sindacato Usa orterà il prezzo più vicino a quest'ultima cifra: dei 10 miliardi ottenuti dagli istituti, Marchionne potrebbe utilizzzare 3,5-4 miliardi per rilevare la quota e il resto per rimodulare il debito in scadenza.

L'Ad del Lingotto aveva affermato che il gruppo aveva liquidità sufficiente per chiudere l'operazione, ma a costo di un possibile downgrade. Per non correre rischi, meglio ricorrere alle banche. Che, a questo, punto spalancherebbero a Fiat le porte di Detroit, primo passo verso le due mosse successive: la quotazione a Wall Street e il trasferimento della sede fuori dall'Italia. Se il listing sul mercato Usa pare inevitabile, è acceso il dibattito sull'addio a Torino. Secondo le prime indiscrezioni, il Lingotto si trasferirebbe negli Stati Uniti. Anche se un'altra pista, riportata da Affaritaliani.it lo scorso 22 maggio porta in Olanda, dove si è già trasferita Fiat Industrial e dove il gruppo troverebbe un regime fiscale più accogliente. Sull'argomento ha glissato il presidente John Elkann, sostenendo che "un gruppo deve avere tante sedi". Nel corso dell'assemblea di Exor, holding di casa Agnelli, Elkann ha rinnovato l'identità di vedute con l'Ad: "Exor sostine a pieno l'integrazione con Chrysler, Marchionne resterà con noi ancora tanti anni". Nonostante la cautela ufficiale, l'addio a Torino è sempre più vicino. Anche perché il baricentro del gruppo è già fuori dall'Italia. Il dado è tratto, anche se il manager  italo-canadese incontrerà Flavio Zanonato, come affermato dallo stesso ministro dello Sviluppo Economico, "a giorni". 

 

          

 

 

 

 

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