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L’India e i Marò. La credibilità ha un prezzo: 300 milioni

Quer pasticciaccio brutto della Farnesina è un duro colpo per la diplomazia italiana. I Marò sono tornati a Nuova Dehli. Dopo la rottura, il governo Monti ha ricucito lo strappo rimediando una figuraccia. “E’ un bene per entrambi i Paesi”, ha detto il ministro degli esteri indiano. Due sgarri nel giro di poche settimane sarebbero stati troppi: dopo l’affaire Finmeccanica, il governo indiano aveva ritirato la carta di credito e bloccato la commessa da 560 milioni per l’acquiasto di 12 elicotteri della Agusta Westland.

L’Italia, da partner fidato, si era ritrovata nella black list di un Paese che di Italiano ha pure la guida carismatica, Sonia Gandhi, nata in provincia di Vicenza. Una batosta che poteva chiudere l’accesso a quel tesoro di mille miliardi che il governo indiano ha stanziato per il progresso delle infrastrutture dal 2012 al 2017. Un forziere su cui già le imprese italiane stavano pensando di mettere le mani. Non si sputa sui miliardi, specie in tempo di crisi.    

Sarà una coincidenza, ma proprio nelle ore in cui il nostro governo stava apponendo i timbri per rispedire all’estero i due militari, lo stesso ministro della Difesa indiano che aveva messo all’indice le imprese italiane dopo l’arresto di Giuseppe Orsi ha annunciato la chiusura di una commessa da 300 milioni. Con chi? Con la Wass, azienda livornese controllata dalla reietta Finmeccanica. Pace fatta. 

twitter @paolofiore