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Vi ricordate i fondi hedge? Per alcuni anni sembravano in grado di fare il bello e il cattivo tempo

, tirati in ballo dalla stampa finanziaria ogni volta che un titolo in “odore” di operazioni straordinarie prendeva il volo o precipitava repentinamente sui mercati finanziari. Poi la lunga crisi economica e il sostanziale declino del mercato delle fusioni e acquisizioni, e in generale la riduzione della leva finanziaria, hanno fatto calare il silenzio su questi strumenti, giudicati ad elevato grado di rischio.

Ora in una situazione in cui sui mercati si notano i primi segnali di inversione di tendenza dei mercati obbligazionari, specie dopo che la Federal Reserve ha fatto capire di voler iniziare a ridurre gli acquisti di bond sul mercato che sinora hanno per molti “drogato” i mercati riducendo artificiosamente i rendimenti a parità di rischio, e mentre le prospettive di rendimenti restano interessanti per i mercati azionari, ma con i rischi legati alla loro tipica volatilità, i fondi hedge sembrano tornare a poter interessare gli investitori.

Questo almeno è quel che sperano i gestori di Hedge Invest, Sgr italiana che di recente ha conquistato (prima società italiana nella storia del premio) l’InvestHedge Award, tornando ai vertici delle classifiche mondiali di “hedge fund intelligence” nella classifica a 5 anni grazie al fono HI Global Fund (uno strumento che investe in quote di fondi hedge utilizzando prevalentemente strategie legate ai mercati azionari), gestito da Elisabetta Manuli, nominato tra i migliori 5 fondi di fondi hedge a livello mondiale per la categoria “global equity”.

Proprio l’andamento di HI Global Fund (che nei primi sei mesi del 2013 ha guadagnato il 7,01%, ovvero il 12,72% negli ultimi 12 mesi, con un rendimento dall’avvio pari al +71,46% a fronte di una volatilità pari al 5,16%) è stato comparato con quello delle principali asset class dall’agosto dello scorso anno, dopo che in luglio Mario Draghi, con il suo ormai famoso “whatever it takes speech”, aveva dichiarato che la Bce avrebbe fatto tutto il possibile per salvare l’euro, spazzando i timori di un rischio sistemico. Dal confronto emerge come solo l’indice S&P500 (+16%), che però ha espresso una volatilità del 7%, ha saputo fare di meglio, mentre altre asset class come l’oro (-24%) hanno perso quota soffrendo una volatilità elevatissima (18%).

In un contesto in cui “difficilmente l’asset class obbligazionaria potrà mantenere nei prossimi anni lo stesso profilo di rischio/rendimento (e di volatilità contenuta) offerti negli ultimi anni”, spiegano gli uomini di Hedge Invest, i fondi hedge sembrano dunque tornare “a rappresentano una valida opportunità per gli investitori alla ricerca di alpha ma attenti alla protezione del capitale”.  L’indice Hf Ri, rappresentativo dei fondi hedge globali, se confrontato ai principali indici obbligazionari mostra infatti una volatilità contenuta (6%), superata al ribasso solo da quella dell’indice Jp Morgan Gbi (3% in valuta locale), ma battuto sia dall’indice Barclays global investment grade (8% di volatilità), sia dal Barclays global high yield (11%) sia infine dal Barclays emerging markets bond in valuta locale (14%).

Insomma: i “nuovi” fondi hedge sembrano destinati a finire meno volte sui giornali come presunti “speculatori” che manovrano nell’ombra più o meno lecitamente (come è accaduto nel caso di Sac Capital Advisors, sanzionata dalle autorità federali americane per un insider trading andato avanti per anni almeno sino al 2009) e sempre di più a imporsi all’attenzione degli investitori per la capacità di generare un plusvalore a fronte di una volatilità (e quindi di rischi) ridotti, grazie all’abilità del gestore e degli algoritmi usati per determinare la più redditizia strategia d’investimento. Se questa “rivoluzione copernicana” avrà successo lo vedremo nei prossimi anni, di certo i fondi hedge sono uno strumento che merita di essere nuovamente tenuto d’occhio, non solo dai cronisti finanziari.

Luca Spoldi

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