Fondi europei per la difesa, il governo si spacca sul programma SAFE: ecco cos’è, come funziona e perché sta dividendo il governo
Tra Palazzo Chigi e via XX Settembre si sta consumando in queste ore una discussione piuttosto delicata che riguarda il modo in cui l’Italia potrebbe utilizzare alcune risorse europee destinate alla difesa. Al centro della scena ci sono due membri chiave del governo guidato da Giorgia Meloni: il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. La questione ruota attorno alla decisione, che Roma deve comunicare a Bruxelles entro la fine di maggio, sull’eventuale adesione al programma europeo SAFE. Si tratta di una scelta non solo tecnica, ma anche politica e finanziaria, perché ha effetti diretti sulla gestione del bilancio pubblico e sugli impegni futuri dell’Italia in materia di difesa.
Crosetto ha accelerato il confronto con il Ministero dell’Economia, segnalando di aver già sollecitato per iscritto via XX Settembre in due occasioni. Il suo obiettivo è chiaro: ottenere una decisione rapida che consenta all’Italia di sfruttare le condizioni offerte dal programma europeo e programmare nuovi investimenti nel settore difensivo. Dall’altra parte, Giorgetti mantiene una posizione più prudente. Pur senza scontri pubblici diretti, il titolare del MEF ha più volte sottolineato che le risorse europee non rappresentano un contributo a fondo perduto, ma strumenti di indebitamento che vanno restituiti. In altre parole, anche se le condizioni possono risultare più vantaggiose rispetto ai mercati, l’impatto sui conti pubblici resta rilevante.
Uno dei nodi principali riguarda il fatto che, per l’esecutivo, la gestione delle risorse pubbliche è oggi compressa da più emergenze contemporanee. Da un lato ci sono gli impegni legati alla difesa e agli obiettivi fissati in ambito NATO, dall’altro la necessità di intervenire sul caro energia, considerato altrettanto urgente da Giorgia Meloni e dal suo ministro dell’Economia. Proprio su questo punto si inserisce la posizione prudente del Tesoro: l’Italia sta cercando margini di flessibilità a livello europeo per poter utilizzare gli spazi di bilancio anche per attenuare l’impatto dell’aumento dei costi energetici, una priorità politica che si intreccia con i vincoli di finanza pubblica e con la permanenza nel quadro europeo di sorveglianza sui conti.
Che cos’è il programma SAFE
Il programma SAFE (Security Action for Europe) è uno strumento finanziario dell’Unione europea pensato per rafforzare la capacità di difesa degli Stati membri attraverso prestiti comuni garantiti dal bilancio europeo. In termini pratici, non si tratta di sovvenzioni dirette, ma di finanziamenti che i Paesi possono ottenere a condizioni più favorevoli rispetto a quelle dei mercati. L’obiettivo è duplice: da un lato sostenere il riarmo e la modernizzazione delle capacità militari europee, dall’altro aiutare gli Stati membri a rispettare gli impegni di spesa assunti in sede NATO senza gravare eccessivamente sui costi del debito.
Il programma prevede una dotazione complessiva di circa 150 miliardi di euro, di cui una parte già allocata per i prossimi anni. Per l’Italia, la quota potenziale si aggira attorno ai 15 miliardi tra il 2026 e il 2030. Le risorse del SAFE possono essere utilizzate soprattutto per finanziare contratti già in essere o programmi di investimento già pianificati, consentendo agli Stati di “rifinanziare” a condizioni migliori spese che avrebbero comunque dovuto sostenere.
Il punto di vista del Tesoro
Dal punto di vista del Ministero dell’Economia, il programma presenta vantaggi ma anche limiti evidenti. Il principale beneficio è la possibilità di spuntare tassi più bassi e di dilazionare i pagamenti nel tempo. Tuttavia, come ha ricordato più volte Giorgetti, si tratta comunque di debito che incide sugli equilibri di bilancio. Questo elemento è particolarmente rilevante perché l’Italia si trova ancora nel quadro della procedura europea per disavanzo eccessivo, condizione che restringe lo spazio per nuove politiche espansive finanziate in deficit.
Sul piano politico interno, il tema della spesa per la difesa continua a essere oggetto di dibattito. L’Italia ha già annunciato un incremento significativo degli investimenti nel settore, con l’obiettivo di aumentare gradualmente la spesa militare in rapporto al PIL nei prossimi anni. Una scelta che ha suscitato critiche da parte dell’opposizione, secondo cui tali risorse potrebbero essere destinate a settori come sanità, scuola o welfare. Sul piano europeo, invece, la discussione è più ampia e riguarda il futuro della sicurezza comune. Negli ultimi mesi, diversi leader e figure istituzionali europee hanno sottolineato la necessità di rafforzare la capacità autonoma di difesa del continente. Tra questi anche l’ex presidente del Consiglio europeo Mario Draghi, che ha richiamato più volte l’Unione alla necessità di maggiore coordinamento strategico e capacità di azione autonoma.
La scadenza fissata da Bruxelles impone ora una scelta rapida. Il governo dovrà decidere se aderire formalmente al programma SAFE e in che misura utilizzarlo. Il risultato di questo confronto interno avrà effetti non solo immediati, ma anche sulla strategia finanziaria e industriale dell’Italia nei prossimi anni, soprattutto nel settore della difesa e della sicurezza europea.

